RIFORMA PENSIONI/ Quota 100 e le richieste dei sindacati (ultime notizie)

- Lorenzo Torrisi

Nino Baseotto, Segretario confederale della Cgil, ricorda le richieste dei sindacati di fronte alla crisi di Governo, che riguardano anche la riforma pensioni

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LA RICHIESTA DEI SINDACATI

Il sito di Rassegna sindacale riporta alcune parole che Nino Baseotto ha detto nel corso di un’intervista a RadioArticolo1 a proposito delle conseguenze della crisi di governo. Sul tema i sindacati hanno nei giorni scorsi diffuso una nota unitaria e il Segretario confederale della Cgil ha ricordato che “i sindacati chiedono, in sostanza ‘un piano straordinario di investimenti che abbia come assi privilegiati il sud e la tutela dell’ambiente’, ‘una riforma fiscale, che introduca pienamente il criterio della progressività per diminuire le tasse che gravano su lavoratori dipendenti e pensionati’, ‘aumenti contrattuali’, e ‘un piano di assunzioni per scuola e sanità’. Ma anche ‘una vera riforma delle pensioni’, ‘una politica industriale fondata su innovazione e formazione’ e ‘una politica per il rilancio della cultura e del turismo’”. Dunque ancora una volta viene ribadita la richiesta dei sindacati di un intervento sulla previdenza. Evidentemente Quota 100 non ha soddisfatto le loro aspettative, come del resto avevano già segnalato lo scorso anno.

QUOTA 100 E LE POSIZIONI SCOPERTE NELLA SCUOLA

Si continua a parlare degli effetti della riforma pensioni con Quota 100 sulla Pubblica amministrazione. Il sito di Rassegna sindacale riporta le parole del Segretario generale della Flc-Cgil Liguria Claudio Croci, a proposito della mancanza nelle scuole di Genova di circa 500 insegnanti e personale tecnico amministrativo. “La situazio­ne è critica, al mo­mento ci sono centinaia di posizioni scoperte”, ha detto il sindacalista, spiegando che la causa  principale della situazione è “dei pensionamen­ti, soprattutto di ‘quota 100’, che ha sicuramente in­crementato il numero di chi ha lasciato il lavoro nella scuola. E poi le stabilizzazioni, che han­no coperto neanche la metà posti la­sciati liberi”. Un altro tema caldo di questi giorni è quello dei migranti. cosenzapost.it riporta le parole di Giuseppe Candido, del Partito Radicale Nonviolento, secondo cui nell’affrontare il tema non ci si può dimenticare che i migranti, con i loro contributi, consentono oggi di “pagare seicentomila pensioni italiane”.

IL PROMEMORIA SU OPZIONE DONNA

Con un post sulla pagina Facebook del Comitato Opzione donna social, Orietta Armiliato ricorda che Opzione donna “cesserà la propria vigenza” se non verrà prorogata nella prossima Legge di bilancio. Inoltre, ricorda che in base alle attuali regole esiste una “finestra” di 12 mesi (che arrivano a 18 nel caso delle lavoratrici autonome) tra la maturazione dei requisiti richiesti per l’accesso a Opzione donna e l’erogazione della pensione; che la stessa è determinata con metodo contributivo, cosa che comporta una “decurtazione” media del 35% “rispetto al calcolo retributivo e/o misto vigenti per altre forme pensionistiche”; che non si può utilizzare il cumulo contributivo gratuito per accedere a Opzione donna (facoltà negata anche per l’ottava salvaguardia degli esodati); che una volta ottenuta la pensione con Opzione donna, “tale beneficio non si esaurisce poiché il diritto alla pensione è un diritto soggettivo pubblico riconosciuto a tutti i lavoratori e garantito dalla Costituzione secondo la formula contenuta nell’art. 38, secondo comma”.

L’ALLARME SULLA REGIONE SICILIANA

Non arrivano buone notizie dalla Sicilia, soprattutto in un momento in cui si criticano anche le misure di riforma pensioni per l’effetto che hanno sulla spesa previdenziale. La sezione Autonomie della Corte dei conti, in un capitolo della Relazione 2019 sulla spesa per il personale degli enti territoriali nel triennio 2015-2017, evidenzia infatti che per quanto concerne la Regione Siciliana, “la spinta alla contrazione della spesa appare già in via di esaurimento ed i risparmi conseguiti sui redditi di lavoro dipendente per effetto delle cessazioni, pur significativi nel più recente trend storico, si rivelano, in gran parte, compensati poiché a fronte del decremento della spesa per retribuzioni si registrano, ora, importanti incrementi di spesa per le pensioni”. La situazione sembra poi aggravata dal fatto che, come scrive l’Ansa, “la Regione Siciliana paga troppi dipendenti poco qualificati e assunti con criteri non meritocratici”, con il risultato di avere uffici pieni, perché i dipendenti non mancano, ma inefficienti.

CAOS PARTI SOCIALI SU QUOTA 100: PARLANO LEONARDI E ZANETTI

Le critiche vengono mosse contro il Governo ma anche contro i sindacati che non avrebbero “combattuto” contro Lega-M5s per migliorare la riforma pensioni di Quota 100 approvata col Decretone la scorsa Primavera. È il giudizio mosso da Marco Leonardi, già consigliere economico alla Presidenza del Consiglio dei Ministri nonché Professore di Economia all’Università Statale di Milano: dopo la polemica sulla Quota 100 che riduce i posti di lavoro, avanzata dai dati Inps, Leonardi scrive su Twitter «Bisognava che parti sociali dicessero secco NO da subito. Problema delle pensioni va affrontato con precedenza per quelli che sono in difficoltà (disoccupati, invalidi, caregivers o lavoratori gravosi) non per la gente con una buona pensione». A dare un consiglio “informato” sul tema pensioni ci pensa poi un altro ex protagonista dell’Economia al Governo, ovvero l’ex Viceministro sotto Padoan Enrico Zanetti (Scelta Civica) che sempre sui social prova a dare le coordinate di dove bisognerà intervenire nel prossimo Governo sul tema previdenziale, e non solo: «Trasformazione di reddito di cittadinanza in più ragionevole reddito di inclusione, di Quota 100 in piu ragionevole APE social, di bonus 80 euro in più ragionevole aumento della detrazione IRPEF per lavoro dipendente e tra tanto buon senso anche IVA non aumenta più». (agg. di Niccolò Magnani)

DURIGON DIFENDE QUOTA 100

Claudio Durigon difende la riforma pensioni con Quota 100 dall’accusa di non creare posti di lavoro. In un post su Facebook il sottosegretario al Lavoro ricorda infatti che l’occupazione, come ha evidenziato recentemente l’Istat, è cresciuta e che “il tasso di disoccupazione è sceso finalmente a 9,7%. Un grande risultato reso possibile solamente grazie a Quota 100, considerato che il nostro Paese ha attraversato un periodo di crescita prossimo allo zero. Chi quindi oggi afferma il contrario non è onesto né intellettualmente, né soprattutto, cosa più importante, con gli italiani. È solo grazie allo sblocco del mercato in uscita che siamo riusciti a far diminuire il tasso dei disoccupati, non solo nel suo totale ma soprattutto nei giovani, passati al 28,1% con 45 mila unità che hanno iniziato finalmente a lavorare. I dati Istat dello scorso 30 luglio parlano chiaro: Quota 100 insieme ad Opzione Donna e Ape social, nonostante una situazione economica non favorevole, sta dando risposte importanti in termini di occupazione e ricambio generazionale del mondo del lavoro. È evidente che chi oggi utilizza dati del 2018, quando Quota 100 non c’era, è in malafede o ignorante”.

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI LOY

Cominciano a destare preoccupazione i dati relativi all’uso della riforma pensioni con Quota 100 tra i dipendenti pubblici. Ad agosto, infatti, sono stati circa 11.000 le persone che nel pubblico impiego hanno usufruito di Quota 100. Secondo Guglielmo Loy, si tratta dell’inizio dell’ondata “di pensionamenti, che si vedrà ancora più chiaramente nel prossimo mese, quando avremo decine di migliaia di uscite nella scuola, dove i pensionamenti scattano a settembre”. Secondo quando riportato da Adnkronos, il Presidente Civ Inps e Segretario confederale della Uil, “Quota 100 scarica un doppio costo sullo Stato, visto che a quello del pensionamento va aggiunto quello di una eventuale nuova assunzione”.

LA POSIZIONE DI FP-CGIL E FP-CISL

Repubblica riporta invece le parole di Serena Sorrentino, Segretaria generale della Fp-Cgil, secondo cui al momento ci sono due priorità: “far cambiare idea al ministro Bongiorno, che ha bloccato la vigenza delle graduatorie con l’unica eccezione di quelle del 2014, altrimenti non ci sarà alcun turnover. E poi mettere a bilancio le risorse per il rinnovo dei contratti, in modo che ci siano aumenti in linea con quelli del settore privato”. Il quotidiano romano cita anche Maurizio Petriccioli, Segretario generale della Fp-Cisl, secondo cui assunzioni, contratti, “il rilancio di un piano formativo e di aggiornamento dei dipendenti pubblici, un adeguato rifinanziamento dei servizi sanitari e infine lo stop delle esternalizzazioni dei servizi pubblici sono temi tutt’ora sul tavolo e la crisi di governo, naturalmente, non fa che alimentare incertezze e rimandare quelle risposte che i lavoratori chiedono da anni”.

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