Riforma pensioni/ Da GI Confindustria la proposta di Quota giovani

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, dai Giovani Imprenditori di Confindustria arriva la proposta di Quota Giovani, per incentivare le assunzioni

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Palazzo Confindustria (CC Blackcat)

LA PROPOSTA DI QUOTA GIOVANI

Riccardo Di Stefano ha aperto oggi il 35° convegno dei Giovani Imprenditori di Confindustria e, come riporta il sito del Sole 24 Ore, ha parlato anche di riforma pensioni. “Proponiamo ‘quota giovani’: le riforme delle pensioni non si devono più fare pensando a chi esce dal mercato del lavoro, ma a chi ci entra. Basta con le riforme, le finestre, gli scaloni per andare in pensione prima”, ha detto Di Stefano, secondo cui va modificato il “sistema di contribuzione Inps ‘a scaloni’, questa volta non per uscire dal mercato del lavoro, ma per entrarci. Prevediamo step contribuitivi crescenti che restino a zero per un biennio, e che poi aumentino gradualmente, con sgravi assicurati per almeno un quinquennio. Se quota deve essere, almeno che sia quota giovani”. Di fatto, quindi, non un misura relativa al pensionamento, ma all’incentivazione delle assunzioni, che diventerebbero convenienti nei primi anni attraverso una decontribuzione. Bisognerebbe però fare in modo che tutto questo non vada a scapito del monte contributivo dei giovani.

RIFORMA PENSIONI SEMPRE PIÙ URGENTE

Secondo Alberto Forchielli, il Recovery fund non aiuterà molto l’Italia se prima non verranno adottate misure importanti, come la riforma pensioni. “Se non mettiamo a posto le regole base della nostra coesistenza quei soldi possono aiutare poco. La riforma della giustizia è fondamentale: oggi il Paese è in mano ai magistrati. Ma urge anche una riforma delle pensioni, e dobbiamo ripensare da capo la pubblica amministrazione. Quindi il primo ostacolo da affrontare non è economico: è per questo che il NextGenerationEu in sé mi lascia un po’ freddino”, sono le parole dell’imprenditore riportate da Linkiesta. Intanto dall’ultimo Rapporto annuale sull’economia dell’immigrazione della Fondazione Leone Moressa si evince, come riporta nordesteconomia.gelocal.it, che “il saldo tra entrate (Irpef, IVA, Contributi, ecc.) e costi (Scuola, Sanità, Pensioni, ecc.) dell’immigrazione è ancora positivo (+500 milioni). Gli stranieri sono giovani e incidono poco su pensioni e sanità, principali voci della Spesa Pubblica. Ma i lavori poco qualificati e la poca mobilità sociale possono portare nel lungo periodo ad un saldo negativo”.

LA MOZIONE DI FIORONI (LEGA)

Come noto, oggi scade la sospensione delle attività di notifica e riscossione delle cartelle esattoriali. Di fatto potranno quindi anche riprendere i pignoramenti di stipendi e pensioni. Paola Fioroni ricorda che il Governo a fine agosto aveva paventato di estendere questa sospensione fino al 31 dicembre, “un’ipotesi evidentemente motivata esclusivamente dalle scadenze elettorali di settembre, visto che poi ha fatto marcia indietro”. Per questo la consigliera regionale umbra appartenente alla Lega, come riporta umbriajournal.com, annuncia la presentazione di una mozione, “insieme al capogruppo della Lega Stefano Pastorelli, che impegni la Giunta regionale a mettere in atto ogni utile intervento e sollecitazione nei confronti del Governo nazionale affinché valuti con attenzione i tempi che stiamo vivendo e di rinviare la ripresa delle notifiche delle cartelle esattoriali, dei pignoramenti e delle azioni esecutive o cautelari”. Vedremo se la mozione verrà approvata e, nel caso, se basterà a convincere l’esecutivo a ritornare sui propri passi.

LA RICETTA DI CACCIARI SULLE PENSIONI

Mentre il Governo è al lavoro per normare le possibili novità previdenziali della prossima Manovra di Bilancio, l’ex sindaco di Venezia e filosofo Massimo Cacciari lancia l’allarme sulla prossima riforma pensioni e sugli inevitabili conseguenze pesanti sull’economia della costante emergenza Covid-19. «In Italia non uccide solo il coronavirus, presto lo farà anche la crisi economica», ha tracciato l’intellettuale in area Pd intervenuto di recente a Cartabianca su Rai 3, commosso nel sentire le tragiche situazioni dei lavoratori che perdono il posto di lavoro con la pandemia. Nell’intervista oggi a La Stampa prosegue ancora Cacciari nell’allarme lanciato al Governo: «Queste valanghe di numeri su nuovi contagi e decessi, queste cifre che non vengono spiegate, percentualizzate, confrontate, creano un clima e hanno l’unico effetto di spaventare la gente. E invece il momento drammatico che abbiamo di fronte non è la seconda ondata, ma la fine di tutti i salvagente lanciati all’economia». La “soluzione”, anche se drastica, Cacciari la indica: «Il peso di questa crisi deve essere portato un po’ da tutti. Un tempo avremmo detto per un principio di solidarietà. Si taglino, anche solo temporaneamente, gli stipendi più alti. Si riducano alcune di quelle pensioni delle quali si parla da anni. E poi: perché non una patrimoniale? Bisogna dividere i sacrifici tra tutti, mi pare evidente».

RIPARTE CAMPAGNA INPS ATTESTAZIONE IN VITA PENSIONATI ESTERI

Come ricorda Adnkronos, “nei prossimi giorni i pensionati che riscuotono all’estero riceveranno da Citibank Na i moduli di richiesta di attestazione dell’esistenza in vita”. Si tratta di un’operazione che l’Inps svolge regolarmente per evitare che vi siano risorse erogate indebitamente che potrebbero diventare difficilmente recuperabili. “Ci saranno 4 mesi di tempo per attestare l’esistenza in vita”, ma a differenza degli anni scorsi, vista la pandemia globale di Covid-19, “non ci sarà più bisogno che i pensionati, come in passato, si rechino presso gli uffici consolari, Patronati o autorità locali: dovranno indicare il proprio indirizzo di posta elettronica nel modulo di attestazione dell’esistenza in vita da inviare a Citibank NA, al fine di rendere più agevole l’interlocuzione con la banca. Sul portale internet dell’Istituto comunque è stata pubblicata un’apposita pagina dedicata con informazioni aggiornate sulla campagna di verifica dell’esistenza in vita dei pensionati che riscuotono all’estero”.

RIFORMA PENSIONI, DI NICOLA (M5S) SUI VITALIZI

Si è tornati a parlare dei vitalizi dei parlamentari dopo che la Segretaria generale del Senato, Elisabetta Serafin, ha deciso di presentare ricorso contro la decisione della Commissione contenziosa che ha bocciato la misura adottata da palazzo Madama che tagliava i vitalizi degli ex senatori. Intervistato da ilfattoquotidiano.it, il Senatore M5s Primo Di Nicola spiega che “tentare di ripristinare i vitalizi è veramente uno schiaffo. E non solo per i pensionati, ma per tutti i cittadini che ora si trovano in una condizione di difficoltà”. Dal suo punto di vista, “il sistema dei vitalizi andrebbe proprio abolito. Anche perché nasconde un altro privilegio: quello dei contributi figurativi. Ovvero quelli versati al parlamentare come se continuasse a lavorare”.

IL PRIVILEGIO DEI CONTRIBUTI FIGURATIVI

Infatti, ricorda l’esponente pentastellato, “i parlamentari ancora oggi, oltre a maturare i vitalizi, continuano ad alimentarsi la pensione del lavoro di provenienza. Questa è pagata per un terzo dai parlamentari, mentre i due terzi glieli versa la Camera di appartenenza. È un ulteriore scandaloso pasticcio, che consiglierebbe di andare alla radice del problema”. Per questo Di Nicola propone una misura di riforma pensioni per i parlamentari, di modo che “la collettività si faccia carico solo del versamento dei contributi per ogni parlamentare, così come i loro lavori li pagavano prima di entrare in Parlamento. È una proposta, e può essere perfezionata. Ma non è assolutamente giusto che, mentre i cittadini prendono una pensione da fame, i parlamentari si facciano la doppia pensione”.

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