Riforma pensioni/ Invalidità, modello Anmic per chiedere aumento all’Inps

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, l’Anmic di Rieti predispone un modulo per chiedere all’Inps di adeguare gli importi delle pensioni di invalidità alla sentenza della Consulta

Sito Inps in tilt 1 aprile
Lapresse

RIFORMA PENSIONI, L’INIZIATIVA ANMIC PER ASSEGNI INVALIDITÀ

Tra i temi di riforma pensioni di cui ultimamente si è parlato c’è anche quello dell’aumento degli importi degli assegni di invalidità, specie dopo la sentenza della Corte Costituzionale in materia. Il Presidente Provinciale dell’Associazione Nazionale Mutilati ed Invalidi Civili di Rieti, Giuliano Cardone, ricorda tuttavia che nonostante questo importante pronunciamento “né il Governo, né l’Inps hanno predisposto la procedura e spiegato come ottenere gli aumenti a cui gli Invalidi civili hanno diritto”. Anche per questo motivo, come riporta rietinvetrina.it, l’Anmic ha deciso di predisporre “un modello di domanda per richiedere il pagamento degli adeguamenti economici riconosciuti dalla Corte Costituzionale a far data dal 20 luglio 2020”. Gli invalidi civili al 100% che rispettano i requisiti reddituali richiesti possono quindi recarsi alla sede dell’Anmic, previo appuntamento, per compilare il modulo che verrà poi inviato all’Inps, in modo da poter richiedere l’adeguamento dell’importo della propria pensione.

RIFORMA PENSIONI, PRONTO MODULO PER POLIGRAFICI

Come riporta fiscoetasse.com, la scorsa settimana l’Inps ha comunicato che è pronto il modello di domanda “per il prepensionamento dei lavoratori poligrafici di imprese stampatrici di giornali quotidiani e di periodici e di imprese editrici di giornali quotidiani, di periodici e di agenzie di stampa a diffusione nazionale, a norma dell’ultima legge di stabilità (articolo 1, comma 500, della legge 27 dicembre 2019, n. 160). Tra le varie misure di riforma pensioni approvate alla fine dello scorso anno, infatti, c’è la possibilità di prepensionamento per i lavoratori dipendenti di imprese “che abbiano presentato al Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, in data compresa tra il 1° gennaio 2020 e il 31 dicembre 2023, piani di riorganizzazione o ristrutturazione aziendale in presenza di crisi, e siano state ammesse al trattamento straordinario di integrazione salariale nel limite delle unità ammesse da un decreto Ministero del Lavoro e delle politiche sociali”. Per poter accedere a questa forma di pensione anticipata, i lavoratori dovranno avere un’anzianità contributiva di almeno 35 anni.

CIA TOSCANA CRITICA TAGLIO CUNEO FISCALE

La Cia Toscana contesta l’ultima importante novità sul mondo del lavoro, ovvero il taglio del cuneo fiscale dallo scorso luglio in favore dei titolari delle stesse prestazioni che hanno beneficiato del “bonus Renzi” (gli 80 euro mensili in busta paga, ndr): «nessun beneficio per i pensionati». Non solo, sottolinea la Confederazione Agricoltori Italiani, restano escluse dal taglio sul cuneo fiscale «le prestazioni a sostegno del reddito soggette a tassazione separata, quali ad esempio, il TFR erogato dal Fondo di Garanzia; il pagamento anticipato dell’indennità di NASpI; le indennità economiche che non costituiscono sostituzione del reddito da lavoro dipendente, quali l’indennità di maternità per le autonome e l’indennità di malattia e di maternità per gli iscritti alla gestione separata titolari di partita IVA». Sul fronte previdenza, in attesa di eventuali novità nella prossima riforma pensioni, l’unica eccezione riguarda l’Ape sociale «che seppure accumunata alla “pensione”, pensione non è». (agg. di Niccolò Magnani)

RIFORMA PENSIONI, LA DOPPIA RATEAZIONE PER I CONTRIBUTI

Mentre cresce l’attesa per la ripresa del confronto tra Governo e sindacati sulla riforma pensioni, con un nuovo incontro in programma la prossima settimana, c’è chi deve fare i conti con la ripresa della “normalità” dopo il lockdown e mettersi in regola per quel che riguarda i versamenti contributivi rinviati nei mesi scorsi a causa dello scoppio della pandemia. Come ricorda Italia Oggi, il 16 settembre si potrà usufruire anche della “doppia rateazione” prevista dal Decreto agosto. In buona sostanza il debito cumulato potrà essere versato per metà in quattro tranche (da settembre a dicembre) e per l’altra metà in 24 mesi dal gennaio 2021 al dicembre 2022. Ovviamente l’Inps ha fatto sapere che la prima metà del debito cumulato potrà anche essere versata in un’unica soluzione. Per usufruire della doppia rateazione bisognerà presentare, esclusivamente in via telematica, un’apposita domanda e i versamenti andranno fatti tramite F24. C’è intanto chi spera che tra i vari provvedimenti del Governo che riguardano la riforma pensioni ci siano un taglio del cuneo fiscale, ma l’importante sarà evitare che a rimetterci siano i versamenti contributivi che poi costituiscono la base della pensione futura dei lavoratori.

RIFORMA PENSIONI, FISSATO TASSO PER ANTICIPO TFS

In un articolo sul Sole 24 Ore si torna a parlare di un tema collegato alla riforma pensioni varata nel 2018, quella che ha introdotto Quota 100 e anche la possibilità per i dipendenti pubblici che accedono alla quiescenza di chiedere un anticipo sul Tfs/Tfr fino a 45.000 euro. Nonostante i mesi passati dal varo della norma, solo ora si sta finalmente per dare la possibilità a chi lo volesse di usufruire di questo anticipo tramite un prestito bancario. Il quotidiano di Confindustria ricorda che con il Dpcm del 19 agosto è stato fissato il tasso di interesse su tale prestito che può essere richiesto presso uno degli istituti di credito che hanno aderito all’accordo quadro (l’elenco dei quali verrà pubblicato sul sito www.lavoropubblico.gov.it). Tale tasso è pari “al rendistato più 40 punti base”.

0,4% MINIMO PER IL PRESTITO

Tradotto, significa “il rendimento medio dei titoli pubblici (Rendistato) con durata analoga al finanziamento richiesto, più una maggiorazione dello 0,4% (quest’ultimo è anche il valore minimo applicabile all’operazione)”. Ciò vuol dire che se il rendimento medio dei titoli fosse negativo, verrebbe comunque applicato un tasso sul prestito pari allo 0,4%. E che il tasso applicato nel 2020 potrebbe essere diverso da quello di una nuova pratica accesa nel 2021. Va da sé che tale differenza sarebbe determinata dall’andamento dei titoli di stato sul mercato e quindi dallo spread: se quest’ultimo si alzerà e ci saranno tensioni sui nostri Btp, il prestito per l’anticipo del Tfs/Tfr degli statali diventerà più caro.

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