Riforma pensioni/ La lettera Inps che inguaia con la dichiarazione dei redditi

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, l’Inps sta inviando anche ad alcuni pensionati la Certificazione Unica corretta. Il che costringe a rifare la dichiarazione dei redditi

reddito di emergenza
Lapresse

DICHIARAZIONI DEI REDDITI DA RIFARE PER ALCUNI PENSIONATI

Non arrivano buone notizie per i pensionati. E non si sa a dire il vero per quanti di loro. Come segnala Daniele Cirioli su Italia Oggi, infatti, l’Inps sta inviando ad alcuni pensionati, oltre che a disoccupati e cassintegrati, una nuova Certificazione Unica 2020 che annulla e sostituisce quella precedentemente inviata in quanto “le some certificate non corrispondono a quelle effettivamente erogate o trattenute nel 2019”. Il che rappresenta un problema di non poco conto visto che la Certificazione Unica serve per presentare la dichiarazione dei redditi. Che a questo punto va rifatta, anche se ci si è avvalsi di quella pre-compilata. Considerando che i termini ordinari per la presentazione della dichiarazione dei redditi sono scaduti, occorre avvalersi della dichiarazione tardiva o di quella omessa con pagamento di sanzione ridotta pari a 25 euro, senza dimenticare eventuale maggior debito d’imposta e la parcella del professionista di cui eventualmente ci si dovesse avvalere. La nota dolente è amplificata dal fatto che “non è noto a quanti è stata spedita la lettera dell’Inps o lo sarà nei prossimi giorni”.

LA LETTERA DI TREVISI A M5S

Sulla propria pagina Facebook, Antonio Trevisi, ex consigliere regionale pugliese pentastellato, ha scritto una lettera al Movimento 5 Stelle evidenziando come stia ricevendo molti attacchi sui social e in tv. “È vero – evidenzia Trevisi – non è mancato qualche errore, ma è anche vero che grazie a te tante cose importanti mai viste nella storia della Repubblica Italiana sono state fatte: Il taglio dei parlamentari; Il superbonus 110%; Il Reddito e la pensione di cittadinanza; L’aliquota agevolata per le partite IVA; Quota 100; La Legge anticorruzione; L’Abolizione della prescrizione; Il Taglio delle pensioni d’oro; L’Abolizione dei vitalizi dei parlamentari” e un altro lungo elenco di provvedimenti. “Solo grazie a te M5S è cambiata radicalmente la politica italiana, ma molte persone hanno dimenticato in fretta cosa hanno fatto i vecchi partiti, tangentopoli e tutto lo schifo che c’era prima che tu nascessi. Un po’ di gratitudine in più non farebbe male”, aggiunge Trevisi. Intanto, sempre in campo previdenziale, va segnalato che la Cassa dei dottori commercialisti ha un nuovo Presidente: Stefano Distilli.

RIFORMA PENSIONI, LA PETIZIONE DEI SINDACATI

Nella scuola potrebbero essere circa 35.000 i nuovi pensionati nel 2021. Considerando i dati dell’anno scorso, come ricorda Il Sole 24 Ore, sarebbero circa 54.000, di cui oltre 29.000 tramite Quota 100, gli insegnanti che nel biennio 2020/21 avranno avuto l’accesso alla quiescenza. Considerando che, causa Covid, i concorsi previsti dal ministero dell’Istruzione non sono partiti o stanno procedendo al rallentatore, ci potrebbero essere non pochi problemi di organico nel prossimo anno scolastico. Molto dipenderà da quando le procedure di selezione potranno riprendere e a che ritmi. Intanto i sindacati dei pensionati Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil, tramite una petizione online su change.org, chiedono “a Governo, Parlamento, istituzioni regionali e locali che il welfare torni ad essere una delle priorità di questo Paese”, anche attraverso una misura di riforma pensioni che preveda la possibilità di “un’equa rivalutazione dei trattamenti pensionistici, insieme all’ampliamento della quattordicesima mensilità”.

ALLARME PENSIONI SCUOLA: I NUMERI

Dopo la scadenza della domanda di pensioni Quota 100 nel mondo scuola (dello scorso 7 dicembre) emerge con più chiarezza il numero allarmante delle cattedre che rischiano di rimanere vuote da settembre 2021: sono in tutto 27.592 i docenti che hanno presentato domanda per il pensionamento con la riforma Quota 100 tra 10 mesi. Le istanze devono ancora essere accolte dagli organi di controllo competenti e potrebbero ancora variare come numero, ma l’indicazione al Miur è già chiara: occorre un piano dettagliato e urgente per evitare di rimanere all’inizio del prossimo anno scolastico senza quasi 30mila docenti di ruolo. Secondo l’analisi del Sole 24 ore, «non c’è l’effetto fuga dalla scuola, dettata dalla combinazione Covid-19 più Quota 100» ma resta comunque un importante turn over che metterà «nuovamente a dura prova la scuola per l’inizio del prossimo anno scolastico, soprattutto al Nord». (agg. di Niccolò Magnani)

LA DIFFICOLTÀ PER LA CASSA FORENSE

Nei giorni scorsi si è cominciato a parlare di un intervento di riforma pensioni riguardante la Cassa forense, con il passaggio al contributivo secco. In un articolo su laleggepertutti.it, Paolo Rosa evidenzia che “per legge l’opzione al sistema di calcolo contributivo può avvenire solo con il pro rata temporis il che significa che sino all’approvazione della riforma continueranno a maturare pensioni retributive e solo dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale scatterà il nuovo regime che varrà per il futuro e non per il pregresso. Purtroppo si è perso molto tempo e si sono consolidate molte pensioni retributive e quindi trovarla via d’uscita non sarà certo facile anche perché la contribuzione è già stata aumentata così come l’età pensionabile”. Il punto è che, come certificato da Itinerari previdenziali, gli avvocati sono la categoria con un un rapporto tra pensione media/contributo medio più alto delle altre, pari a ben 4,34. Tanto per fare un paragone, per i medici iscritti all’Enpam il rapporto scende a 1,06. Pa la Cassa forense ci sono quindi molte pensioni che costano molto più dei contributi versati.

RIFORMA PENSIONI, GLI EMENDAMENTI SUL CONTRATTO DI ESPANSIONE

Tra le misure di riforma pensioni inserite nella Legge di bilancio c’è anche la proroga del contratto di espansione, con la previsione di renderlo utilizzabile anche alle imprese con più di 500 dipendenti. La misura potrebbe però essere ulteriormente potenziata. Come spiega Il Sole 24 Ore, infatti, sono stati presentati degli emendamenti alla Camera in materia. Il primo è targato Pd e prevede che le aziende sopra i mille dipendenti possano “beneficiare di ulteriori 12 mesi di riduzione dei versamenti – in aggiunta ai 24 già previsti a carico dello Stato con la Naspi – a condizione che effettuino un’assunzione per ogni tre uscite”. Il riferimento è alla somma che il datore di lavoro deve versare al lavoratore fino al raggiungimento della prima decorrenza utile  del trattamento pensionistico (con un massimo di 5 anni di anticipo sulla pensione di vecchiaia o anticipata).

LE PAROLE DI DURIGON

Il secondo emendamento arriva invece dalla Lega e “si applica ai lavoratori a non più di 84 mesi dalla pensione di vecchiaia che abbiano maturato il requisito minimo contributivo, o anticipata”. Come spiega Claudio Durigon, l’emendamento prevede che le imprese sopra i 150 dipendenti che presentino un progetto di formazione e riqualificazione possano utilizzare la Cig e nel caso assumano giovani provenienti dagli Its abbiano uno scontro del 6% sui contributi previdenziali da versare. Non resta che vedere quale sarà l’esito della votazione su questi emendamenti alla manovra e se quindi verranno o meno integrati nel testo finale che passerà poi al Senato.

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