RIFORMA PENSIONI/ Gli errori tecnici di Quota 102 e Quota 104

- Giuliano Cazzola

Per come sono state riportate nel dibattito, le proposte di riforma delle pensioni cui sta lavorando il Governo, contengono dei vistosi errori tecnici

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RIFORMA PENSIONI COSA SUCCEDE? Mario Draghi è uno di poche parole, ma si spiega benissimo. Se quando incontrerà i dirigenti sindacali qualcuno gli facesse notare che quanto propone non è una riforma delle pensioni, Draghi non gli farebbe caso perché la risposta l’ha già data in pubblico a Bruxelles. Interrogato sulla questione fatidica di Quota 100, il Premier non ha escluso qualche aggiustamento dello “scalone”, tale però da non inficiare quel ritorno alla “normalità” che è rappresentato dalla riforma varata dal Governo Monti nel 2011. Vorrei vedere la faccia dei segretari confederali quando sentiranno, questa sera, che cosa pensa il Governo. In sostanza, Draghi non intende fare alcuna riforma delle pensioni (tanto meno quella proposta dai sindacati che riporterebbe il sistema indietro di almeno un quarto di secolo) perché è convinto che la riforma delle pensioni targata Fornero sia più che adeguata.

È un bel colpo per l’ex ministro del Lavoro sulla quale Matteo Salvini ha posto una fatwa che dura da anni, senza che trovasse sulla sua strada qualcuno che gli chiedesse conto dei motivi di un’ostilità basata su chiacchiere da bar, come l’affermazione – poi diventata virale come sui dice adesso – che con le norme introdotte nel 2011 nel decreto Salva Italia i lavoratori sarebbero andati in pensione alla celebrazione del loro centenario. Sarebbe bastato consultare le statistiche per sbugiardare queste parole in libertà, visto che in Italia i pensionati di anzianità (a un’età media di 62 anni alla decorrenza della pensione) sono due milioni e messo in più di quelli che percepiscono il trattamento di vecchiaia. 

Le tipologie delle pensioni vigenti (elaborazione CdC su dati Inps)

All’1/1/2021.

È necessario tuttavia che il Governo non trasformi lo scalone in un tunnel senza uscite intermedie, entrando nel quale i lavoratori abbiano la possibilità di uscire solo alla fine, in prossimità di quei 67 anni di età che si intende raggiungere con maggiore gradualità. Le proposte del Governo (Quota 102 ovvero 64+38 dal 2022 e Quota 104 ovvero 66+38 dal 2023) si muovono, certamente, sulla sola strada percorribile che supera Quota 100 “in avanti'”; ma contengono, per come sono state riportate nel dibattito, dei vistosi errori tecnici. 

A parte il fatto che è improprio parlare di quote, visto che il sono requisito che varia è l’età anagrafica mentre il requisito contributivo resta fisso a 38 anni, ma il problema è un altro ed è anche abbastanza evidente. Un soggetto che nel 2022 non riesce a far valere i requisiti previsti, anche se non è molto distante, non riesce a farlo anche nel 2023 (ammesso che sia previsto questo scalino intermedio) perché il requisito anagrafico si innalza; la stessa cosa accade nel 2024. Praticamente la sua diventa una corsa verso un traguardo mobile. 

In tutti i casi in cui si è stato disposto un innalzamento graduale dell’età del pensionamento o (non è questo il caso) del requisito contributivo sono sempre stati interposti almeno 18 mesi se non due anni solari. Si veda, per esempio, la riforma Damiano del 2007 che per prima introdusse il metodo delle quote secondo gli step riportati nella tabella più in basso. Quell’impostazione aveva un altro dispositivo di cui sarebbe opportuno tener conto: a ogni scadenza non vi era una quota secca con requisiti rigidi (come Quota 100), ma almeno una variante con un anno in più sul parametro età e uno in meno su quello contributivo. In sostanza, se dal 1° gennaio prossimo sarà in vigore Quota 102, essa potrebbe biforcarsi in un’accoppiata 64+38 oppure 65+37. Non di più. Ovviamente le combinazioni possono essere diverse man mano che si sale di livello. Salvo chiedersi se abbia un senso portare il pensionamento anticipato fino a 66 anni, quando un anno dopo matura il trattamento di vecchiaia. 

I requisiti per la pensione di anzianità

Anno di pensionamento

Minimo di contributi più età

Anni di contributi senza età

2007

35 + 57

39

01/01/2008-30/06/2009

35 + 58

40

01/07/2009-31/12/2010

35 + 60 oppure 36 + 59

40

01/01/2011-31/12/2012

35 + 61 oppure 36 + 60

40

Dal 01/01/2013

35 + 62 oppure 36 + 61

40



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