RIFORMA PENSIONI/ Quota 100 e la soluzione per le donne (ultime notizie)

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, nelle scorse settimane il Cods ha avanzato la proposta di una Quota 100 rosa. Il commento di Roberto Ghiselli

pensioni_manifestazione_lapresse
Lapresse

QUOTA 100 E LA SOLUZIONE PER LE DONNE

Orietta Armiliato, dalla pagina Facebook del Comitato Opzione donna social, nelle scorse settimane aveva proposto di cambiare la Quota 100 in modo che per le donne fossero sufficienti 36 anni di contributi, e non 38, per accedere alla quiescenza. Una proposta di riforma pensioni che è stata accolta con favore dalla Uil, che attraverso il suo Segretario confederale Domenico Proietti l’ha rilanciata. Roberto Ghiselli, Segretario confederale della Cgil, ha rilasciato una dichiarazione a pensionipertutti.it, evidenziando che “il problema previdenziale delle donne è una nostra priorità. Va affrontata riconoscendo la specificità della condizione della donna nel lavoro e nella società e anche il lavoro di cura che grava quasi esclusivamente sulle donne”. In questo senso “Quota 100 si è dimostrato non essere lo strumento idoneo a dare alle donne queste risposte, e neanche Opzione Donna è sufficiente. Occorre pensare ad altro, come il riconoscimento di condizioni d’accesso più favorevoli per tutte le donne, anche a quelle con carriere più deboli”.

LE RICHIESTE DI LANDINI AL GOVERNO

Lunedì prossimo è in programma un nuovo incontro tra Governo e sindacati. Cgil, Cisl e Uil hanno espresso alcune perplessità sulla Nota di aggiornamento del Def e con sfumature diverse hanno fatto anche notare l’assenza di misure riguardanti la riforma pensioni e la situazione degli attuali pensionati. In vista dell’appuntamento, Maurizio Landini, secondo quanto riporta il sito di Rassegna sindacale, sul tema fa sapere che “il problema è riaprire una discussione vera sulla revisione della Fornero e ‘quota 100′ non ha modificato la Fornero. Quello che chiediamo è una pensione di garanzia per i giovani, il riconoscimento della differenza di genere e quindi un trattamento migliore per le donne e poi bisogna finalmente il riconoscimento del fatto centrale che i lavori non sono tutti uguali e che quindi occorre introdurre una flessibilità in uscita che permetta alle persone di decidere quando andare e, soprattutto, che i lavori più pesanti siano finalmente riconosciuti come tali”. Vedremo come il Governo recepirà queste richieste.

IL FONDO INPS VERSO IL DISAVANZO

In queste settimane si sta parlando della proposta di istituire un fondo di previdenza complementare presso l’Inps con il compito di realizzare una delle richieste avanzate da più parti in tema di riforma pensioni: creare una pensione di garanzia per i giovani. I sindacati hanno già espresso le loro perplessità in merito e Il Sole 24 Ore oggi segnala che il fondo costituito nel 2007 presso l’Inps, in cui confluisce il Tfr dei lavoratori di aziende con più di 50 dipendenti che avevano deciso di “lasciare il Tfr in azienda” è arrivato ad avere un avanzo inferiore al miliardo e mezzo di euro. Secondo quanto scrive il quotidiano di Confindustria, è facile immaginare che nei prossimi anni il fondo andrà in rosso. Questo anche a causa del fatto che i fondi versati sono stati usati anche “per tamponare diverse esigenze di finanza pubblica, come prevede la legge istitutiva”. Risorse che verranno restituite dallo Stato. Un caso che mette in ogni caso in dubbio la capacità del pubblico di occuparsi della gestione di un fondo previdenziale.

IL GOVERNO SBLOCCA I RISPARMI DI QUOTA 100

Si continua a discutere del futuro della riforma pensioni con Quota 100 e il Corriere della Sera non esclude che il provvedimento subisca delle modifiche, dato che Giuseppe Conte ha ricordato che è una “misura temporanea introdotta per sanare una ferità”. Per il quotidiano milanese potrebbe esserci quanto meno un ritocco sulle risorse stanziate per Quota 100. Intanto a questo proposito Reuters fa sapere che “il governo ha deciso di sbloccare 1,5 miliardi di risparmi ottenuti nel 2019 su quota 100 e reddito di cittadinanza, revocando il vincolo concordato con Bruxelles dal precedente esecutivo Lega-M5s. L’iniziativa comporterà un deficit maggiore per quest’anno, ma non per il 2020”. L’agenzia di stampa finanziaria spiega che “in sostanza, viene sbloccato l’utilizzo di parte delle somme stanziate – ma non usate perché le richieste sono state inferiori alle attese – per andare in pensione anticipata con quota 100 e ottenere il reddito di cittadinanza per i disoccupati indigenti. La maggior parte dei fondi verrà stanziato per il ministero dell’Economia”.

BUFFAGNI: NECESSARIO TENERE QUOTA 100

Carlo Bonomi ha chiesto, durante il suo intervento all’assemblea di Assolombarda, che la riforma pensioni con Quota 100 venga cancellata. Tuttavia Stefano Buffagni ha assicurato che “Quota 100 e una misura che ha funzionato e quindi crediamo sia necessario tenerla”. Secondo quanto riporta il sito del Corriere della Sera, il viceministro allo Sviluppo economico, presente all’assemblea di Assolombarda, ha detto di ritenere legittimo che “le imprese chiedano di togliere alcuni soldi dove noi riteniamo siano utili per metterle da un’altra parte”, nel caso specifico sul taglio del cuneo fiscale, misura su cui Bonomi vorrebbe uno stanziamento maggiore di risorse, ma il Governo deve “fare sintesi tra le esigenze di tutti e trovare le soluzioni: la priorità è fare le cose come Sistema Italia e remare tutti dalla stessa parte”. Una nuova conferma, quindi, che Quota 100 resterà in vigore. Anche se non è chiaro cosa accadrà al termine del triennio di sperimentazione: difficile che si arrivi alla Quota 41 che la Lega aveva promesso.

LA CAMPAGNA SPI-CGIL

È già capitato che, complici anche le misure di riforma pensioni che si susseguono, alcuni pensionati, grazie al supporto di professionisti e patronati, abbiano scoperto di aver diritto a un assegno più alto di quello percepito dall’Inps. Nella provincia di Bergamo da sabato lo Spi-Cgil farà partire la campagna “Occhio ai diritti” che passerà per 24 comuni. “Con la nostra presenza capillare sul territorio, daremo informazioni e orientamento sulle opportunità e sulle tutele che esistono e spesso non sono conosciute. Per chi lo richiederà verificheremo approfonditamente i cedolini delle pensioni facendoci dare mandato per accedere ai profili Inps e analizzare nelle nostre sedi la correttezza della posizione previdenziale di ciascuno. Capita, con i pensionati che vengono da noi, di riscontrare inesattezze nell’erogazione delle pensioni, ma anche di verificare la mancata conoscenza di diritti che dunque non vengono rivendicati”, sono le parole di Augusta Passera, Segretaria generale dello Spi Cgil di Bergamo, riportate dal sito di Rassegna sindacale.

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI GHISELLI

Per Roberto Ghiselli la riforma pensioni targata Fornero andrebbe ancora riformata, tramite una flessibilità che dovrebbe partire dai 62 anni, come chiesto dai sindacati e che dovrebbe superare alcuni limiti imposti dalla stessa Legge Fornero. Non solo quello relativo al fatto che vale solo per chi è nel sistema contributivo pieno, ma anche quello che consente di “andare in pensione di vecchiaia dopo 64 anni solo a chi ha maturato, con lamento 20 anni di contributi, una pensione di almeno 1350 euro al mese (2,8 volte l’assegno sociale). Questo vincolo è iniquo perché esclude tutte le carriere lavorative medio-basse”. Secondo il Segretario confederale della Cgil, dunque, andrebbe ridotto “drasticamente questo valore”.

LE MISURE INSUFFICIENTI

Oltre a spingere per Quota 41, Ghiselli, in un confronto con pensionipertutti.it, spiega che è importante introdurre nel sistema pensionistico “alcuni elementi solidaristici, rivolti ad alcune categorie, e sostenute dalla fiscalità generale”. Tuttavia, “per fare questo non è sufficiente rendere strutturare l’Ape sociale, e non basta neanche l’attuale norma sui precoci. Esse infatti consentono l’anticipo pensionistico a poche migliaia di persone l’anno ed in particolare sono del tutto irrilevanti i lavoratori impiegati in attività gravose che ne hanno fatto ricorso. È necessario quindi riconoscere ad esempio una diversa condizione pensionistica per chi ha svolto lavori manuali o simili per gravosità, riconoscere il lavoro di cura con un anno di anticipo sulla pensione per ogni figlio e per ogni quinquennio dedicato alla cura di un familiare non-autosufficiente”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA