Riforma pensioni/ Ghiselli e le priorità nella manovra

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, Roberto Ghiselli spiega i provvedimenti contenuti nella Legge di bilancio che ritiene più importanti e quali dovrebbero esserci

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LE PRIORITÀ NELLA MANOVRA PER GHISELLI

In un’intervista pubblicata su avantionline.it, Roberto Ghiselli spiega di ritenere importante, tra i provvedimenti contenuti nella Legge di bilancio, “l’intervento sulla copertura previdenziale piena per i part time verticali, soprattutto perché parliamo di una platea costituita in gran parte da donne e giovani”. Tuttavia, il Segretario confederale della Cgil non nasconde di ritenere che con la manovra vadano “date risposte più adeguate alla popolazione anziana, prevedendo una specifica normativa sulla non-autosufficienza e sulla rivalutazione delle pensioni, agendo su fisco e quattordicesima. Maggiore attenzione va posta alla gestione della fase successiva al blocco dei licenziamenti, agendo in particolare sulle misure in grado di favorire anche nell’immediato la ricollocazione delle persone, il rafforzamento degli ammortizzatori sociali e degli strumenti di gestione delle crisi aziendali e di accompagnamento alla pensione. A questo proposito pensiamo vada risolto definitivamente il problema degli ultimi ‘esodati’ rimasti, ormai si tratta di poche migliaia di persone”.

RIFORMA PENSIONI, LA RICHIESTA SULLE MINIME

In un comunicato stampa diffuso oggi l’Inps spiega che “nel mese di novembre 2020, con le riattivazioni dei nuclei che avevano terminato il primo ciclo di RdC nel mese di settembre 2020, aumenta nuovamente il numero dei nuclei familiari beneficiari di Reddito/Pensione di Cittadinanza, che raggiunge così il valore di 1,2 milioni, per un totale di 2,8 milioni di persone coinvolte e un importo medio mensile di 524 euro. Al 98% di coloro che hanno presentato domanda di rinnovo è stata nuovamente erogata la prestazione nel mese di novembre 2020. Nel 61% dei casi si tratta di nuclei senza la presenza di minori e il 74% dei nuclei presenta al massimo tre componenti”. Come noto, attraverso la pensione di cittadinanza è possibile avere un’integrazione al reddito fino a 780 euro al mese. Una cifra che risulta più alta rispetto a quella di molti assegni di ex agricoltori. Anche per questo la Cia da tempo chiede una misura di riforma pensioni volta a innalzare le minime. Un tema che verrà probabilmente ripreso domani nel corso dell’Assemblea nazionale dell’Anp-Cia dal titolo “Pensioni-Sanità-Servizi. Riprogettiamo il futuro”, che si terrà in webinar domattina.

LAVORATORI SPETTACOLO, IL BONUS E IL FONDO PENSIONI

Nel Decreto Ristori quater in arrivo in Parlamento per il voto finale, è previsto il bonus da 1000 euro ai lavoratori iscritti al Fondo Pensioni Lavoratori dello Spettacolo: nell’emergenza Covid-19 non è stata minima la perdita non solo di occupazione del settore, ma anche sul fronte previdenziale la situazione non è certo stata di minor importanza. L’indennità è rivolta ai lavoratori iscritti al predetto Fondo, con i lavoratori che possono far valere «almeno 30 contributi giornalieri versati al predetto Fondo nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 e la data del 30 novembre 2020, da cui deriva un reddito non superiore a 50.000 euro, che non siano titolari alla predetta data del 30 novembre 2020 di trattamento pensionistico diretto né titolari, alla data del 1° dicembre 2020, di contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato», si legge negli articoli del Dl Ristori quater.

IL POTENZIAMENTO DEL CONTRATTO DI ESPANSIONE

Tra le misure di riforma pensioni, la Legge di bilancio dovrebbe portare anche a un potenziamento degli “strumenti che consentano l’avvicinamento alla pensione dei lavoratori, con l’aiuto delle imprese, in un 2021 che potrebbe presentare il conto economico della pandemia con un’ondata di ristrutturazioni, e che vedrà cadere a fine marzo il blocco dei licenziamento”, scrive Il Sole 24 Ore. Quindi, oltre alla proroga di Ape social e Opzione donna, “dovrebbero arrivare la proroga dell’isopensione ‘Fornero’ in formato esteso da quattro a sette anni (cioè uno scivolo verso la pensione per i lavoratori distanti fino a sette anni dai requisiti), e un’estensione del contratto di espansione alle imprese sopra 500 dipendenti (nel 2019 e nel 2020 lo strumento è stato applicabile alle imprese oltre mille dipendenti). La platea di riferimento potenziale del contratto di espansione arriverebbe così a circa 1.800 imprese, con 3,6 milioni di lavoratori”. Vedremo quindi cosa accadrà alla manovra nel passaggio alla Camera, dove non mancano emendamenti proprio per potenziare ulteriormente il contratto di espansione.

L’AUMENTO DEGLI INSEGNANTI VERSO LA PENSIONE

In un articolo su contocorrenteonline.it viene ricordato come sia cresciuto, rispetto allo scorso anno, il numero di insegnanti che hanno presentato domanda di cessazione dal servizio per andare in quiescenza dal 1° settembre 2021, sfruttando anche la misura di riforma pensioni nota come Quota 100. Probabilmente l’incremento è dovuto anche ai cambiamenti nella didattica intercorsi negli ultimi mesi, che non rendono semplice il lavoro. Trend-online.com ricorda che ancora non si sa quanti saranno i dirigenti scolastici ad andare in pensione, dato che i termini per presentare la domanda scadranno il prossimo 28 febbraio. In buona sostanza, e considerando anche i ritardi che scontano i concorsi indetti dal ministero dell’Istruzione, l’anno prossimo potrebbe esserci una serio problema di carenza di organici, che andrà affrontato per tempo in modo da evitare dei contraccolpi che andrebbero a scapito soprattutto degli studenti. Vedremo quindi quali contromisure verranno prese nelle prossime settimane e nei prossimi mesi.

RIFORMA PENSIONI, COME GARANTIRE UNA RENDITA EXTRA DA 400 EURO AL MESE

Si è parlato spesso nelle ultime settimane dell’importanza di misure di riforma pensioni che possano spingere l’adesione dei lavoratori alla previdenza complementare. Un tema che riguarda in particolare i più giovani, visto che avranno un assegno pensionistico calcolato con il sistema contributivo puro e che potrebbe quindi essere inferiore alle aspettative. Anche per questo l’Economia consiglia a nonni e genitori di regalare a Natale, a figli o nipoti, un piano pensionistico. Ipotizzando che l’età pensionabile resti a 67 anni, e iniziando a versare da quando il figlio o il nipote ha 10 anni, è possibile garantire una rendita futura di 400 euro al mese investendo 968 euro l’anno (cioè 81 euro al mese) per 57 anni. Il piano può essere iniziato per essere lasciato poi da completare al destinatario una volta che avrà iniziato a lavorare.

L’ALTERNATIVA DEL RISCATTO DELLA LAUREA

Un altro regalo per il futuro previdenziale dei propri figli o nipoti più grandi è il riscatto della laurea, che con il regime agevolato può costare 5.260 per ogni anno di corso. In entrambi i casi è possibile godere di vantaggi fiscali (deduzioni o detrazioni a seconda dei casi). Ovviamente la scelta tra le due tipologie di “regalo” dipende sia dall’età del destinatario che dall’obiettivo che si vuole garantire (oltre che dalla spesa che si intende sostenere): per avvicinare il traguardo pensionistico conviene il riscatto della laurea, per integrare il futuro reddito meglio il fondo pensione. Tra l’altro con quest’ultimo è possibile ottenere la Rendita integrativa temporanea anticipata.

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