RIFORMA PENSIONI/ Il difetto del sistema a ripartizione (ultime notizie)

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, le parole di Elena Vigliano ricordano gli effetti del sistema a ripartizione che non sono sempre positivi

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(Pixabay)

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI VIGLIANO

Sulle pagine dell’Opinione delle libertà, Elena Vigliano spiega che “la gestione della previdenza andrebbe completamente liberalizzata. Fu un errore gravissimo introdurre nel 1972 il sistema pensionistico ‘a ripartizione’. Si iniziò ad erogare pensioni slegate da un effettivo accantonamento di capitale individuale accumulato. Ciò consentì successivamente la concessione di baby pensioni, pensioni d’oro, pensioni anticipate che hanno reso necessario l’applicazione di aliquote contributive elevatissime, il 40 per cento (in Germania l’aliquota è al 19 per cento) rendendo il costo del lavoro insostenibile”. Dunque, in tema di riforma pensioni, si dovrebbe “ritornare ad un sistema ‘a capitalizzazione’ individuale”, in cui ciascuno “sia in grado di monitorare giorno per giorno il proprio capitale pensionistico accumulato”.

IL PROBLEMA DEL SISTEMA A RIPARTIZIONE

L’economista evidenzia che “in Italia, invece di prendere atto del totale fallimento del sistema a ripartizione obbligatorio e del monopolio statale della previdenza ed avviare, di conseguenza, una totale riforma e liberalizzazione del sistema previdenziale, si preferisce colpevolizzare chi ha l’esigenza, ad esempio per motivi fisici, di andare in pensione dopo i 62 anni, avendo versato 38 o 40 anni di contributi, obbligandolo a lavorare a vita solo per giustificare e mantenere in piedi un sistema previdenziale iniquo, inefficiente ed inefficace, nel quale le giovani generazioni hanno tutta probabilità di non prendere tra 50 anni alcuna pensione perché è uno ‘schema Ponzi’ in cui l’ultimo rischia di rimanere con il cerino in mano”.

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