RIFORMA PENSIONI/ I sindacati mandano a Orlando la loro piattaforma unitaria

- Lorenzo Torrisi

Cgil, Cisl e Uil hanno inviato al Ministro del Lavoro Andrea Orlando la piattaforma unitaria sulla riforma delle pensioni

andrea orlando
Andrea Orlando (Lapresse)

RIFORMA PENSIONI, I SINDACATI SCRIVONO A ORLANDO

Cgil, Cisl e Uil, come si apprende da un comunicato diffuso dalle tre confederazioni sindacali, hanno “inviato al Ministro del Lavoro Andrea Orlando la piattaforma unitaria sulla previdenza, sollecitando l’apertura di un tavolo di confronto per superare l’impianto della Legge Fornero a partire dal 2022”. I sindacati ricordano anche le loro proposte di riforma pensioni, che passano dall’introduzione di “una flessibilità in uscita più diffusa a partire dai 62 anni di età o con 41 anni di contributi a prescindere dall’età, che tenga conto della diversa gravosità dei lavori, del lavoro di cura e delle donne”, senza dimenticare “il tema delle future pensioni dei giovani, che rischiano di essere penalizzate dalla discontinuità del lavoro”. Per Cgil, Cisl e Uil “è poi necessario sostenere il reddito dei pensionati e rilanciare la previdenza complementare varando una campagna istituzionale di informazione che sia coniugata ad un nuovo semestre di adesione in silenzio assenso”. Su queste proposte i sindacati chiedono che “si apra il prima possibile un confronto che possa trovare le giuste soluzioni anche legate alla situazione emergenziale che il Paese sta vivendo”.

IL PART-TIME E LE NOVITÀ INPS

Nella circolare numero 74 redatta dall’Inps viene adottata la nuova modalità di calcolo introdotta dal 1 gennaio 2021 con la Manovra: ai fini delle pensioni, il calcolo contributivo conteggerà per intero anche i periodi non lavorati negli impieghi part-time sia verticale che ciclico. La novità – in attesa di una riforma strutturale dell’intero comparto pensioni – riguarda in questo caso il settore privato, dato che nel pubblico già il part-time viene riconosciuto come intero anno ai fini dell’accesso alla pensione: come ben spiega il focus di Sky Tg24, «Il numero dei contributi settimanali da accreditare ai fini delle prestazioni pensionistiche era pari a quello delle settimane dell’anno retribuite, per cui non era consentito l’accredito delle settimane prive di retribuzione». Con questa novità sancita dall’Inps invece riconosce la necessità che «il contratto part-time di tipo verticale o ciclico – caratterizzato dalla concentrazione dell’attività in alcune settimane del mese o per alcuni mesi dell’anno, alternata a periodi di non attività – sia equiparato alla generalità dei rapporti di lavoro part-time». Sempre nella circolare si specifica che anche per le gestioni private, le settimane saranno valutate per intero, sempre ai fini dell’anzianità di diritto. (agg. di Niccolò Magnani)

LE PAROLE DI NISINI SUL CONTRATTO DI ESPANSIONE

Tiziana Nisini è pronta a incontrare le parti sociali “per capire pregi e difetti” del contratto di espansione in modo da poter raccogliere elementi utili al miglioramento di questo strumento che viene sempre più considerato anche dai sindacati tra le misure utili in tema di riforma pensioni. “Il contratto di espansione è molto utile, e può essere d’aiuto ad affrontare diverse situazioni, visto che offre a imprese e lavoratori molte possibilità, dagli esodi volontari, assistiti dalla Naspi, al ricambio generazionale, alla formazione verso nuove competenze, fondamentali per uscire dalla crisi e in questa fase di trasformazione del mercato del lavoro”, sono le parole della sottosegretaria al Lavoro riportate dal Sole 24 Ore. Secondo l’esponente della Lega, sarebbe “opportuno estendere lo strumento anche alle pmi, e quindi abbassare l’asticella dimensionale almeno a 50-100 lavoratori”. Nisini si dice anche favorevole a incentivi alle aziende che mantengono al lavoro dipendenti over-50. Vedremo se arriveranno sgravi mirati in tal senso.

L’APPELLO DELL’INPGI A DRAGHI

Dall’Inpgi arriva la richiesta al Governo per arrivare a una soluzione per mettere in sicurezza il futuro previdenziale dei giornalisti. Come riporta Radiocor, infatti, l’Istituto previdenziale dei giornalisti segnala di avere “una riserva tecnica per pagare due annualità delle attuali pensioni e una liquidità che si sta velocemente consumando. Il 2020 si è chiuso con un bilancio in disavanzo di 242 milioni. La scadenza del 30 giugno, termine ultimo dello scudo al commissariamento, si sta avvicinando”. l’Inpgi ricorda che “a febbraio 2020, il Governo ha attivato un tavolo politico per trovare una soluzione condivisa allo squilibrio strutturale dei conti, coinvolgendo i ministeri vigilanti del Lavoro e dell’Economia, ma al momento non risultano fissati nuovi incontri”. Per questa ragione il cda dell’Inpgi “si appella al presidente del Consiglio Mario Draghi perché riattivi subito il tavolo politico, unica sede titolata a trovare una soluzione strutturale e condivisa per la sostenibilità del sistema previdenziale dei giornalisti”.

RIFORMA PENSIONI, L’ESTENSIONE DEL CONTRATTO DI ESPANSIONE

In un articolo pubblicato sul Sole 24 Ore viene spiegato che il Decreto sostegni bis potrebbe contenere l’abbassamento da 250 a 100 addetti quale requisito delle imprese che possono usufruire del contratto di espansione. Già da diverse settimane si ipotizzava un intervento del genere, sollecitato anche dai sindacati tra le loro richieste in tema di riforma pensioni, ma si guardava all’inserimento nella prossima Legge di bilancio di fine anno anche per i costi che tale estensione della platea di potenziali beneficiari della misura comporta. Sembra però che la pressione delle parti sociali (anche da parte di Confindustria e non solo di Cgil, Cisl e Uil) pare aver convinto l’esecutivo ad anticipare i tempi e a utilizzare parte delle risorse disponibili con l’ultimo scostamento di bilancio.

LA PERDITA SULL’ASSEGNO PENSIONISTICO

Il Sole 24 Ore ha chiesto allo studio De Fusco & Partners di compiere delle simulazioni per vedere l’impatto che il contratto di espansione ha per i lavoratori. Ne risulta una riduzione del 16% del netto in busta paga in caso di prepensionamento di un anno rispetto ai normali requisiti per le fasce di reddito tra i 30 e i 50 mila euro annui. “Ogni anno di ulteriore anticipo comporta una riduzione mensile di 50 euro, con una penalizzazione rispetto alla retribuzione netta che arriva al 27% per chi è a 5 anni dalla pensione”. Considerando anche la riduzione che si ha sulla pensione rispetto all’uscita con i requisiti della vecchiaia, un lavoratore che percepisce 1.650 euro netti al mese con il prepensionamento perderà dai 40 ai 160 euro al mese a seconda degli anni di anticipo.

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