RIFORMA PENSIONI/ Il rischio fregatura del Pnrr

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, un’analisi di Alberto Maggi ricorda quella che può essere una controindicazione del Pnrr approvato dall’Ue

Von der Leyen
Ursula Von der Leyen, Presidente Commissione Europea (LaPresse, 2021)

IL RISCHIO FREGATURA DEL PNRR

Come noto, ieri c’è stato il via libera della Commissione europea al Pnrr italiano con un evento a Roma nella quale Ursula von der Leyen ha elogiato il Piano messo a punto dal Governo Draghi. Alberto Maggi, su affaritaliani.it, evidenzia però che “le mielose e struggenti parole di Ursula – a pensar male si fa peccato… diceva Andreotti – potrebbero celare una bella fregatura (come spesso è accaduto da questa Ue matrigna). Come? Gli immigrati irregolari resteranno tutti in Italia, non ci sono dubbi, ma soprattutto gli sbandierati soldi del Pnrr verranno ripagati con riforme lacrime e sangue, a partire dalle pensioni. Con buona pace della Lega, dei sindacati e di quota 100”. Maggi sottolinea anche che “quando una tedesca nata in Belgio che di mestiere fa la presidente della Commissione europea viene a Roma a santificare il nostro premier, loro amico, c’è poco da stare allegri. Anzi, c’è da tenere le antenne dritte”. Non resta quindi che attendere segnali per capire se realmente le prossime misure di riforma pensioni saranno “lacrime e sangue”.

RIZZETTO (FDI): L’APPELLO SULL’APE SOCIALE

Mentre la riforma delle pensioni resta ancora in “itinere” in attesa dei primi tavoli al Ministero del Lavoro per fare il punto sulle richieste delle parti sociali, l’esperto di previdenza nonché deputato di Fratelli d’Italia Walter Rizzetto ha lanciato un appello al Governo Draghi affinché intervenga e in fretta sull’esercizio dell’Ape sociale. «Per le persone che si trovano in particolari situazioni di difficoltà resta prioritario riconoscere un trattamento previdenziale per uscire dal mondo del lavoro, prima di raggiungere l’età anagrafica pensionabile fissata dalla riforma Fornero. E’ per questo che chiedo la calendarizzazione della mia proposta di legge che rende strutturale l’Ape sociale e la estende anche ai lavoratori autonomi che svolgono attività gravose», spiega in una nota il deputato FdI, guardando all’orizzonte della prossima Manovra di Bilancio. Non solo, è proprio solo con misure alternative – conclude il capogruppo della commissione Lavoro alla Camera – che si possono prevedere »maggiore flessibilità per l’accesso all’assegno pensionistico possiamo mitigare il duro impatto che ha avuto la Fornero». (agg. di Niccolò Magnani)

L’IMPORTANZA DEL LAVORO PER LE PENSIONI FUTURE

Come ricorda il Segretario provinciale di Brindisi, Tindaro Giunta, la Uil Pensionati nazionale, attraverso il suo leader Carmelo Barbagallo, ritiene che “l’Italia di domani avrà bisogno di uscire dalla crisi attraverso un ‘Patto tra lavoratori e pensionati’ per ‘Ripartire insieme’ con il Lavoro, la coesione e la giustizia sociale. Il Patto potrebbe indicare la transizione giusta per i pensionati, “i quali chiedono per le loro pensioni “flessibilità in uscita dai 62 anni o con 41 anni di contributi, riconoscenza dei lavori gravosi, poveri, discontinui e di cura, svolti in particolare dalle lavoratrici alle quali è necessario valorizzare la maternità e la tutela dei redditi di pensione”. Anche per questo dalla Uilp di Brindisi, come si legge su brindisilibera.it, arriva il pieno sostegno alla mobilitazione unitaria sindacale del 26 giugno, che avrà uno dei suoi luoghi simbolo a Barai in piazza della Libertà. Barbagallo ha anche sottolineato l’importanza degli ammortizzatori sociali, perché vi sono già tanti lavoratori che hanno perso il posto e se non si sarà lavoro, “sarà difficile discutere su come saranno le pensioni future”.

PRONTA LA MANOVRA DELL’INPGI

L’Associazione Stampa Romana non accoglie positivamente il parere favorevole che la Fnsi ha dato all’ipotesi di riforma pensioni dell’Ipngi per cercare di ridurre il debito dell’ente previdenziale dei giornalisti che rischia il commissariamento. “Le carte ci dicono di una manovra sui 20 milioni circa, neanche il dieci per cento del passivo di quest’anno. Non solo. La riduzione dell’1 per cento in busta paga dello stipendio netto degli attivi per contribuire alle casse dell’Inpgi è una ingiusta penalizzazione di una fetta del lavoro. Non solo questo contributo si prospetta su un arco decennale e non solo quinquennale, quindi non un prelievo straordinario ma fisso, ma quei colleghi, sottoposti a prelievo, avranno con tutta probabilità un ricalcolo della pensione su parametri Inps”, evidenzia l’associazione secondo quanto riporta primapaginanews.it. “Dire che il meno in busta paga si bilancia con un segno più sulla pensione in divenire non significa scommettere sul futuro. E in passato le manovre Inpgi ripetute non hanno mai messo in sicurezza Inpgi”, si legge ancora.

RIFORMA PENSIONI, I DATI DELLA COVIP

La Covip ha diffuso ieri i dati sulla previdenza complementare in Italia aggiornati al 31 marzo 2021. Risulta quindi che ci sono 9,421 milioni di posizioni aperte, in crescita dello 0,8% rispetto alla fine del 2020. Tale numero di posizioni, in virtù del fatto che vi sono persone che aderiscono contemporaneamente a più fondi, corrisponde a un totale degli iscritti che viene stimato in 8,515 milioni. Dai dati diffusi risulta che oltre la metà della crescita dei fondi negoziali è formata da adesioni al fondo dei lavoratori del settore edile. Nelle forme pensionistiche di mercato sono cresciuti maggiormente i fondi aperti. Interessante notare che c’è stata una netta ripresa dei flussi contributivi (+220 milioni di euro) rispetto al primo trimestre del 2020.

LE PRESTAZIONI DEI FONDI

Dai dati della Covip emerge anche che “le risorse destinate alle prestazioni sono 202,2 miliardi di euro, 4,3 miliardi in più rispetto alla fine del 2020. Il patrimonio dei fondi negoziali risulta pari a 61,6 miliardi di euro, il 2,1 per cento in più. Per i fondi aperti si attesta a 26,3 miliardi e a 40,3 miliardi per i Pip ‘nuovi’ aumentando, rispettivamente, del 3,8 e del 3,3 per cento”. Buoni anche i risultati ottenuti dai fondi. Infatti, “valutando i rendimenti su orizzonti più propri del risparmio previdenziale, nei dieci anni da inizio 2011 a fine marzo 2021, il rendimento medio annuo composto è stato pari al 3,6% per i fondi negoziali, al 3,8% per i fondi aperti, al 3,6% per i Pip di ramo III e al 2,3% per le gestioni di ramo I; nello stesso periodo, la rivalutazione del Tfr è risultata pari all’1,8% annuo”.

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