RIFORMA PENSIONI/ La stretta che non aiuta interventi con la Legge di bilancio

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, le preoccupazioni sul livello della spesa previdenziale potrebbero influire sulle scelte del Governo nella Legge di bilancio

pensioni_manifestazione_lapresse
Lapresse

LA STRETTA CHE NON AIUTA LA RIFORMA PENSIONI

In un articolo pubblicato su pensionipertutti.it, Mauro Marino fa notare che “non è ancora terminata la pandemia che in Italia ha causato oltre 126.000 decessi, abbiamo avuto un calo dell’aspettativa di vita che è scesa di 1 anno e 5 mesi, si sono registrati oltre 1.000.000 di posti di lavoro persi, ma sembra che tutto questo sia stato solo una brutta parentesi e tutto possa tornare come prima. Si torna nuovamente, immediatamente, al patto di stabilità, l’Italia torna ad essere nell’occhio del ciclone per quanto riguarda la spesa previdenziale. Insomma uno scenario per niente positivo. Il governo che chiaramente prende tempo con l’unico intendimento di arrivare all’autunno inoltrato per inserire solamente qualche piccolo correttivo nella legge di bilancio e i sindacati con la loro bellissima e organica proposta che aspettano “sine die” di essere convocati”. Il suo auspicio quindi è “che i sindacati abbandonino questo torpore e che organizzino una grande manifestazione nazionale” sulla riforma delle pensioni.

PAGAMENTO PENSIONI, IL CALENDARIO DI LUGLIO

In attesa che il Governo faccia le prime mosse sul tavolo da convocare in merito alla riforma pensioni, per il mese di luglio si attende un “doppio assegno” in arrivo dall’Inps: innanzitutto, occorre ricordare che il pagamento sarà anticipato con la consueta ormai procedura anti-Covid (varrà fino al mese di agosto compreso, ndr). L’arco temporale di distribuzione dei 5 scaglioni (da comunicare le date esatte con relative lettere del cognome), prevede l’avvio dei pagamenti il 25 giugno e la conclusione l’1 luglio: disponibili come sempre tutte le modalità di ritiro, da sportelli Poste ad Atm Postamat, accredito su Libretto, bonifico in Banca o anche pensione a domicilio (solo per gli ultra 75enni con delega ai Carabinieri). Ma a luglio è attesa anche la quattordicesima che invece vede già segnate le date sul calendario Inps redatto negli scorsi giorni. Dal 25 giugno 2021 si seguirà l’ordine alfabetico del cognome: A-B, venerdì 25 giugno; C-D, sabato 26 giugno; E-K, lunedì 28 giugno; L-O, martedì 29 giugno; P-R, mercoledì 30 giugno; infine, i cognomi dalla S alla Z potranno ritirarla giovedì 1 luglio. (agg. di Niccolò Magnani)

I DATI DELLA COVIP

Oggi è stata presentata la Relazione annuale della Covip dalla quale emerge che i rendimenti dei fondi pensione negoziali nel 2020 sono cresciuti mediamente del 3,1% contro una rivalutazione del Tfr pari all’1,2%. Come riporta il sito di Repubblica, dai dati della Commissione di vigilanza sui fondi pensione emerge che a”lla fine del 2020 gli iscritti alle varie forme di previdenza complementare erano arrivati a 8,4 milioni, un terzo dei lavoratori italiani. Nel 2020 sono stati raccolti contributi per 16 miliardi e mezzo di euro, con un aumento del 2,2% rispetto all’anno precedente. Gli uomini sono in maggioranza, il 61% degli iscritti. Inoltre ci sono anche forti differenze geografiche: il 57% degli iscritti risiede nel Nord Italia”. Da evidenziare  anche che il 51,6% degli iscritti “ha tra i 35 e i 54 anni, mentre il 31% ha almeno 55 anni”. Un altro segnale di come nel disegnare una riforma delle pensioni occorra mettere in campo delle misure per incentivare l’adesione dei giovani alla previdenza complementare.

LE PAROLE DI MASTRAPASQUA

“C’è sempre una protezione per cui fare a gara. Gli scalini e gli scaloni delle pensioni. Quota 100 che diventi 102 o 90, poco importa, sempre per proteggersi dalla legge Fornero, la stessa norma che venne diluita con una serie interminabile di “salvaguardie” per tutelare gli esodati”. Inizia così un articolo di Antonio Mastrapasqua pubblicato su formiche.net che trasmette un’idea abbastanza chiara in tema di riforma pensioni da parte dell’ex Presidente dell’Inps. Antonio David di ForestaliNews, come riporta siciliaunonews.com, riporta invece una situazione piuttosto particolare della Regione Siciliana “Che senso ha mettere in campo 100 Agenti del Corpo Forestali che dagli uffici passano sul campo a vigilare territorialmente? Sono persone già avanti con l’età e prossime alle pensioni in un paio di anni. Non serve coprire ‘il buco’ dei mancati concorsi per tapparli con personale over 55-60. È come il cane che si morde la coda, gira e rigira siamo sempre allo stesso punto”. Parole che si possono adattare anche ad altri comparti dove il turnover è basso.

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI DAMIANO

Secondo Cesare Damiano, “per la costruzione di un sistema pensionistico più giusto, è doverosa un’importante riflessione rispetto alle categorie professionali oggi escluse dall’assicurazione obbligatoria pubblica come, ad esempio, le categorie dei tecnici della salute che operano con contratti di libera professione, i medici di famiglia, i medici liberi professionisti, i farmacisti e anche altre categorie ancora escluse dalla tutela Inail come le forze armate, di polizia e i vigili del fuoco, superando quelle resistenze anche interne alle categorie stesse, nonostante la disponibilità dell’Istituto.

In un quadro programmato di rivisitazione della tutela assicurativa, costituzionalmente orientato, sarebbe inoltre opportuno ampliare l’attuale, ma insufficiente, ambito di tutela degli insegnanti e studenti per tutte le attività svolte”.

RIFORMA PENSIONI, L’ESTENSIONE DELL’APE SOCIAL

Intervistato da pensionipertutti.it, l’ex ministro del Lavoro spiega che “attraverso l’individuazione delle nuove aree di rischio sarebbe possibile ampliare e consolidare le azioni di flessibilità previste dall’Ape social, attraverso l’anticipo pensionistico, e questo avrebbe certamente effetti positivi anche sugli andamenti infortunistici per quelle categorie dove la frequenza degli infortuni cresce al crescere dell’età del lavoratore. Dal suo punto di vista, “una forma di flessibilità differenziata (con o senza penalizzazioni) e non indistinta garantirebbe una maggiore equità del sistema previdenziale. In questo quadro si potrà rivisitare l’istituto dell’Ape sociale estendendolo a tutti i lavoratori esposti a particolari condizioni di rischio, garantendone un’uscita flessibile dal mondo del lavoro”.

— — — —

Abbiamo bisogno del tuo contributo per continuare a fornirti una informazione di qualità e indipendente.

SOSTIENICI. DONA ORA CLICCANDO QUI

© RIPRODUZIONE RISERVATA