Riforma pensioni/ Le richieste sindacali sulla previdenza complementare

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, le richieste sindacali sulla previdenza complementare dopo i dati che sono stati diffusi dalla Covip

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Image by Steve Buissinne from Pixabay

LE RICHIESTE SINDACALI SULLA PREVIDENZA COMPLEMENTARE

“La Uil, insieme a Cisl e Cgil, chiede al Governo di sostenere con determinazione il secondo pilastro previdenziale avviando un nuovo semestre di silenzio assenso e ripristinando una fiscalità incentivante”. È quanto ricorda Domenico Proietti, Segretario confederale della Uil, commentando i dati della Covip sull’andamento dei fondi pensione. Numeri che, secondo Ignazio Ganga, Segretario confederale della Cisl, mostrano come “i lavoratori che hanno scelto la previdenza complementare hanno fatto una buona scelta”. Dal suo punto di vista “è importante richiamare i temi della previdenza integrativa contenuti nella piattaforma sindacale unitaria, dal rilancio delle adesioni, alla riduzione del peso fiscale sui rendimenti, al sostegno dei fondi pensione che investono in economia reale. Assofondipensione, l’associazione dei fondi pensione negoziali, ha recentemente sottoscritto con Cassa Depositi e Prestiti un progetto di sistema per l’investimento in economia reale che pensiamo dovrebbe essere adeguatamente sostenuto a livello fiscale in considerazione della sua potenzialità”.

IL RECUPERO DELLA PREVIDENZA COMPLEMENTARE

La Covip ha diffuso i dati relativi alle forme pensionistiche complementari aggiornati allo scorso 30 giugno, che evidenziano un aumento di circa 105.000 unità nel numero di posizioni in essere. Tale numero comprende anche possibili adesioni contemporanee a più forme di previdenza complementare. Come riporta Askanews, si stima comunque un totale di iscritti pari a 8,34 milioni di persone. I risultati delle forme di previdenza complementari sono risaliti, pur continuando in media a rimanere negativi rispetto alla fine del 2019. In ogni caso da inizio 2010 a metà 2020 il rendimento medio annuo composto è stato pari al 3,3% per i fondi negoziali, al 3,4% per i fondi aperti, al 4% per i PIP di ramo III, e al 2,5% per le gestioni di ramo, contro una rivalutazione del Tfr pari al 2% annuo. Il patrimonio dei fondi negoziali risulta pari a 56,7 miliardi di euro, quello dei fondi aperti a 23,1 miliardi e quello dei PIP “nuovi” a 36,2 miliardi. Per tutte queste forme, il patrimonio ha recuperato nel complesso le perdite in conto capitale registrate nel trimestre precedente.

IL NUOVO SEMESTRE SILENZIO-ASSENSO SUL TFR NECESSARIO

La previdenza complementare sarà sempre più importante e Giovanni Maggi, Presidente di Assofondondipensione, in un’intervista al Giornale segnala l’importanza di “iniziative di comunicazione e sensibilizzazione previdenziale, come il Progetto pilota che abbiamo avviato insieme a Covip e Università Bocconi”. Tuttavia, “questo non basta, bisogna mettere in campo soluzioni più incisive. Per esempio una nuova campagna informativa istituzionale sulla previdenza complementare e una riapertura del semestre di silenzio assenso sul Tfr, a tredici anni da quello che nel 2007 aveva dato risultati positivi”. Maggi spiega anche che gli impatti diretti dalla crisi da coronavirus per i fondi chiusi “sono stati piuttosto contenuti, nel senso che non si è registrato un forte incremento nella richiesta di anticipazioni, somme in acconto sul montante maturato che possono essere concesse per particolari esigenze degli iscritti, per esempio le spese sanitarie. Questo è un segno di consapevolezza degli iscritti, che non hanno intaccato la propria posizione in un periodo di perdite della gestione finanziaria”.

ALLARME PENSIONI GIOVANI

Secondo l’ultimo post su “Econopoly” – il blog del Sole 24 ore dedicato a progetti, idee e confronti su economia e futuro – viene affrontato un tema tutt’altro che marginale come il futuro degli assegni pensioni, se non dovesse arrivare a breve una riforma previdenziale consistente post-crisi Covid. L’effetto dannoso che potrebbe avere l’emergenza economica, in espansione ancora nei prossimi anni, sugli assegni degli attuali giovani lavoratori è tutt’altro che da tenere in secondo piano: «una grande proporzione di giovani non ha un lavoro (proporzione che aumenterà a causa della crisi) o ne ha uno in nero senza contributi o precario con un salario basso e/o intermittente (accentuato verso il basso dalla crisi e dalla disinflazione); tutto ciò consente loro di accumulare un montante contributivo molto modesto e in molti casi insufficiente alla sussistenza all’età del pensionamento», scrive Econopoly nel post pubblicato il 3 agosto 2020. Più la politica non coglierà questo rischio sul medio-lungo periodo, più per i giovani e le pensioni i rischi saranno maggiori, con un particolare “pericolo” evidenziato dal blog economico «quando le nuove generazioni diventeranno classe dirigente o comunque maggioranza nel paese, si rifaranno sui loro genitori che hanno accumulato un elevato debito pubblico, hanno ridotto loro il trattamento previdenziale e hanno lasciato loro un pesante fardello sulle spalle». (agg. di Niccolò Magnani)

FONDINPS IN LIQUIDAZIONE

Come spiega il sito di Ipsoa, “è approdato in Gazzetta Ufficiale il decreto, datato 31 marzo 2020, che introduce il Regolamento concernente la soppressione della forma pensionistica complementare residuale istituita presso l’Inps”. Con la nuova disciplina, in vigore dal prossimo 14 agosto, FondInps verrà messo in liquidazione e ci sarà “il subentro da parte del Fondo Cometa con le garanzie riservate ai lavoratori già iscritti”. La Covip provvederà a nominare entro il 29 agosto il Commissario liquidatore di FondInps. “Ai soggetti già iscritti a FondInps e trasferiti al Fondo Cometa è riconosciuto il diritto di trasferimento della posizione individuale ad altra forma pensionistica complementare da esercitarsi, in assenza di oneri, entro i sei mesi successivi alla ricezione delle relative informative che saranno predisposte da Cometa. Agli iscritti è comunicato il comparto di destinazione delle posizioni individuali e dei flussi contributivi futuri, unitamente a una descrizione delle relative caratteristiche”.

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI GHISELLI

In un articolo pubblicato sul Manifesto, Roberto Ghiselli ricorda l’importanza della flessibilità pensionistica, che di per sé era già contenuta nella riforma Dini del 1995, ma che è stata “smantellata” da interventi di riforma pensioni successivi. Il Segretario confederale della Cgil riconosce che anche la Legge Fornero conteneva l’idea di una flessibilità per chi ricade interamente nel sistema contributivo, “ma questa opportunità irragionevolmente è riservata solo a chi matura una pensione superiore a 2,8 volte l’importo dell’assegno sociale, traguardo precluso ai più”. Per Ghiselli, quindi, sarebbe opportuno varare una flessibilità pensionistica dai 62 anni di età, tenendo anche conto di Quota 41, anche perché continuano ad aumentare i pensionandi ricadenti prevalentemente nel sistema contributivo.

L’IMPORTANZA DELLA FLESSIBILITÀ

“In sostanza l’età in cui si va in pensione diventa finanziariamente irrilevante, mentre decisivi saranno i contributi che sono stati accantonati nel corso della vita e l’età in cui si va in pensione”, sintetizza Ghiselli, evidenziando che non bisogna dimenticare “i benefici legati ad un turn over generazionale o alla opportunità che si offrirebbe alle persone di conciliare diversamente i tempi di vita, di lavoro, di cura, nel loro percorso esistenziale”. Questo in risposta all’obiezione di chi ritiene che un’uscita anticipata dal lavoro porterebbe ad anticipazioni di cassa per il versamento delle pensioni rispetto ai tempi di un ingresso in quiescenza coi requisiti rigidi.

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