Riforma pensioni/ Le possibili proroghe per il 2022

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, non si conoscono ancora le intenzioni del Governo per il post-Quota 100, ma sembra probabile la proroga di due misure

Quota 100
Quota 100, la riforma delle pensioni

LE POSSIBILI PROROGHE PER IL 2022

Ancora non si sanno le intenzioni del Governo in merito alle misure di riforma pensioni per il post-Quota 100, “ma quello che trapela dai rumors è che potrebbe esserci una proroga dell’Ape sociale anche per il prossimo anno”, scrive Patrizia Del Pidio su orizzontescuola.it, spiegando che “la proroga dell’Ape sociale, infatti, metterebbe al riparo dal famoso scalone di 5 anni che si vorrebbe a tutti i costi evitare e proprio per questo appare assai probabile che la misura venga allungata anche per il 2022. Non solo, si è parlato anche di un ampliamento della platea dei beneficiari della prestazione permettendo il pensionamento anticipato anche alle categorie definite fragili”. Ma non è tutto, perché “si parla con una certa insistenza anche di una proroga dell’opzione donna, il regime sperimentale, infatti, ha un impatto per le casse dello Stato quasi nullo in quanto la penalizzazioni applicata con il ricalcolo interamente contributivo alla lunga è un beneficio per il Tesoro”. Due proroghe che consentirebbero un importante risparmio per le casse dello Stato.

L’IPOTESI DI OPZIONE DONNA STRUTTURALE

In un articolo pubblicato sul sito di Vanity Fair si ricorda l’attesa “di un’annunciata riforma delle pensioni, che dovrebbe arrivare in autunno. Si è detto così che, anziché quota 100, potrebbe subentrare un Quota 41, ovvero la possibilità di uscire dal lavoro al raggiungimento dei 41 anni di contribuzione a prescindere dall’età anagrafica. Ma è ancora tutto in discussione. Uno dei problemi da affrontare è però sicuramente la situazione femminile, per cui al momento è presente la misura di Opzione Donna, un sistema che prevede il prepensionamento per la componente femminile della popolazione, che garantisce l’accesso in anticipo alla pensione sia per le lavoratrici autonome che per quelle dipendenti. Si tratta di una misura che prevede che le donne, con 35 anni di contribuzione, possano interrompere il lavoro e accedere alla pensione già a 58 anni, per le lavoratrici dipendenti, e 59 per le autonome. Una delle ipotesi sul tappeto è quella di dare a questo intervento una fisionomia quasi strutturale”.

LA PENALIZZAZIONE POST-QUOTA 100 PER GLI STATALI

Come ricorda investireoggi.it, il termine della sperimentazione di Quota 100 a fine anno rischia di penalizzare i dipendenti pubblici che, in assenza di una riforma delle pensioni che introduca una flessibilità generalizzata, “non potranno che attendere il pensionamento di vecchiaia a 67 anni o l’uscita anticipata con 42 anni e 10 mesi di contributi (uno in meno per le donne)”. A proposito di donne, in un post pubblicato su Econopoly, blog del sito del Sole 24 Ore, ricorda che “il modello culturale del male breadwinner/ female caregiver è tutt’oggi saldamente radicato nella società italiana: gli uomini dedicano mediamente il 62,4% del tempo di lavoro complessivo ad attività retribuite, mentre le donne riservano il 75% del tempo di lavoro alle cure domestiche, ad attività di volontariato e ad aiuti informali ad altre famiglie (Istat). Le conseguenze di ciò (minore accesso al lavoro retribuito, minori salari medi, dunque un ammontare contributivo mediamente più modesto) si osservano, è notizia recente, anche nei trattamenti pensionistici: le donne percepiscono in media assegni di quasi 500 euro inferiori rispetto agli ex colleghi uomini”.

RIFORMA PENSIONI, IL POST DI ARMILIATO

In un post pubblicato sulla pagina Facebook del Comitato Opzione donna social da lei amministrato, Orietta Armiliato evidenzia che “si apre adesso, o meglio, fra qualche giorno dopo la pausa ferragostana, lo scenario appropriato dove poter chiedere e sostenere istanze come, per esempio, la proroga dell’istituto dell’Opzione Donna”. Inoltre, propone di “attualizzare questa opzione rendendola contemporanea anche alla luce delle nuove possibilità incluse nelle varie proposte/analisi/studi/ecc”, per esempio introducendo “l’identificazione di periodi contributivi legati al riconoscimento dei lavori di cura in modo che possano concorrere al raggiungimento del requisito di accesso minimo richiesto, o dando la possibilità di sommare gratuitamente i contributi versati nelle diverse case Ago”.

LA PROPOSTA SU OPZIONE DONNA

In questo modo, secondo Armiliato, la misura diventerebbe “fruibile da un maggior numero di donne nell’ambito di una auspicata flessibilità previdenziale invocata dai più, a cominciare dagli ‘addetti ai lavori0, e si otterrebbe la legittimazione di quel ruolo che l’universo femminile ricopre, atavicamente, sia in termini di welfare sia di produttività”. Del resto lo scopo del Comitato da lei amministrato è proprio quello di “contribuire alla produzione di una legge che ricalchi schemi fruibili da una larga platea ed aggiunga valore al doppio, triplo spesso quadruplo lavoro delle donne, che sia economicamente sostenibile per il sistema Paese, garantendo nel contempo alle lavoratrici un accesso anticipato alla quiescenza, rispetto a quelle che sono le attuali regole vigenti”.

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