Riforma pensioni/ Nuovo attacco di Renzi a Quota 100

- Lorenzo Torrisi

Matteo Renzi torna a puntare il dito contro la riforma pensioni con Quota 100 attraverso un tweet sul dato della produzione industriale

Matteo Renzi
Matteo Renzi (LaPresse)

NUOVO ATTACCO DI RENZI A QUOTA 100

Matteo Renzi torna a puntare il dito contro la riforma pensioni con Quota 100. Su Twitter l’ex Premier scrive infatti: “#ISTAT: La produzione industriale in Italia cala del 2.4% in un anno. È un pessimo segnale, figlio di scelte come reddito di cittadinanza e quota 100. Nel 2020 faremo di tutto per invertire la rotta cominciando con il piano #ItaliaShock #ItaliaViva”. Intanto i sindacati dei pensionati Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil hanno consegnato un documento al Prefetto di Udine in cui evidenziano che, come riporta ilfriuli.it, “il ruolo che hanno avuto e continuano ad avere i pensionati e le pensionate, in questi anni, quali calmieratori sociali, spiega fortemente la necessità che gli interventi in materia fiscale prefigurino il taglio delle tasse anche per loro. A questo riguardo riteniamo indispensabile una più convinta e concreta azione non solo a livello nazionale, ma anche sul piano regionale e locale”. È noto infatti che oltre alla rivalutazione piena degli assegni e della platea dei beneficiari della quattordicesima, i sindacati chiedono un taglio delle tasse anche per i pensionati.

LE PAROLE DI DAMIANO

In un articolo pubblicato sul Riformista, Cesare Damiano torna sui rilievi mossi all’Italia in tema di riforma pensioni dall’Ocse. L’ex ministro del Lavoro spiega che il nostro Paese è criticato per i passi indietro fatti rispetto alla Legge Fornero. “Il rilievo si riferisce a Quota 100, Ape social e volontaria e Opzione donna che hanno reintrodotto alcune forme di anticipo pensionistico. Questo ignorando il fatto che, ad esempio, non tutti i lavori sono uguali e che alcune di queste misure sono riferite a lavori gravosi e usuranti, o alle difficoltà incontrate, tra conciliazione della vita privata e lavorativa, da molte donne; situazioni che rendono davvero iniquo un avanzamento indiscriminato dell’età della pensione”, scrive Damiano, secondo cui si può criticare solamente Quota 100, che è “una ‘finestra’ dedicata solo a coloro che, nati tra il 1956 e il ’59, a 62 anni di età abbiano accumulato 38 anni di contribuzione”, ma che in ogni caso non ci sarà più dal 2022, visto che è stato ripetuto anche da esponenti della maggioranza che non verrà rinnovata alla sua scadenza.

TRIDICO: SERVE PIÙ FLESSIBILITÀ

Per Pasquale Tridico, “è doveroso riaprire il cantiere della previdenza come chiedono i sindacati. Serve più flessibilità in uscita. Abbiamo due anni di tempo per arrivare a questo obiettivo, per chi ha carriere instabili, lavori gravosi, per chi è intrappolato nelle rigidità che non permettono appunto uscite flessibili”. Il Presidente dell’Inps, intervenendo alla trasmissione “Circo Massimo” in onda su Radio Capital, ricorda anche la sua proposta di riforma pensioni per creare un fondo pensionistico integrativo pubblico. “Ci tengo moltissimo ed è un’idea condivisa con il ministro Catalfo ed è stata elaborata a lungo dal ministero del Lavoro”, sono le sue parole riportate da firenzepost.it. Intanto il sito di Rassegna sindacale fa sapere che da domani Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil “avvieranno una serie di presìdi davanti alla Camera dei deputati per sollecitare governo e Parlamento ad ascoltare le rivendicazioni dei pensionati, contenute nella piattaforma unitaria, che sono state al centro della manifestazione nazionale del 16 novembre scorso al Circo Massimo a Roma”.

GILDA CHIEDE INCONTRO AL MIUR

C’è attesa per la circolare con cui il Miur dovrà indicare la data per presentare domanda di pensionamento. Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, ha chiesto al ministero un incontro urgente in quanto, “stando a quanto stabilito dalla bozza di circolare sulle pensioni, la scadenza per la ricognizione delle domande di riscatto e computo attraverso l’utilizzo dell’applicativo Nuova Passweb sarebbe fissata al 31 dicembre. Ci domandiamo se si tratti di uno scherzo, tra l’altro fuori stagione perché siamo in periodo natalizio e non carnevalesco, oppure se sia colpa delle sempre più scarsa conoscenza da parte del Miur dei problemi che attanagliano le scuole”. Per Di Meglio, “non è ammissibile che i docenti siano costretti a scapicollarsi tra patronati e segreterie delle suole per presentare le domande di pensionamento entro l’assurda scadenza di San Silvestro. Chiediamo, dunque, al Miur di posticipare almeno al 10 gennaio il termine per il completamento delle operazioni”. Vedremo quali saranno le mosse del ministero.

LANDINI: OBIETTIVO REVISIONE LEGGE FORNERO

Maurizio Landini ricorda che Governo e sindacati presto apriranno un confronto riguardante la riforma pensioni e quella del fisco. “La Legge di bilancio va migliorata e nei prossimi giorni insisteremo per produrre miglioramenti”, ma occorre “definire già adesso, in un confronto sindacale, le riforme che questo Paese deve fare nei prossimi mesi e nei prossimi anni”, spiega il Segretario generale della Cgil, secondo quanto riportato da Askanews. “Noi ci presentiamo sulla base della piattaforma unitaria che in questi mesi abbiamo difeso e sostenuto e l’obiettivo è andare a una revisione della Fornero”, aggiunge, precisano che “nei prossimi giorni fisseremo le date per l’avvio di questi tavoli, sicuramente l’obiettivo condiviso è che si devono concludere entro marzo-aprile quando si discuterà il nuovo Documento di programmazione economica quindi per quello che ci riguarda entro quelle date ci devono essere risposte molto concrete. In caso contrario siamo intenzionati a sostenere le nostre richieste con tutti gli strumenti che l’azione sindacale indica”.

LE PAROLE DI MATTARELLA

In tema di riforma pensioni vanno segnalate le parole di Sergio Mattarella pronunciate durante un incontro al Quirinale con alcuni studenti delle scuole superiori in cui ha affrontato il tema dell’evasione fiscale. Come riporta rainews.it, il capo dello Stato ha ricordato che l’evasione fiscale è calcolata nell’ultimo documento ufficiale dell’anno passato circa 119 miliardi di euro: una somma enorme. Se scomparisse, le possibilità di aumentare pensioni, di aumentare stipendi, di abbassare le tasse per chi le paga, e così via, sarebbero di molto aumentate”. Per Mattarella c’è senz’altro un problema di norme e controlli, ma “è soprattutto di cultura e di mentalità, di capire che in un’associazione, in una società, in una convivenza, se non si contribuisce tutti allo sforzo comune, c’è chi lo fa con onestà e c’è chi lo fa sfruttando quanto gli altri fanno. E questo non è giusto”. Intanto l’Epap, l’ente di previdenza di chimici, attuari, periti industriali, periti agronomi e forestali, geologi e fisici, come spiega Il Sole 24 Ore, ha ottenuto il nullaosta ministeriale per attribuire ai montanti individuali degli iscritti 6 milioni di euro di extrarendimento maturato nel 2017.

LE STRATEGIE DEI FONDI PENSIONE

Indubbiamente il Quantitative easing della Banca centrale europea ha evitato il peggio, per i mercati finanziari e quindi per gli investitori, ma c’è da chiedersi se i bassi tassi di interesse alla lunga non rischino di penalizzare i fondi pensione. Che, nonostante siano ancora ignorati nelle misure di riforma pensioni, restano sempre importanti, soprattutto per i lavoratori più giovani che sono nel sistema contributivo pieno. L’Economia, l’inserto settimanale del Corriere della Sera, riporta i risultati di una ricerca svolta da Create-research e Amundi con domande dirette a 153 money manager di piano pensionistici europei. Pascal Blanqué, Group Chief Investment Officer di Amundi spiega che “i piani previdenziali si trovano ad affrontare una serie di sfide in questo contesto. A causa dell’aumento della volatilità, la gestione della liquidità e la preservazione del capitale sono diventati fondamentali per i piani previdenziali”. Dunque occorre non sbagliare mosse in un mondo che è certamente cambiato rispetto a quello di dieci anni fa.

RIFORMA PENSIONI, LE DISPARITÀ DI GENERE

In un articolo pubblicato su Alley Oop, blog del sito del Sole 24 Ore, viene ricordato che secondo i dati Istat aggiornati al 2017, “una donna in media prende 6mila euro in meno di pensione di un uomo. 6mila euro all’anno significano 500 euro al mese: non è poca cosa, vuol dire l’affitto di casa pagato. Pagato per gli uomini e per le donne no”. Nell’articolo vengono citati anche i dati della Cgil secondo cui “le pensioni di vecchiaia erogate alle donne sono il 48% in meno rispetto a quelle erogate agli uomini. Sempre la Cgil – che ha elaborato un’analisi nazionale insieme all’Inca presentata nei giorni scorsi – ricorda che su 100 pensioni integrate al minimo, 83 sono destinate alle donne, le quali ricevono una pensione di vecchiaia che ammonta a 645 euro lorde al mese. Insomma, nell’accesso al sistema pensionistico in tutte le sue forme, dal quella minima a quella di vecchiaia, le donne sono penalizzate”.

LA PROPOSTA IN ATTESA DI UNA RIFORMA

Il problema è piuttosto noto e non risolto, anzi spesso aggravato, dalle misure di riforma pensioni che si sono succedute negli anni: per le donne non c’è solo un problema di redditi mediamente più bassi degli uomini, ma anche di una maggior difficoltà di cumulare anzianità contributiva quando si hanno figli o familiari di cui prendersi cura. L’autrice dell’articolo, Micaela Cappellini, propone, “in attesa di una seria riforma ‘di genere’ delle pensioni”, di “chiedere a mariti e compagni di stare a casa loro, coi figli e con i genitori anziani. O in alternativa, di farsi carico di quei 500 euro dell’affitto fin da subito. Così, quando anche noi andremo in pensione, avremo messo via abbastanza soldi per non sentire più la mancanza dei soldi per pagarci la casa”.

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