RIFORMA PENSIONI/ Il ricalcolo pronto per gli assegni (ultime notizie)

- Lorenzo Torrisi

Si avvicina la manifestazione sindacale contro la riforma pensioni. Le parole di Renzo Grison, Segretario provinciale della Fap Acli di Vicenza

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Lapresse

IL RICALCOLO PER LE PENSIONI

Si avvicina la manifestazione unitaria dei sindacati a Roma contro la riforma pensioni. Renzo Grison, Segretario provinciale della Fap Acli di Vicenza, spiega che “con l’adesione a questa manifestazione protestiamo contro alcune scelte del Governo come la pensione di cittadinanza, la cui copertura non è quella promessa nei mesi scorsi, il blocco della rivalutazione delle pensioni ed il contributo di solidarietà. Il blocco, infatti, non è rivolto solamente alle cosiddette pensioni d’oro, ma intacca il potere d’acquisto, di per sé già debole, di 5,6 milioni di pensionati e costringe alcuni di loro a grosse restituzioni all’Inps delle quote di rivalutazione già assegnate”. Secondo quanto riporta tviweb.it, il sindacalista evidenzia che da giugno “i pensionati dovranno fare i conti con il ricalcolo. A partire dai trattamenti pensionistici che superano tre volte il minimo (ovvero i 1.522 euro al mese), e via via con aliquote maggiori, verranno rivisti in base a quanto previsto dalla legge di bilancio per il 2019, che ha introdotto il contributo di solidarietà e ritoccato i meccanismi che adeguano gli assegni all’inflazione”.

OPZIONE DONNA, CHIESTA PROROGA AL 2023

La riforma pensioni ha prorogato Opzione donna di un anno e ora si parla di una nuova proroga fino alla fine del 2019 da adottare con la nuova Legge di bilancio. Per Orietta Armiliato, “senza dubbio alcuno sarebbe, da parte del legislatore, un atto di grande rispetto verso le Donne decidere di protrarre la misura nel tempo, ma senza dover assoggettare le lavoratrici che intendono optare allo stillicidio del ‘di anno in anno’ che è una metodologia frustrante, crudele oserei dire immorale poiché genera ansia, precariato ed incertezza, sentimenti negativi che le donne non meritano, oltre a tutto il resto, di dover subire e gestire”. Per questo, l’amministratrice del Comitato Opzione donna social, con un post sulla pagina Facebook del Cods stesso, chiede ai sindacati di dettagliare la richiesta di proroga contenuta nella piattaforma unitaria “sottoscritta e sottoposta al Ministro del Lavoro ed al suo sottosegretario, durante la riunione tenutasi al Mise nello scorso mese di Marzo, inserendo come termine di esercizio della proroga il 31 Dicembre 2023”.

RIFORMA PENSIONI, BLOCCATA LA NORMA SUL TFS

Il sito del Sole 24 Ore riporta una notizia che sicuramente interesserà i dipendenti pubblici che hanno richiesto, o intendono richiedere, Quota 100. La riforma pensioni ha infatti previsto la possibilità di avere un anticipo sul Trattamento di fine servizio fino a 45.000 euro attraverso un finanziamento bancario agevolato. Tuttavia, spiega il quotidiano di Confindustria, “la legge che ha previsto questo meccanismo è in vigore da tempo ma per farlo partire serve un decreto ministeriale (Economia e Funzione Pubblica) che ancora non è arrivato. I termini scadono oggi. Solo dopo la pubblicazione del decreto potrà essere perfezionata una convenzione con l’Abi, cui i tecnici e diverse banche stanno peraltro lavorando da settimane. Senza anticipo finanziario il Tfs continuerebbe ad essere pagato ai pensionati in scaglio diversi con un posticipo di 12 e 24 mesi”. “A questo punto la domanda da porsi è se l’anticipo riuscirà ad essere implementato entro il 1° agosto prossimo, quando si apre la finestra di uscita dei ‘quotisti’ del pubblico impiego”, si legge ancora nell’articolo.

RIFORMA PENSIONI, LA PROTESTA DEI SINDACATI

I sindacati sono pronti a manifestare contro la riforma pensioni del Governo. “Invece di aiutare i pensionati, il governo li danneggia attraverso provvedimenti iniqui. Siamo stanchi di essere sempre il bersaglio di politiche rivolte a cercare risorse prelevandole direttamente dalle nostre tasche, come avvenuto con la decisione di procedere al taglio della rivalutazione delle pensioni in vigore dal 1° aprile scorso. I nostri iscritti esprimono ogni giorno insoddisfazione nei confronti di un governo che non ha voluto finora ascoltare le nostre richieste in tema di pensioni, tasse, sanità e assistenza”, dicono i Segretari generali di Spi-Cgil Modena Alfredo Sgarbi, Fnp-Cisl Emilia Centrale Adelmo Lasagni e Uilp-Uil Fernanda Malavolti. Secondo quanto riporta sassuolo2000.it, i sindacalisti evidenziano anche che “questo governo proclama di voler essere vicino ai bisogni delle famiglie. Invece, in pratica, fa il contrario: mette le mani nelle tasche dei pensionati e lo fa subito dopo le elezioni europee”.

RIFORMA PENSIONI, LA LEGGE SUI VITALIZI IN CALABRIA

La Corte dei Conti ha espresso perplessità sulla riforma pensioni con Quota 100, pur ammettendo che risponde a una richiesta di flessibilità. Domenico Proietti segnala che “una maggiore e strutturata flessibilità di accesso alla pensione”, come proposto dalla Corte dei Conti, “conferma la validità delle proposte della Uil e di tutto il Sindacato. Dopo Quota 100 bisogna introdurre l’accesso alla pensione intorno a 62 anni per tutti i settori di lavoro e stabilire che 41 anni di contributi sono sufficienti a prescindere dall’età”. Il Segretario confederale della Uil ricorda la richiesta “al Governo di aprire il tavolo di confronto con i sindacati per affrontare anche i temi delle future pensioni dei giovani, della valorizzazione del lavoro di cura per le donne e della maternità ai fini previdenziali, e per ripristinare la piena rivalutazione delle pensioni in essere”. Intanto, come ricorda orizzontescuola.it, in merito alle domande per Quota 100 nel settore scuola presentate entro il 28 febbraio scorso risultano “acquisite solo 7.544 domande, ossia il 36% del totale”.

RIFORMA PENSIONI, LA LEGGE SUI VITALIZI IN CALABRIA

“Quota 100 non basta, è sicuramente un primo passo da parte del Governo, ma va aperto un confronto per instaurare un accesso ad un sistema pensionistico più flessibile e soprattutto bisogna tener conto dei lavori gravosi e delle donne”. Con queste parole Giorgio Galbusera, Segretario Generale della Fnp-Cisl Monza Brianza Lecco commenta le misure di riforma pensioni del Governo, contro cui si prepara a manifestare sabato a Roma. “Il Governo deve capire che le pensioni vanno tutelate e che noi pensionati non siamo un bancomat per finanziare le loro campagne. La rivalutazione non è un privilegio, ma un diritto frutto dei nostri contributi versati”, sono le parole del sindacalista riportate da mbnews.it.  “Abbiamo il sistema fiscale sulle pensioni più alto in Europa. Andrebbe rivalutato, perché non si tratta di una rendita, ma di salario differito”, aggiunge Galbusera, secondo cui “una soluzione per un futuro pensionistico più stabile ci sarebbe. È rappresentato dalle pensioni integrative che tramite i fondi contrattuali assicurerebbero ai lavoratori di oggi un’uscita più serena”.

RIFORMA PENSIONI, LA LEGGE SUI VITALIZI IN CALABRIA

Anche il Consiglio regionale calabrese ha deciso di varare la riforma pensioni per gli ex consiglieri. Anche se, come spiega linkiesta.it, è stato introdotto un “sistema di tagli e riduzioni da equilibristi, con l’applicazione di ammortizzatori sociali in quota percentuale – come previsto dall’intesa con il governo – senza contributivo ‘secco’, in modo da scongiurare eventuali ricorsi per dubbi di costituzionalità. E finire magari per dover accantonare poi i risparmi per far fronte a eventuali futuri rimborsi”. Inoltre, i consiglieri regionali attuali saranno obbligati a versarsi i contributi. “In parole più semplici dobbiamo pagarci i contributi da soli, attingendo dal nostro stipendio come qualsiasi dipendente statale, né più né meno. I prossimi consiglieri regionali, dunque, e anche noi d’ora in avanti, avremo uno stipendio più basso, ma grazie a queste trattenute i consiglieri regionali attuali e futuri contribuiranno finalmente al sistema pensionistico nazionale”, spiega il capogruppo dei Democratici e progressisti regionali Giuseppe Giudiceandrea.

RIFORMA PENSIONI E LA DIFESA DI DI MAIO

Oggi sulla piattaforma Rousseau si voterà sul destino politico di Luigi Di Maio e Sara Marcozzi, Capogruppo del Movimento 5 Stelle in Regione Abruzzo, difende il lavoro svolto dal vicepremier, comprese le misure di riforma pensioni. Secondo quanto riporta abruzzoweb.it, infatti, Marcozzi evidenzia che “è stato Luigi Di Maio a sottoscrivere il Contratto di Governo, un documento in cui sono stati messi nero su bianco i provvedimenti più urgenti da intraprendere seguendo alla lettera il programma con cui ci siamo presentati agli italiani. Ed è sempre stato Luigi Di Maio a svolgere il ruolo di garante delle promesse fatte in campagna elettorale, diventando Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico e portando a casa alla prima legge di bilancio Reddito di Cittadinanza, aumento delle pensioni minime e Quota 100. Sono risultati che stanno portando un miglioramento alla vita reale di migliaia di italiani, obiettivi che inseguivamo fin dalla nascita del MoVimento e che abbiamo conquistato alla prima occasione”. Dunque dal suo punto di vista Di Maio deve restare alla guida di M5s.

RIFORMA PENSIONI, LA PROTESTA DEI SINDACATI

Si avvicina la manifestazione unitaria dei sindacati contro la riforma pensioni e sul territorio si susseguono gli incontri preparatori, come quello tenutosi a Siracusa, nel quale è emerso un chiaro messaggio chiaro, come riporta siracusaoggi.it: “Basta essere il bancomat del Governo, andremo a Roma l’1 giugno per ribadirlo e far capire che il sindacato unitario dei pensionati merita più attenzione e soprattutto rispetto”. All’assemblea hanno preso parte i locali segretari di Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil Valeria Tranchina, Vito Polizzi, Sergio Adamo e Salvo Lantieri, oltre che quelli rappresentanti le confederazioni Cisl e Uil Paolo Sanzaro e Stefano Munafò, e il Segretario regionale Uilp Nino Toscano.

IL RISCHIO PER LE PENSIONI DI DOMANI

“Le nostre pensioni sono state ottenute seguendo perfettamente le leggi dello Stato e ancora oggi noi contribuiamo alla crescita dei figli e dei nipoti, quindi abbiamo contribuito alla sopravvivenza di tante famiglie: per questo vogliamo essere sempre parte attiva della società. Serve dunque lavoro e non precariato perché altrimenti sono a rischio le pensioni di domani”, è un’altra rivendicazione emersa dall’incontro. I partecipanti hanno concluso con una considerazione importante: “Dobbiamo fare quello che il sindacato ha sempre fatto, tutti parlano a sproposito di pensioni e nessuno ci chiama in causa che siamo i principali soggetti a farlo. Ecco perché da qui, infine, partirà un ciclo di assemblee e la necessità di parlare alle persone perché questo Paese ha bisogno di noi, con proposte credibili e la nostra serietà che ci contraddistingue”.

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