Riforma pensioni/ Inps: 795.739 pensioni nel 2020, +7,42% rispetto al 2019

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, i dati del Monitoraggio Flussi Inps: +7,42% assegni rispetto al 2019. È boom per le nuove pensioni di vecchiaia (+62,94%)

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DATI INPS SU PENSIONI 2020

L’Inps ha reso pubblico il Monitoraggio sui flussi di pensionamento nell’ultimo anno ed emerge un dato eclatante che non può non allarmare, rendendo ancora più urgente la necessità di una nuova riforma pensioni per i prossimi mesi. Lo scorso anno l’Inps ha infatti liquidato il 7,42% in più di pensioni, ovvero 795.730 totali (erano state 740.486 nel 2019): enorme il “boom” delle nuove pensioni di vecchiaia, +62,94% arrivando a quota totale 255.813. Tale “rimbalzo” – spiega l’istituto – è da spiegarsi con il basso numero di assegni di vecchiaia registrato nel 2019 visto l’incremento dell’età pensionabile a 67 anni. Le pensioni anticipate sono state invece nel 2020 277.544, in calo del 7,41% rispetto all’anno precedente 2019: da ultimo, questo dato risente dell’introduzione nel 2019 di Quota 100 che però andrà in scadenza a fine 2021. (agg. di Niccolò Magnani)

MIGLIORA IL RAPPORTO LAVORATORI/PENSIONATI

Teleborsa riporta alcune evidenze che emergono dall’ottavo rapporto di Itinerari Previdenziali, in particolare quella relativa al fatto che nel 2019 “si è interrotta la lunga serie in diminuzione dei pensionati del sistema Italia, che dai 16.004.503 del 2018 sono aumentati fino a 16.035.165 (+30.662 unità)”. Nel 2020, il maggior ricorso ai pensionamenti anticipati e l’impatto della crisi dovuta al Covid hanno peggiorato lo stato di salute del sistema pensionistico. Secondo il centro studi presieduto da Alberto Brambilla, le misure di riforma come Quota 100 non hanno peggiorato nel 2019 il rapporto tra occupati e pensionati, che è invece salito a 1,4578, il miglior risultato degli ultimi 23 anni. Infine, Itinerari previdenziali rileva che “il numero di pensionati ha raggiunto quota 16.035.165 unità, mostrando tuttavia un incremento inferiore a quanto ci si aspettasse a seguito dell’entrata in vigore di quota 100, in parte motivabile con la contestuale e numericamente significativa cancellazione di molte pensioni erogate in giovane età, con effetti positivi sul sistema”.

LE RICHIESTE EUROPEE

In un articolo sul Giornale dedicato allo scenario politico nel giorno in cui le consultazioni al Quirinale entrano nel vivo viene evidenziato che una delle ipotesi sul tavolo è quella della nascita di un nuovo esecutivo M5s-Pd-Leu-Italia Viva che “potrebbe mettere sul piatto misure drastiche per ottenere il via libera da Bruxelles per i 209 miliardi del Recovery Fund. Misure che riguarderebbero le pensioni, la proprietà immobiliare e anche il carico fiscale”. In questo senso vengono ricordate le parole di Paolo Gentiloni al B20 in cui ha ricordato la necessità di introdurre nel Recovery plan l’impegno a varare riforme in linea con le Raccomandazioni della Commissione europea del 2019, tra cui quella di dare piena attuazione alla riforma pensioni targata Fornero “E di certo con Gentiloni premier tutto ciò potrebbe trovare attuazione in tempi rapidi data la sua esperienza come Commissario agli Affari economici a Bruxelles”, sottolinea il quotidiano milanese, secondo cui “bisognerebbe fare i conti anche con l’incubo di nuove imposte sulla casa”.

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI GHISELLI

Intervistato da pensionipertutti.it, Roberto Ghiselli torna a parlare di Quota 100 a seguito dei rilievi mossi alle dichiarazioni rilasciate da Matteo Salvini a proposito del numero di domande effettivamente presentate per accedere alla misura di riforma pensioni varata dal Governo Conte-1. “Quota 100 non è una risposta sufficiente ai problemi previdenziali dei lavoratori, perché impedisce l’accesso anticipato alla pensione a chi è più debole nel mercato del lavoro che ben difficilmente raggiunge i 38 anni di contributi, come le donne (su 267 mila beneficiari di Quota 100 solo 77 mila sono donne), chi fa lavori più pesanti o discontinui, chi è disoccupato, chi ha dovuto interrompere il lavoro per ragioni di cura, non guarda alle nuove generazioni e inchioda i lavoratori precoci ad una anzianità di lavoro superiore ai 43 anni”, spiega il Segretario confederale della Cgil.

LE RICHIESTE PER IL PROSSIMO GOVERNO

Secondo il sindacalista, è necessaria “una riforma complessiva della previdenza che consenta realmente a tutti di poter scegliere quando andare in pensione, dopo 62 anni di età o con 41 anni di contributi, prevedendo condizioni di equità per chi si trova nelle condizioni più svantaggiate. Per noi è importante che questo tema rientri nell’agenda politica del prossimo Governo e comunque sosterremo le nostre richieste con delle iniziative”. Ghiselli evidenzia tra l’altro che “il basso tiraggio di Quota 100 sta determinando un rilevante risparmio, di circa 7 miliardi”, rispetto alle risorse stanziate, che dovrebbe “rappresentare una dote iniziale per fare decollare una riforma che parta dal 2022”.

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