RIFORMA PENSIONI/ Abolizione Quota 100, cosa ne pensano gli italiani (ultime notizie)

- Lorenzo Torrisi

Nelle ultime settimane si sta parlando molto del destino della riforma pensioni con Quota 100. L’opinione degli italiani

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Mario Monti (Lapresse)

ABOLIRE QUOTA 100? COSA NE PENSANO GLI ITALIANI

Nelle ultime settimane si sta parlando molto del destino della riforma pensioni con Quota 100. C’è chi, come Elsa Fornero, ritiene che la misura andrebbe abrogata e chi, nonostante ne veda dei limiti, come Cesare Damiano, pensa che cancellarla sarebbe un errore. Per ora il Governo sembra intenzionato a mantenere in essere. Intanto Quorum, per Sky Tg24, ha realizzato un sondaggio nel quale ha chiesto anche agli italiani “qual è la prima cosa che dovrebbe abolire questo governo tra quanto fatto dal governo precedente?”. Tra le risposte possibili anche Quota 100, che è stata però indicata solo dal 10% dei rispondenti, mentre il Reddito di cittadinanza dal 47%. Difficile però pensare che M5s voglia cancellare la sua misura bandiera. In un’altra domanda è stato chiesto come reperire le risorse per varare la manovra finanziaria e il 10% ha risposto “alzando l’età pensionabile”, mentre il 39% riterrebbe più opportuna una tassa patrimoniale e il 32% un taglio della spesa pubblica in servizi come scuola e sanità.

LA RICHIESTA SULL’APE SOCIAL

In un’intervista a Il Dubbio, Cesare Damiano torna a ribadire la sua posizione riguardo la riforma pensioni con Quota 100. Per l’ex ministro del Lavoro è una misura che “ha molti limiti, come la platea ristretta che esclude donne lavoratori discontinui e il fatto che non produca nuova occupazione, ma non va toccata. Non si può giocare sulla pelle dei cittadini: ha un costo rilevante, ma chi ha deciso di usare questo strumento deve poterlo fare e dunque va portata a compimento naturale, nel 2021”. Tuttavia secondo Damiano, accanto a Quota 100 “va resa strutturale e allargata l’Ape sociale, in modo da consentire l’accesso alla pensione a chi svolge lavori pesanti e discontinui, come nel caso dell’edilizia”. Vedremo se questa posizione verrà portata avanti da tutto il Partito democratico e se quindi si utilizzerà maggiormente questo strumento di pensionamento anticipato che diversamente andrebbe in scadenza alla fine dell’anno, dopo la proroga che era stata varata dal Governo Lega-M5s.

L’ELOGIO DI MONTI ALLA LEGGE FORNERO

Intervenendo in collegamento con la trasmissione L’aria che tira, in onda su La 7, Mario Monti ha commentato l’intervista che il giorno precedente Matteo Renzi ha rilasciato a Massimo Giletti, conduttore sempre sulla stessa rete di Non è l’Arena. L’ex Premier ha voluto ricordare al senatore ex Pd che “la principale riforma strutturale che ha portato a risparmi di spesa pubblica non solo per quell’anno, ma per sempre, se non la disfano, è la riforma delle pensioni che abbiamo fatto”. Parole quindi di difesa della Legge Fornero che certamente forniranno un altro spunto di critica ai suoi detrattori. Monti ha spiegato anche di essere orgoglioso del provvedimento varato con il decreto salva-Italia che ha consentito “la piena trasparenza delle posizioni dei clienti alle banche e il pieno incrocio dei dati” con l’obiettivo di contrastare l’evasione fiscale. Probabilmente le reazioni alle parole di Monti in casa Lega non mancheranno visto che l’ex Premier ha anche parlato di “suicidio assistito” a proposito della caduta del Governo Conte-1 determinata dalle mosse di Matteo Salvini.

RICHIESTA ESODATI PER DAMIANO

Cesare Damiano, nella sua nota riguardante la riforma pensioni, ha citato anche gli esodati, invitando il Governo a non ripetere con Quota 100 l’errore commesso a suo tempo da Monti nel 2011. Una citazione apprezzata dal Comitato 6.000 esodati esclusi, che ricorda però all’ex ministro del Lavoro, che “parte delle vittime di quello scempio dei diritti dei cittadini, i 6.000 Esodati, sono ancora qui – senza presente e senza futuro – in ostaggio da 8 anni, in attesa della giustizia negata anche dall’Ottava Salvaguardia che ha discriminato 5 categorie di lavoratori su 6, respingendoli in un limbo in cui la politica degli ultimi 3 Governi li ha dimenticati”. Per questo motivo, segnala Gabriella Stojan in un post sulla pagina Facebook del comitato, “ci aspettiamo che l’On. Damiano si faccia interprete presso l’attuale Governo affinché finalmente metta la parola fine a questa vergogna con l’unico provvedimento equo: la riapertura dei termini dell’Ottava Salvaguardia, portando alla pensione finalmente tutti gli Esodati che maturano il requisito entro il 31/12/2021”.

PRONTO APPLICATIVO PER ANTICIPO TFR/TFS

La riforma pensioni con Quota 100 ha introdotto anche la possibilità dell’anticipo della liquidazione per i lavoratori statali fino a 45.000 euro. Sul tema Il Sole 24 Ore fa sapere che “il dipartimento della Funzione pubblica con nota protocollo 59242 del 20 settembre ha annunciato la nascita, all’interno della piattaforma web lavoro-pubblico.gov.it, dell’applicativo informatico che consente di censire gli ‘enti erogatori’ ai fini dell’anticipazione del Tfr/Tfs (Trattamento di fine servizio o fine rapporto) previsto da Quota 100”. Difatti, aggiunge ancora il quotidiano di Confindustria, per ottenere l’anticipo tramite una sorta di prestito, “il lavoratore deve prima di tutto chiedere all’‘ente erogatore’ del Tfr/Tfs la certificazione del diritto all’anticipazione”. E “nelle amministrazioni iscritte ai fini del Tfr/Tfs ai fondi ex Inadel ed ex Enpas gestiti dall’Inps, è lo stesso Inps responsabile per l’erogazione del Tfr/Tfs”.

LA RICHIESTA PER GLI ASSEGNI PIÙ BASSI

A Gorizia si è svolto un incontro tra gli associati all’Anap Confartigianato e gli omologhi sloveni dell’associaizone Dupos, in cui è emersa l’urgenza di un intervento di riforma pensioni che guardi agli assegni più bassi. Come riporta ilfriuli.it, infatti, il Presidente di Anap Gorizia, Alcide Bidut, ha ricordato che “in Italia il 61,3% dei cittadini ha una pensione inferiore a 750 euro e due milioni arrivano solo a 513 euro”. Senza dimenticare il blocco parziale delle rivalutazioni legate all’aumento del costo della vita. Inoltre, non ha sortito gli effetti sperati la pensione di cittadinanza, i cui esiti sono considerati “deludenti”, visto che “quasi la metà dei beneficiari ha ottenuto 100 euro al mese, mentre un altro 20% meno di 200 euro”. Per queste ragioni, “le nostre richieste di aumento delle pensioni più basse rimangono assolutamente integre”, ha spiegato Bidut, anche perché “più il tempo passa e più si restringono gli ambiti di intervento pubblico a sostegno della salute e dell’assistenza”, che sono importanti per gli anziani.

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI DAMIANO

Cesare Damiano è convinto che la riforma pensioni con Quota 100 e il Reddito di cittadinanza non si possano smontare. “Lo dico con convinzione perché non possiamo prendere i cittadini in ostaggio: le persone normali hanno fiducia nelle leggi e su queste costruiscono anche il loro futuro e quello della loro famiglie. Il futuro non può essergli scippato. Chiudiamo la stagione della furia iconoclasta, che al tempo del Governo Monti ha fatto scempio del sistema pensionistico e creato gli esodati, in nome della Troika europea. Bastava un po’ di gradualità. Facciamo prevalere adesso la saggezza”, afferma l’ex ministro del Lavoro in una nota. Certo, non nasconde che sarebbe stato meglio costruire le due misure in modo più equo, ma ciò non toglie che si possa fare qualche correzione in tal senso.

L’USO DEI RISPARMI

“Approfittiamo del fatto che il loro ‘tiraggio’ è circa la metà di quanto previsto, con il relativo risparmio delle risorse stanziate che può essere utilizzato in nuove direzioni (rendere strutturale l’Ape sociale) e per quadrare il Bilancio. Se le 200 principali aziende americane hanno scritto nell’ultimo documento del ‘Business Roundtable’ che bisogna farla finita con la teologia del ‘prima gli azionisti’, che dovrebbe essere sostituita da quella del ‘prima il benessere dei lavoratori e dei clienti e la difesa dell’ecosistema e poi gli azionisti’, è ora che anche la politica si convinca che prima vengono i cittadini, i lavoratori e i pensionati che versano in condizioni di difficoltà, e poi il rigorismo economico”, evidenzia ancora Damiano.

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