Riforma pensioni/ Governo Draghi, Rinaldi: no alle Raccomandazioni Ue su Quota 100

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni e Governo Draghi. Antonio Maria Rinaldi ricorda che la Lega è contraria a ipotesi di misure che tagliano Quota 100

Quota 100
Quota 100, la riforma delle pensioni

LE PAROLE DI RINALDI

In un’intervista a money.it, Antonio Maria Rinaldi spiega che Draghi è certamente “gradito agli establishment internazionali e in particolare a quello europeo ma bisogna vedere se è gradito agli italiani, perché fino a prova contraria gli azionisti di maggioranza del Paese Italia sono proprio i cittadini”. “Per quanto riguarda la Lega vi assicuro che non c’è alcun pregiudizio ma si andrà a vedere sui contenuti”, spiega l’europarlamentare del Carroccio, evidenziando però che se in tema di riforma pensioni il Premier incaricato proporrà di “cancellare quota 100”, visto che “le raccomandazioni del consiglio europeo sono quelle di togliere questi privilegi alle pensioni”, piuttosto che una nuova patrimoniale, magari sugli immobili con un aumento degli “estimi catastali, quindi vuol dire un’ulteriore mazzata visto che l’80% delle famiglie italiane sono proprietarie di casa”, la Lega certamente sarà contraria. Se invece le cose andranno diversamente, non è nemmeno da escludere che la Lega valuti “in Parlamento, volta per volta”, i provvedimenti, riservandosi se dare o meno il supporto “nell’interesse supremo del Paese”.

GLI IMPORTI DELLE PENSIONI EROGATE DALL’INPS

Analizzando i dati diffusi dall’Inps relativi alle pensioni erogate in Italia, Giuliano Cazzola, in un intervento su startmag.it, evidenzia che nel Fondo pensioni lavoratori dipendenti “si osserva in tutta evidenza che il numero più consistente dei trattamenti è collocato nelle prime due fasce al di sotto dei 1.000 euro mensili lordi (addirittura nel 2020 il numero di queste pensioni è ancor più elevato)”. La sola categoria che nel 2019 e nel 2020 “campeggia in maggioranza entro i 1.500 euro è quella della pensione anticipata/d’anzianità. Anche in questa fattispecie le ragioni sono note e dipendono dalla durata e dalla stabilità dell’attività di lavoro. Nel pubblico impiego le pensioni erogate in ambedue gli anni di decorrenza sono ricomprese in larga maggioranza tra i 1.500 e i 3.000 euro lordi mensili (con una quota significativa anche al di sopra). Da notare nel settore un netto distacco del numero dei trattamenti anticipati compresi tra i 2.000 e i 3.000 euro. Peraltro va notato un numero più elevato di questi trattamenti nel 2019 rispetto al 2020”, che può essere dipeso dalla novità rappresentata dalla riforma pensioni con Quota 100.

DURIGON RISPONDE A CONFINDUSTRIA

Botta e risposta tra la Lega e il Presidente di Confindustria Bonomi che stamane aveva spiegato la sua netta contrapposizione alla riforma pensioni di Quota 100 dopo l’arrivo del Governo Draghi. Per Claudio Durigon, deputato leghista tra i principali “costruttori” della riforma di Quota 100 «Sorprende che Bonomi oggi chieda di superare Quota 100, quando molte associazioni del mondo del lavoro, Confindustria stessa, auspicavano tale misura. In questo momento eliminare l’unico strumento che permette un ricambio generazionale della forza lavoro sarebbe davvero controproducente e metterebbe ancora più in difficoltà chi è in cerca di un’occupazione». Durigon ricorda a Bonomi che la Quota 100 è costata decisamente meno di quanto ci si aspettava e certamente meno «delle clausole di salvaguardia imposte dalla Fornero, ma ha influito positivamente andando ad eliminare tutte quelle politiche passive che sarebbero state utilizzate per chi invece ha trovato lavoro proprio grazie a chi è andato in pensione» (riporta la nota sull’Agenzia ASI). Da ultimo, Durigon sottolinea come la Lega già ai tempi proposte il contratto di espansione proprio per accelerare il processo pensionistico: «E’ grave, invece, che chi ricopre certi ruoli non si sia ancora reso conto che la strada per uscire dalla crisi è quella delle politiche attive, del ricambio generazionale e dello sblocco delle assunzioni, non quella delle politiche passive, utili solo nel brevissimo periodo». (agg. di Niccolò Magnani)

BONOMI: VIA RDC E QUOTA 100

In un’intervista alla Stampa Carlo Bonomi spiega che Confindustria chiederà a Mario Draghi di cancellare il Reddito di cittadinanza e Quota 100. Secondo il numero uno degli industriali, “è necessario combattere la povertà, ma è sotto gli occhi di tutti che il reddito di cittadinanza come strumento per favorire la ricerca di un lavoro ha fallito”. Quanto alla misura di riforma pensioni varata dal Governo Conte-1, Bonomi ricorda: “Abbiamo sempre avvertito che Quota 100 avrebbe creato problemi di sostenibilità del debito pubblico e aggravato l’ingiustizia verso i più giovani. L’idea che pensionando in anticipo i più anziani si creassero nuovi posti di lavoro non è fattibile”. In effetti il Presidente di Confindustria ha sempre mosso critiche a Reddito di cittadinanza e Quota 100 anche quando era ancora alla guida di Assolombarda, prima dell’elezione a numero uno di viale dell’Astronomia. Vedremo se Draghi, nel caso arrivi a formare un Governo, annuncerà già delle mosse su queste due misure varate alla fine del 2018.

LE PAROLE DI ROMEO

Intervistato da Repubblica, Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega al Senato, spiega: “Noi non abbiamo pregiudiziali. Essendoci in campo un nome di alto profilo come quello dell’ex presidente della Bce Mario Draghi, riteniamo corretto quantomeno ascoltare le proposte che ha da avanzare. Prenderemo una decisione solo dopo averlo incontrato”. Tuttavia l’esponente del Carroccio evidenzia: “Abbiamo un nostro pacchetto di proposte che verranno sottoposte al presidente incaricato: abbassamento delle tasse, sospensione del codice degli appalti, un piano vaccinale serio, la ripartenza delle scuole in sicurezza e delle attività economiche, il no alla patrimoniale, alla riforma delle pensioni e all’aumento dell’Imu. Sono i grandi temi che secondo noi devono essere preliminarmente al centro di qualsiasi confronto. Ecco, vogliamo capire cosa ne pensa Mario Draghi”. La posizione del Premier incaricato sulla previdenza non è nota, anche se pensando alla lettera inviata nel 2011 insieme a Trichet al Governo Berlusconi, non c’è da ritenere che gradisca pensionamenti anticipati che siano onerosi per le casse pubbliche.

RIFORMA PENSIONI, COME SOMMARE I CONTRIBUTI

Nella guida “Pensioni 2021” a cura del Sole 24 Ore vengono ricordate le diverse modalità per poter sommare i contributi versati in diverse gestioni pensionistiche. La prima è quella della ricongiunzione, che consente di “trasferire materialmente i contributi da una gestione all’altra”, così da ottenere “un’unica pensione, calcolata con le regole della gestione ove i contributi vengono trasferiti”. La ricongiunzione dei contributi è però onerosa e dunque c’è quest’aspetto da tener presente. Tra l’altro non c’è un costo standard da sostenere, ma occorre calcolarlo caso per caso. Una seconda strada per sommare i contributi è quella della totalizzazione, con la quale non c’è un trasferimento materiale di contributi da una gestione all’altra, “bensì ogni ‘cassa’ liquida lo spezzone di pensione sulla base delle retribuzioni e delle contribuzioni risultati in ciascuna gestione”.

LA TOTALIZZAZIONE E IL CUMULO CONTRIBUTIVO

C’è da tener presente che “la totalizzazione, di norma, comporta la liquidazione di prestazioni calcolate con le regole del sistema contributivo, salvo che, in una delle gestioni interessate, il lavoratore abbia perfezionato un diritto autonomo a pensione. In tal caso, e limitatamente a tale gestione, sarà applicato il relativo sistema di calcolo”. Il cumulo contributivo, infine, frutto delle misure di riforma pensioni della Legge di bilancio 2013, prevede un sistema d calcolo che varia in funzione dell’anzianità contributiva accreditata al 31 dicembre 1995. Se supera i 18 anni, viene applicato il sistema retributivo fino al 2012, quando invece scatta il contributivo pro quota. Tuttavia  in questo computo non rientrano le contribuzioni presso le Casse dei liberi professionisti.

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