RIFORMA PENSIONI/ Pd a Draghi: proroga Ape social e Opzione donna

- Lorenzo Torrisi

Il Partito democratico ha presentato a Draghi un documento con delle proposte che riguardano anche i temi di riforma pensioni

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Nicola Zingaretti, Segretario Pd (LaPresse, 2020)

RIFORMA PENSIONI, LE PROPOSTE DEL PD

Incontrando Mario Draghi ieri, il Partito democratico ha consegnato al Premier incaricato un documento, dal titolo “Responsabilità, visione, inclusione”, nel quale sono riunite le proposte dem per un rilancio del Paese, anche in materia di riforma pensioni. Con un’attenzione particolare, si intuisce da alcuni passaggi, alle donne. Infatti, nel documento si legge che è necessario superare “le disuguaglianze in materia di occupazione, retribuzioni, pensioni, partecipazione ai processi decisionali. Occorre ripensare e innovare il welfare territoriale: perché promuove benessere delle persone, soddisfa interessi collettivi e della comunità e libera tempo delle donne sulle quali ancora oggi ricade la gran parte del lavoro gratuito di cura”. Più nello specifico, il Pd evidenzia poi che “il termine della sperimentazione di ‘Quota 100’ impone l’individuazione e l’estensione di altri istituti, tra cui Opzione donna e Ape social” e che occorre anche provvedere a un innalzamento delle pensioni di invalidità.

SINDACATI CHIEDONO RIFORME AL GOVERNO DRAGHI

Nelle consultazioni dedicate alle parti sociali del Premier incaricato Mario Draghi in corso oggi alla Camera, i sindacati nazionali si sono presentati uniti per chiedere importanti e immediate novità su riforma pensioni, scuola, fisco e mercato del lavoro. «Serve una maggiore flessibilità in uscita», commenta ai cronisti fuori dalla Sala delle Feste la leader Cisl Annamaria Furlan. «Forti diseguaglianze sociali in questo Paese: la coesione sociale è strumento importante e per tenerla è necessario che ci siano scelte condivise tra Paese e parti sociali. Blocco licenziamenti e ammortizzatori sociali, serve la proroga finanziata dal programma Ue SURE», spiega Pierpaolo Bombardieri, segretario generale della Uil. «Assistenza e previdenza, serve riformare al più presto: la situazione delle disuguaglianze deve avere risposte immediate, noi siamo disponibili ma chiediamo al Presidente Draghi», conclude Bombardieri dando la parola al collega della Cgil Maurizio Landini. Per l’ex FIOM «il Governo quando avrà avuto la fiducia dovrà affrontare in modo nuovo pensioni, fisco, lavoro e scuola. Noi abbiamo proposto le stesse cose dei governi precedenti. Servono riforme e chiediamo di essere coinvolti nelle decisioni, tanto più guardando alla straordinaria risorsa del Recovery Fund».

CIA RILANCIA RICHIESTA AUMENTO MINIME

La Cia dell’Umbria ricorda che a livello nazionale l’importo medio di una pensione agricola l’anno scorso “è stato di 687 euro, contro 1.345 euro per i lavoratori dipendenti, 1.003 per gli artigiani, 1.021 per i commercianti e 1.998 per i dipendenti pubblici. In media, quindi, le pensioni agricole sono circa il 55% più magre degli altri settori”. Vito Taticchi, Responsabile Anp-Cia Umbria, come viene riportato da quotidianodellumbria.it, evidenzia che tali importi costringono gli agricoltori “a lavorare fino a 75-80 anni, con un rischio elevato di incidenti sul campo”, bloccando di fatto il ricambio generazionale nel settore. Per Taticchi “l’impoverimento del pensionato agricolo si traduce, pertanto, in un impoverimento generale”. Anche per questo la Cia rilancia la richiesta di una riforma pensioni per aumentare le pensioni minime. Una richiesta che anche nell’ultima Legge di bilancio è rimasta però inascoltata. Vedremo se cambierà qualcosa con il nuovo esecutivo che dovrebbe essere guidato da Mario Draghi.

TAGLI ALLE PENSIONI DEI DIPENDENTI DELLA REGIONE SICILIANA

Come spiega l’edizione di Palermo di Repubblica, la Giunta della Regione Siciliana avrebbe messo a punto una manovra, che dovrà essere poi trasmessa all’Assemblea regionale, che prevede anche una misura di riforma pensioni che andrà a incidere sugli assegni in essere dei dipendenti regionali. “I tagli sono applicati ai dipendenti che hanno la pensione calcolata col metodo retributivo ed escludendo chi non supera la qualifica di assistente: si va da un’aliquota dello 0,26 per cento per chi ha una pensione di almeno 1.546 euro a una dell’1,5 per chi supera i 5.150 euro mensili. Allo stesso tempo, però, la norma dà la possibilità ai dirigenti che si occupano di fondi europei e destinati ad andare in pensione entro la fine dell’anno di rimanere in servizio – mantenendo la retribuzione – fino al 2023”. Nella manovra sarebbe anche previsto il blocco del turnover, con la mancata assunzione di oltre 300 dipendenti nei prossimi tre anni, a fronte di circa 500 uscite, dirigenti compresi, previste solo per il 2021.

RIFORMA PENSIONI, INCONTRO DRAGHI-SINDACATI

Oggi è in programma l’incontro tra Mario Draghi e i sindacati e Roberto Ghiselli evidenzia che sono tanti i temi che verranno posti all’attenzione del Premier incaricato, in particolare “la difesa e la crescita del lavoro. Ma faremo presente al Presidente anche l’esigenza di riprendere il confronto sulla previdenza dal punto in cui era giunto con il precedente Governo, con l’obiettivo di una vera riforma da fare entro l’anno che vada nella direzione da noi indicata. E in questa prospettiva è importante anche che le due Commissioni recentemente costituite presso il Ministero del lavoro sui lavori gravosi e sulla spesa previdenziale possano proseguire la loro attività”. Per il sindacalista resta importante arrivare a una misura di flessibilità dai 62 anni di età e l’ingresso in quiescenza dopo 41 anni di contribuzione.

LA SPESA PENSIONISTICA SU PIL

Intervistato da pensionipertutti.it, il Segretario confederale della Cgil fa anche un ragionamento interessante sul costo delle misure previdenziali per il bilancio dello Stato. Ghiselli ricorda infatti che ci sono misure, come Opzione donna, che non sono un costo per lo Stato, ma addirittura rappresentano un risparmio nel medio lungo termine, considerando il ricalcolo contributivo dell’assegno che viene liquidato. Inoltre, quando si dice che la spesa pensionistica su Pil nel 2020 è cresciuta di un punto percentuale occorre precisare che “questo è l’effetto combinato di due situazioni eccezionali, Quota 100 e la caduta del Pil per effetto della pandemia”. Se ci sarà quindi una crescita dell’economia, allora la spesa pensionistica su Pil diminuirà quest’anno senza che sia necessario ricorrere a tagli della spesa.

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