RIFORMA PENSIONI/ L’integrazione per gli assegni di reversibilità

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, quelle di reversibilità possono essere anche oggetto di un’integrazione relativa all’assegno per il nucleo familiare

reddito di emergenza
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L’INTEGRAZIONE PER LE PENSIONI DI REVERSIBILITÀ

lagazzettadilucca.it ricorda che le pensioni di reversibilità possono essere anche oggetto di un’integrazione relativa all’assegno per il nucleo familiare, che “deve essere erogato anche nel caso in cui il nucleo familiare sia composto di una sola persona qualora la stessa sia titolare di pensione, ai superstiti (o di reversibilità) da lavoro dipendente e si trovi a causa di infermità o difetto fisico o mentale, nell’assoluta e permanente impossibilità di dedicarsi ad un proficuo lavoro”. Dunque tale integrazione spetta “alle vedove/i di dipendenti pubblici e privati, che siano titolari di pensione di reversibilità e che siano riconosciuti inabili a proficuo lavoro, condizione questa che si riscontra nel caso di invalidi al 100% titolare di pensione di accompagnamento o riconosciuti invalidi 100%”. L’assegno “è pari a euro 52,91 mensili per redditi famigliari fino a euro 27.899,67”, ma “non spetta se il coniuge defunto era lavoratore autonomo”. Inoltre, “siccome il riconoscimento è retroattivo di cinque anni, c’è anche il diritto agli arretrati che possono arrivare a circa 3.400 euro”.

SINDACATI DA DRAGHI, MA SULLE PENSIONI

Recovery Plan, lavoro e donne: di questo hanno discusso oggi nell’incontro a Palazzo Chigi i sindacati nazionali e il Presidente del Consiglio Mario Draghi: “fumata nera” però sulla riforma pensioni, con Cgil-Cisl-Uil che ancora attendono la convocazione del Ministero del Lavoro in merito ai primi tavoli di discussione della prossima legge previdenziale che dovrà gioco-forza sostituire la Quota 100 in scadenza a fine anno. «Draghi ci ha parlato della necessità che sull’attuazione del piano ci sia una mobilitazione collettiva e che il governo è disponibile ad interloquire in maniera permanente con le parti sociali e le forze politiche nazionali e locali», ha spiegato all’uscita da Palazzo Chigi il segretario generale della Cisl Luigi Sbarra, «Abbiamo chiesto chiesto di accompagnare fase di attuazione con un patto sociale che tenga insieme governo, associazioni datoriali e organizzazioni sindacali. La priorità è rilanciare gli investimenti e evitare nuovi licenziamenti». Per il leader della Cgil Maurizio Landini invece «L’obiettivo del piano e dei provvedimenti del governo deve essere creare lavoro. C’è bisogno che questi investimenti siano destinati alla creazione di un piano straordinario per l’occupazione che abbia al centro i giovani, le donne e il Mezzogiorno». Per chi invece chiedeva che già nel confronto con Draghi potesse essere messe sul tavolo il nodo delle pensioni, il vertice di oggi ha di fatto “deluso” le aspettative. (agg. di Niccolò Magnani)

GLI EFFETTI DELLA FUSIONE UBI-INTESA PER I PENSIONATI

In un articolo su Avvenire viene ricordato che da alcuni giorni è effettiva la fusione tra Intesa Sanpaolo e Ubi Banca che “entrambi gli istituti hanno già dato ai rispettivi clienti adeguate informazioni sulla fusione, in particolare per gli effetti sulle operazioni e sui movimenti dei conti correnti interessati al trasferimento da Ubi a Intesa. Nulla cambia per il pagamento delle pensioni. L’Inps garantisce la continuità per gli accrediti delle rate mensili sul conto corrente, sul libretto postale e su altri strumenti dotati del codice Iban, secondo i precedenti accordi contrattuali in corso con ciascuna banca”. Discorso diverso va fatto “per gli accrediti di prestazioni diverse dalle pensioni, come indennità, bonus ecc. Il beneficiario delle relative somme, già correntista presso Ubi Banca, dovrà effettuare attraverso i sistemi telematici dell’Inps la variazione del vecchio Iban, inserendo il nuovo codice Iban”. In ogni caso “l’Inps, per un periodo temporaneo ma non oltre dodici mesi, continuerà ad accreditare i pagamenti sulle vecchie coordinate bancarie”.

LA RISPOSTA DI QUARTAPELLE ALLE ISTANZE DEL CODS

Sempre attivissima nel sottoporre alle parlamentari italiane le istanze del Comitato Opzione donna social in tema di riforma pensioni, Ornella Magnani, come spiega Orietta Armiliato sulla pagina Facebook del Cods, ha ricevuto una risposta interessante da Lia Quartapelle. La deputata del Partito democratico spiega di sostenere le istanze del Comitato, relative in particolare al riconoscimento ai fini previdenziali del lavoro di cura svolto dalle donne. Quartapelle riconosce che si tratta di un lavoro che con la pandemia è aumentato e che viene poco riconosciuto. Anche i sindacati chiedono che vi sia una valorizzazione del lavoro di cura delle donne, che però, come evidenziato anche dal Cods, non dovrebbe essere limitato al riconoscimento di uno sconto contributivo per ogni figlio avuto. Infatti il lavoro di cura non è solo quello rivolto ai propri figli, ma vi possono essere situazioni, per esempio, in cui ci si trova a dover assistere genitori anziani, dovendo magari rinunciare al lavoro a tempo pieno o persino a un posto di lavoro.

RIFORMA PENSIONI, I PROBLEMI PER GLI INVALIDI

In un articolo pubblicato sulla Gazzetta del Mezzogiorno viene evidenziato che “gli effetti della pandemia si scaricano su una categoria particolarmente debole, quella dei pensionati di invalidità civile”. Infatti, la relazione al pre-Rendiconto sociale 2020 presentato dal Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Inps “fotografa una situazione di disagio per questa categoria”. “Gli attuali sistemi organizzativi (fase sanitaria in convenzione con Inps o in gestione da parte delle regioni) per il riconoscimento delle prestazioni di invalidità civile – si legge nella relazione – non riescono a far fronte, in tempi congrui, al flusso delle domande generando così un consistente arretrato”. Un problema che era già emerso lo scorso anno, in particolare subito dopo lo scoppio della pandemia.

LA PROPOSTA DEL CIV DELL’INPS

La relazione del Civ parla di un arretrato al 31 dicembre 2020 per il 45% di competenza Inps e per il 55% delle Regioni. Dunque il problema sembra essere abbastanza generalizzato. Il Civ avanza in ogni caso una proposta per cercare di superare i disagi. “Qualora, nell’emergenza pandemica, si provvedesse ad un formale rinvio delle visite di revisione, i centri medico legali dell’Inps potrebbero far fronte ad un maggior numero di visite per le domande di invalidità civile. Di grande agevolazione in questo percorso risulterebbe una strutturata ed organizzata modalità di visita su base documentale”. Dunque il Civ consiglia di rinviare le visite di richiamo, finché c’ la pandemia, per concentrarsi sulle prime visite che potrebbero avvenire su base documentale.

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