RIFORMA PENSIONI/ Tridico boccia le quote

- Lorenzo Torrisi

Pasquale Tridico interviene nuovamente in tema di riforma pensioni e boccia le quote rigide e uguali per tutti. Come di fatto Quota 100

Pasquale Tridico, presidente INPS
Pasquale Tridico, presidente INPS (Lapresse, 2020)

TRIDICO BOCCIA LE QUOTE

Pasquale Tridico interviene nuovamente in tema di riforma pensioni. Intervistato dall’Huffington Post, infatti, il Presidente dell’Inps spiega che “quote rigidi e uguali per tutte, diverse da quelle della riforma Fornero, sono sbagliate e a mio avviso difficili”. Parole che appaiono come una critica a Quota 100 e quindi una stroncatura sul nascere della proposta, arrivata tramite Claudio Durigon, della Lega di prorogare di un altro anno la misura varata nel 2018 dal Governo che pure aveva posto Tridico alla guida dell’Inps dopo Boeri. Il Presidente dell’Istituto nazionale di previdenza sociale evidenzia però che “si può pensare, all’interno del modello contributivo, a una certa flessibilità, da fare però a costo zero o quasi. In questo senso la flessibilità in uscita può essere utile per i lavori usuranti o gravosi”. Vedremo se queste dichiarazioni, come accaduto nelle scorse settimane a proposito della proposta di Tridico di una flessibilità che erogazione della pensione in due tranche, diventeranno argomento di dibattito.

RIFORMA PENSIONI, I CONTI SUL CONTRATTO DI ESPANSIONE

“Meglio avere una pensione di 1.149 euro a 62 anni, oppure una di 1.308 a 67 anni?”. Secondo un articolo del Corriere della Sera questo è il dilemma con cui dovranno confrontarsi i lavoratori che potranno accedere al contratto di espansione. Di fatto, quindi, quelli occupati in aziende con almeno 100 addetti. Anche se, come ricorda lo stesso quotidiano milanese, ci sono pressioni, specie dalla Lega, per varare una misura di riforma pensioni con la prossima Legge di bilancio che estenda ulteriormente la platea delle imprese che possono utilizzare tale strumento che, lo ricordiamo, prima del Decreto sostegni bis era riservato a quelle con almeno 250 addetti. Se in ogni caso si lavora in un’azienda che decida di attivare il contratto di espansione, spetterà al singolo lavoratore decidere se aderirvi o meno, eventualmente con la possibilità di un prepensionamento con un anticipo fino a 5 anni. Tuttavia ciò comporterà un futuro assegno pensionistico più basso con una differenza permanente che potrà essere anche vicini a 200 euro al mese.

CONTRIBUTI MENO CARI PER CHI HA PARTECIPAZIONI IN SRL

Come ricorda pensionioggi.it, ci saranno “contributi meno cari per gli autonomi iscritti alle gestioni commercianti ed artigiani che detengono anche una quota di partecipazione ad una SRL. A partire dall’anno d’imposta 2020 nella determinazione della contribuzione dovuta all’Inps non si terrà conto della percezione degli utili della società a condizione che il socio non partecipi personalmente al lavoro aziendale (non sia cioè un socio lavoratore)”. A stabilirlo è una circolare dell’Inps diffusa ieri che recepisce di fatto “l’orientamento ormai consolidato della giurisprudenza di legittimità”. Come viene spiegato, “le nuove indicazioni hanno effetto a partire dall’anno d’imposta 2020 che è l’anno per il quale si deve presentare quest’anno la dichiarazione dei redditi (termine al 30 giugno per pagare il saldo dei contributi oltre il minimale del 2020). Restano ferme le regole ordinarie di obbligo contributivo in caso di svolgimento dell’attività lavorativa all’interno di società di capitali da parte dei soggetti che hanno quote di partecipazione nelle stesse società”.

LA CONSULENZA IN VIDEOCONFERENZA

Come si è visto in diverse notizie riguardanti la riforma pensioni, “la previdenza va gestita attivamente e sin da subito, non solo quando si è vicini alla pensione”. Ed è per questo motivo che Manageritalia fornisce ai suoi associati una consulenza sia sulla previdenza contrattuale che su quella obbligatoria attraverso AskMit. Come viene spiegato sul sito della Federazione, “da oggi, il servizio di consulenza sulla previdenza obbligatoria (Inps, ex Enpals, ex Inpdai ecc.) viene svolto solo in videoconferenza ed è possibile fissare un appuntamento con AskMit, all’interno dell’area riservata My Manageritalia (accesso con user Id e password Manageritalia). A disposizione un esperto che, grazie alla documentazione fornita, avrà studiato la storia contributiva di chi richiede informazioni e dal quale è possibile ricevere risposte esaustive”. Uno strumento utile per compiere un check-up previdenziale, valutare eventuali riscatti, ricongiunzioni, totalizzazione, cumulo e computo e avere una simulazione sulla pensione che si incasserà in futuro.

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI CAZZOLA

Giuliano Cazzola boccia la piattaforma unitaria sindacale in tema di riforma pensioni. “Se passassero quelle proposte ritorneremmo indietro di un quarto di secolo. A parte i 41 del trattamento che sarebbe erogato a prescindere dall’età, la proposta che io trovo incomprensibile è quella della possibilità di andare in quiescenza nel sistema misto a 62 anni con 20 anni di contributi. Una regola siffatta sarebbe sostanzialmente una pensione di vecchiaia erogata con ben 5 anni di sconto (non si dimentichi poi che per la vecchiaia non è mai stato sospeso l’adeguamento automatico all’attesa di vita)”, spiega l’ex vicepresidente della commissione Lavoro della Camera interpellato da pensionipertutti.it. Dal suo punto di vista, per il post-Quota 100 è sufficiente rafforzare l’Ape social per rispondere alle “esigenze reali di anticipo del pensionamento”.

RIFORMA PENSIONI, I DATI DELLA CORTE DEI CONTI

Cazzola ricorda anche i contenuti del Rapporto di coordinamento della finanza pubblica 2021 della Corte dei Conti, secondo cui per le pensioni anticipate “l’età media alla decorrenza registrata nel 2020 è di 62 anni. Il dato è inferiore a quello registrato nel 2019 (62,3 anni), ma rimane influenzato dai pensionamenti in deroga con Quota 100 e, in misura minore, dalla finestra trimestrale per l’accesso a pensione anticipata introdotta sempre con il d.l. n. 4/2010. Il valore risulta infatti più elevato rispetto a quello presentato per le pensioni di anzianità liquidate nel triennio 2016-2018, in assenza di Quota 100: rispettivamente, si registrava nel complesso un’età media di 60,6 – 61,0 e 61,0 anni.  Dalle mie parti un fatto così si chiama ‘eterogenesi dei fini’”.

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