RIFORMA PENSIONI/ Catalfo: va ricostituita la Commissione che avevo insediato

- Lorenzo Torrisi

Nunzia Catalfo ritiene che in tema di riforma pensioni andrebbe anzitutto istituita nuovamente la Commissione che lei aveva insediato

nunzia catalfo
Nunzia Catalfo, Ministro del Lavoro (LaPresse, 2020)

LE PAROLE DI CATALFO

L’ex ministra del Lavoro Nunzia Catalfo ritiene che in tema di riforma pensioni andrebbe anzitutto “istituita nuovamente la Commissione” che lei aveva “insediato con le parti sociali, il Mef e la Ragioneria e che aveva stilato un documento in cui raccoglieva le varie ipotesi di flessibilità in uscita. Non è stata ancora ricostituita e, a mio avviso, andrebbe fatto immediatamente proprio per trovare delle soluzioni in vista della prossima legge di Bilancio. Che, però, a questo punto, devono essere più stabili e strutturali”. Intervistata da affaritaliani.it, la senatrice pentastellata spiega anche che il Reddito di cittadinanza non andrebbe superato, ma anzi “implementato. Non dimentichiamo che la misura prevedeva anche una riforma e un rafforzamento dei centri per l’impiego. Parliamo di 11.600 operatori che non sono stati ancora assunti, ma sono le Regioni che devono fare i bandi. E, poi, va implementato il patto per la formazione perché spesso ci troviamo di fronte a persone con carenze di competenze che vanno colmate”.

RIFORMA PENSIONI, MANAGERITALIA PER QUOTA 94

Mario Mantovani, Presidente di Manageritalia, nel corso dell’assemblea nazionale della federazione dei dirigenti, ha parlato anche di riforma pensioni, evidenziando che “occorre superare quota 100 e le nostre idee vanno sempre nella direzione della sostenibilità. A nostro parere però provvedimenti eccessivamente incentivanti caricano costi su bilancio dello Stato che poi si scaricano sulle generazioni future. Sosteniamo perciò un provvedimento che preveda il pensionamento anticipato con almeno 64 anni di età e 30 anni di anzianità contributiva, crediamo che così si possa creare un sistema sostenibile che vada gradualmente a convergere verso un sistema puramente contributivo che tra qualche anno sarà il sistema di tutti”. Mantovani, come riporta Adnkronos, ha anche detto: “Non vogliamo indirizzare il Paese verso un modello di lavoro low-cost: la necessaria flessibilità in entrata e in uscita deve accoppiarsi alle tutele tipiche del contratto a tempo indeterminato, soprattutto per i giovani. Ma grande attenzione deve essere data alla retribuzione che deve crescere a tutti i livelli”.

IL PRESIDIO CONTRO IL GOVERNO E LA LEGGE FORNERO

Domani a Reggio Emilia è in programma, alle ore 17:00 in piazza Prampolini, un presidio organizzato da Alternativa Libertaria Reggio Emilia e Federazione Anarchica Reggiana – FAI. Come si legge su nextstopreggio.it, i promotori dell’iniziativa evidenziano che “quello che è stato presentato dai media come il ‘governo dei migliori’, necessario alla patria e alla nazione, si rivela essere solo il garante degli interessi del padronato e della finanza per riorganizzare la società e la produzione con nuove e maggiori forme di sfruttamento.La vera opposizione al governo Draghi e ai suoi sponsor industrial-finanziari deve venire dal basso, dai chi lavora, dai ceti popolari”. “Denunciamo un sistema tributario e fiscale che colpisce solamente dipendenti, pensionati e chi è costretto ad aprire una partita Iva per poter lavorare. Dobbiamo far pagare i ricchi una volta tanto. Vogliamo pensioni che ci permettano di uscire dal lavoro ancora vivi, cancellando come prima cosa la legge Monti-Fornero, una vera e propria ingiustizia sociale”, si legge ancora.

LE PAROLE DI CAVALLARO

“Siamo in un Paese in cui accade che anche lavorando si è poveri. È questo il dato più drammatico che non traspare dai vari report che si susseguono e che non danno il vero senso della realtà del mondo occupazionale e delle condizioni di chi lavora. Un problema enorme che secondo noi va affrontato non solo definendo una soglia di salario minimo, sul quale ci siamo più volte espressi nel corso degli anni auspicandone la necessità e quindi l’introduzione di una disciplina in merito come indicato dall’Europa, ma che occorre affrontare anche intervenendo sul versante del precariato e la conseguente insicurezza lavorativa”. Parola di Francesco Cavallaro, Segretario generale della Cisal, secondo cui “non bisogna dimenticare che anche questa situazione trova radici nelle scelte fatte negli anni e tra le quali si possono tranquillamente annoverare quelle relative al sistema previdenziale, costruito per non favorire il ricambio generazionale e mortificare i nuovi pensionati che, grazie al puro calcolo contributivo, si ritroveranno con pensioni da poveri”. Senza misure specifiche anche in tema di riforma pensioni rischia quindi di scoppiare una bomba sociale.

RIFORMA PENSIONI, IL GENDER GAP TRA I GIORNALISTI

Si parla spesso del divario di genere presente nel mondo del lavoro. In tal senso la Commissione Pari Opportunità della Federazione nazionale stampa italiana evidenzia che “le giornaliste sono sempre di meno, dentro e fuori dalle redazioni e hanno retribuzioni più basse: il 18% in meno nell’occupazione regolare, il 15,3% tra i precari, il 26% tra le pensionate. Come riporta articolo21.org, la Commissione chiede quindi con forza una mobilitazione continua della categoria, “anche a difesa dell’Inpgi e per il blocco dei prepensionamenti, contro la desertificazione dei luoghi di lavoro, che colpisce decine di giornaliste, spesso spinte ai margini, anche attraverso un utilizzo unilaterale dello smart working”.

LE OSSERVAZIONI DELLA CPO FNSI

La Commissione “ritiene altresì fondamentale che i sei mesi di proroga del ‘lavoro agile’, fino al 31 dicembre 2021, siano utilizzati anche per contrattare modalità che prevedano, fra l’altro, diritto alla disconnessione e certezza nell’orario di lavoro” e ricorda “come le giornaliste stiano pagando un prezzo altissimo in un mercato del lavoro impoverito dagli effetti della pandemia. Gli stati di crisi nel settore dei periodici, ad alta presenza femminile, le concentrazioni editoriali, che riducono l’occupazione e svuotano progressivamente le redazioni, con richieste di ulteriori prepensionamenti, la chiusura di intere redazioni in provincia, il precariato crescente, il mancato sostegno a editoria e emittenza locale definiscono un quadro drammatico per centinaia di colleghe e colleghi”.

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