RIFORMA PENSIONI/ Quota 100 e il confronto tra Elsa Fornero e Durigon

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, Ignazio Visco ha tenuto un discorso nel corso dell’inaugurazione dell’anno accademico all’Università di Cagliari

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Elsa Fornero (Lapresse)

IL CONFRONTO DURIGON-FORNERO

A Lucca si è svolto un dibattito nell’ambito del forum nazionale di Conflavoro Pmi, che ha visto un confronto tra Claudio Durigon ed Elsa Fornero. L’ex sottosegretario al Lavoro, come riporta luccaindiretta.it, ha ricordato all’ex ministra che la sua riforma pensioni ha portato rigidità e causato conseguenze negative come quella degli esodati. “Quando si fanno le riforme non si deve pensare a chi ti voterà nel turno successivo, ma a un periodo di lungo termine. Demonizzare tutto, senza cercare di migliorare il precedente non aiuterà il nostro Paese a crescere. Abbiamo bisogno di ripartire dall’istruzione e dalla formazione professionale e dal conseguente dialogo tra il mondo del lavoro e il mondo della scuola. L’Italia manca di senso di direzione”, sono state invece le parole di Elsa Fornero rivolte evidentemente all’esponente leghista, con un riferimento implicito alla Quota 100, misura che resterà in vigore fino alla fine del 2021, salvo colpi di scena durante l’iter parlamentare della manovra approvata dal Governo.

LE PAROLE DI VISCO

Ignazio Visco ha tenuto un discorso nel corso dell’inaugurazione dell’anno accademico all’Università di Cagliari. Secondo quanto riporta Askanews, ha toccato anche temi che hanno a che fare con la riforma pensioni. Il Governatore della Banca d’Italia, infatti ha evidenziato che “soprattutto nei paesi avanzati le tendenze demografiche stanno mettendo sotto pressione le finanze pubbliche e spingendo al rialzo la dinamica del rapporto tra debito e prodotto”. “In primo luogo, l’invecchiamento della popolazione determina una crescita tendenziale delle spese per le pensioni e per l’assistenza sanitaria che, a parità di altre condizioni, causa un aumento del disavanzo e del debito pubblico. In secondo luogo, il progressivo calo della popolazione in età attiva peggiora le prospettive di crescita del Pil. In Italia, grazie alle riforme della previdenza pubblica attuate negli ultimi tre decenni il primo fattore non ha più un grande peso, lo ha invece il secondo che va contrastato con interventi volti ad accrescere la produttività e la partecipazione al lavoro”, ha aggiunto.

BONOMI E LA DISCONTINUITÀ MANCATA SU QUOTA 100

In un’intervista a Repubblica, Carlo Bonomi parla anche della riforma pensioni nell’ambito delle misure che il Governo ha inserito nella manovra. “Avevamo chiesto discontinuità: sulla pretesa che il reddito di cittadinanza sia anche uno strumento di politica attiva per il lavoro, mentre i fatti dimostrano il contrario; su quota 100, sugli stimoli agli investimenti, soprattutto in ricerca e sviluppo. Non si è visto nulla. In compenso abbiamo l’ennesima manovra che accresce deficit e debito pubblico, aumenta le tasse e, conseguenza di ciò, costringe a rassegnarsi alla crescita zero”, dice il Presidente di Assolombarda. Viene quindi ribadita la contrarietà del mondo confindustriale alla misura varata la scorso anno e confermata anche per il prossimo e, in prospettiva, anche per il 2021. C’è da ricordare che secondo Carlo Cottarelli, anche se si cancellasse Quota 100 non si avrebbero molti risparmi l’anno prossimo e in quello successivo: tra i 400 e gli 800 milioni nel 2020 e 1,5-2 miliardi nel 2021.

IL RISCHIO DI UN BUCO PER LO STATO

In tema di riforma pensioni va segnalata una notizia riportata da blitzquotidiano.it secondo cui una “sentenza della Corte di Cassazione rischia di creare un buco nelle casse dello Stato di circa mezzo miliardo di euro per il rimborso delle tasse pagate in più da migliaia di ragionieri sulle ingenti somme riavute in questi anni dalla Cassa di previdenza. A lanciare il grido d’allarme è l’avv. Anna Campilii di Parma, esperta di diritto previdenziale”. Una sentenza della Cassazione del 2018, infatti, ha ribaltato un verdetto l’interpretazione di una norma introdotta nel 2002, consentendo alla Cassa nazionale di previdenza dei ragionieri e periti commerciali di riavere indietro dai propri pensionati delle somme erogate negli ultimi 10-15 anni, al lordo delle imposte. Una questione che chiama in causa anche l’Erario, che dovrebbe restituire le imposte versate sulle somme erogate in più. Occorrerà quindi che si corra ai ripari per evitare di trovarsi con un buco nei conti pubblici che potrebbe non essere indifferente.

RIFORMA PENSIONI, GLI EFFETTI DI QUOTA 100 & CO

In un articolo pubblicato su lavoce.info Maria Luisa Maitino, Letizia Ravagli e Nicola Sciclone analizzano gli effetti della riforma pensioni con Quota 100 e del blocco dell’aspettativa di vita fino al 2026 (per le pensioni di anzianità) sul lungo periodo e sul debito implicito. Gli autori nelle conclusioni scrivono che “nel lungo periodo, la misura assicura un sistema di uscita più flessibile, correggendo in parte – senza effetti sul debito pensionistico e sui saldi annui di bilancio – l’inasprimento dei requisiti di pensionamento associati alla legge Fornero. Questo perché per tutti varrà il regime contributivo in cui ogni più rapida uscita dal lavoro sarà compensata da un minore importo dell’assegno pensionistico. La riforma potrebbe forse favorire anche il ricambio occupazionale, sebbene solo a posteriori potremo capire se e in quale misura”.

L’AUMENTO DEL DEBITO PENSIONISTICO

I tre aggiungono anche che “tuttavia, essa impatta negativamente sulle generazioni future e sui saldi di bilancio per ancora troppi anni, perché la persistenza di eleggibili a regime misto – almeno fino al 2035 – determina un aumento significativo del debito pensionistico e della spesa previdenziale, non adeguatamente compensato dalle successive riduzioni. I tempi per allentare la cinghia non sono ancora maturi”. Una conclusione che fa quindi capire che di per sé, se ci fosse un sistema contributivo pieno, una misura come Quota 100 non presenterebbe particolari problemi di sostenibilità. Ma a quel punto non sarebbero pochi quanti farebbero bene i conti prima di decidere di lasciare il lavoro.

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