Riforma pensioni/ Ultime notizie. Quota 41 e Legge Fornero, le parole di Proietti

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni e Quota 100. Domenico Proietti ritiene necessario continuare a cambiare la Legge Fornero, anche affrontando il tema Quota 41

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LaPresse

PROIETTI: VA MODIFICATA ANCORA LA LEGGE FORNERO

Il Governo è apparso compatto nel difendere la riforma pensioni con Quota 100 di fronte alle osservazioni della Commissione europea. Domenico Proietti, in una nota, ricorda che “negli ultimi tre anni l’Italia ha solo cominciato un riallineamento per l’età di accesso alla pensione intorno ai 63 anni, come avviene in tutti i Paesi dell’Unione europea. Nessuna marcia indietro quindi, ma solo un primo passo verso un sistema previdenziale più equo e giusto”. Una sorta di difesa, quindi, di quanto è stato fatto, anche se, secondo il Segretario confederale della Uil, “bisogna continuare a modificare la Legge Fornero, affrontando il tema dei 41 anni di contributi, le future pensioni dei giovani e valorizzando, ai fini previdenziali, il lavoro di cura delle donne e la maternità”. Dal suo punto di vista, bisognerebbe che il Governo “separi finalmente la spesa previdenziale da quella assistenziale, dimostrando all’Europa che l’Italia spende per pensioni l’11% del Pil, un punto in meno della Francia e mezzo punto in meno della Germania”.

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI PRODI

Romano Prodi avverte gli italiani: bisognerà prendere decisioni sgradevoli, ma necessarie, per mettere in atto le raccomandazioni europee. Intervistato da Il Messaggero, l’ex Premier critica le misure del Governo, tra cui la riforma pensioni con Quota 100 che, “anticipando l’uscita generalizzata dal mondo del lavoro in un periodo di spettacolare aumento della nostra vita media, rende impossibile il futuro riequilibrio dei nostri conti pubblici. È vero che si tratta del provvedimento più popolare del governo in carica, come è certo popolare la prima applicazione della ‘flat tax’ alle partite Iva inferiori ai 65.000 euro, anche se tale provvedimento sta frammentando le attività economiche e aumentando in modo voluto l’evasione fiscale dei lavoratori non dipendenti. E ancora più popolare sarà l’iniqua estensione della ‘flat tax’, destinata a diminuire gli introiti dello Stato e ad aumentare la distanza fra ricchi e poveri”. Dal suo punto di vista, però, “più si tarda ad intraprendere la via del risanamento, più pesanti dovranno essere le inevitabili e dolorose decisioni future”.

QUOTA 100 E STATALI, ANCORA IRRISOLTO IL CASO TFS

Con la riforma pensioni all’insegna di Quota 100 è stata prevista anche la possibilità, per i dipendenti pubblici che andranno in quiescenza, di vedersi anticipati, grazie a un prestito bancario agevolato, fino a 45.000 euro del Trattamento di fine servizio. Tuttavia non è stato ancora chiuso l’accordo per la convenzione con l’Abi e mancano i decreti attuativi per rendere effettivamente attuabile la norma. Orizzontescuola.it riporta le parole di Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, che segnala l’arrivo di “molte richieste da parte di docenti che vorrebbero preparare la documentazione, ma, in mancanza dei decreti attuativi e dell’accordo con l’Abi entro fine agosto, rischiano di non poter accedere all’anticipo di 45.000 euro a tasso agevolato garantito dalla legge. Senza considerare che gli insegnanti che scelgono Quota 100 potrebbero dover aspettare fino a 5 anni per ottenere il Tfs, diversamente dai colleghi con la pensione di anzianità o di vecchiaia per i quali il periodo di attesa è di ‘soli’ 2 anni”. Da qui l’invito al Governo per intervenire con urgenza.

TRIDICO: ALLARGARE PENSIONE DI CITTADINANZA

Pasquale Tridico, in un’intervista a Panorama, aveva evidenziato che la riforma pensioni con Quota 100 avrebbe consentito un ampio turnover nel mercato del lavoro. Ora il Presidente dell’Inps ha speso parole sulle pensioni di cittadinanza. Secondo quanto riporta Mf-Dow Jones, infatti, alla presentazione del rapporto sullo stato sociale 2019 ha detto che “per via di lavori temporanei, molti dei nostri giovani non raggiungeranno una pensione dignitosa” e  per questo “va allargata la pensione di cittadinanza”. “Se un giovane entra nel mondo del lavoro a 25 anni con uno stipendio di 1.500 euro lavorando per 40 anni va in pensione con 1.500 euro, ma solo se lavora con stabilità. Se, invece, sono interessati da una flessibilità, le pensioni saranno naturalmente precarie. Per questo occorre ripartire da una pensione di cittadinanza che va ampliata. Quella è la strada e in quella direzione dobbiamo andare”. Per Tridico, quindi, la pensione di cittadinanza funzionerebbe come una sorta di “pensione di garanzia” per i giovani.

CONTE E TRIA: NESSUN TAGLIO A QUOTA 100

Il Governo appare compatto nel respingere l’ipotesi che la riforma pensioni con Quota 100 o il reddito di cittadinanza vengano tagliati dopo che la Commissione europea ha ritenuto giustificata l’apertura di una procedura d’infrazione per eccesso di debito nei confronti del nostro Paese. Dopo le parole di Matteo Salvini e Luigi Di Maio, il Premier Giuseppe Conte, che si trova in Vietnam, ha detto, durante un punto stampa da Hanoi, che il taglio di queste misure “non è assolutamente all’ordine del giorno”. Secondo quanto riporta l’Ansa, ha comunque spiegato che si sta lavorando con il Mef “perché si prefigurano dei risparmi di spesa”. Anche il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, intervistato dal Tg1 ha tenuto a precisare che Quota 100 e reddito di cittadinanza sono misure che “non verranno toccate, sono leggi dello Stato, tutti coloro che hanno acquisito diritti vedranno questi soddisfatti questi diritti”. Il titolare del Mef ha quindi confermato che “poiché ci eravamo posti in modo molto prudenziale in partenza, adesso stiamo vedendo che ci saranno dei risparmi in qualche modo sostanziali”.

RIFORMA PENSIONI, I DUBBI SUL CONTRATTO DI ESPANSIONE

Il contratto di espansione, la novità di riforma pensioni che introduce la possibilità di un ingresso anticipato in quiescenza fino a sette anni, fa storcere il naso alle piccole e medie imprese. Repubblica riporta le parole di Guido Lazzarelli, responsabile settore lavoro e relazioni sindacali di Confcommercio, che spiega. “A suo tempo noi avevamo considerato con favore la possibilità di stipulare accordi aziendali che permettessero l’uscita anticipata di dipendenti più anziani. Ma in questo caso il nostro giudizio è più negativo che positivo, perché l’emendamento cancella le norme del decreto legislativo 148 del 2015, il contratto di solidarietà espansivo, che era applicabile anche alle piccole aziende”.

IL COSTO PER LE CASSE DELLO STATO

Il Segretario generale di Confesercenti Mauro Bussoni evidenzia inoltre che vengono stanziati 70 milioni di euro in due anni, mentre la misura dovrebbe essere finanziata dalle imprese stesse, “e noi siamo in grado perché esiste un fondo istituito e alimentato a questo scopo per i pensionamenti anticipati”. Lazzarelli fa anche notare che “questa norma sembra pensata più che a sostegno delle imprese come uno strumento per risolvere alcune questioni in particolare, penso ai problemi attuali di Alitalia, o a quelli che Fca potrebbe trovarsi presto ad affrontare in seguito alla fusione con Renault. Mentre non si pensa a tutte le altre aziende, che con sacrificio avevano utilizzato la norma in passato, a volte magari anche avvalendosi di fondi regionali. Una norma generale viene cancellata a favore di una rivolta a una nicchia di imprese”.

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