Riforma pensioni/ Il maxi assegno è per temporeggiare? Di cosa si tratta

- Danilo Aurilio

Per temporeggiare alla riforma pensioni che teoricamente dovrebbe uscire per il 2023, ecco il maxi assegno per un numero determinato di soggetti

reddito di emergenza
Lapresse

Riforma pensioni 2023: arriva il “contentino”?

Se la riforma pensioni per il 2023 sembra essere ancora un problema, il Governo italiano sembrerebbe quasi pronto a dare “il contentino” ad autonomi e lavoratori dipendenti, probabilmente come strategia al fine di temporeggiare.

Tra i bonus di 200 euro, agevolazioni di vario tipo e maxi assegno pensionistico a coloro che non guadagnano oltre i 35 mila euro, forse per qualche mese potremmo persino accantonare il pensiero di quale nuova riforma previdenziale ci toccherà il prossimo anno.

Riforma pensioni 2023: perché si parla di maxi assegno a luglio 2022?

Il maxi assegno consiste un importo una tantum che verrà erogato insieme alla 14esima, motivo per cui sarà messo in pagamento a partire dal mese di luglio con il medesimo cedolino.

I pensionati che potranno godere del bonus sono coloro il cui reddito personale (calcolato annualmente), non deve superare i 13.659.88 euro. Nulla di nuovo, è la stessa cifra che viene pagata dall’anno 2008 e decifrata come “somma aggiuntiva annuale“.

Dal 1° luglio quanto al noto maxi assegno (se volessimo, potremmo tener conto anche del bonus da 200 euro per molti lavoratori), il contributo verrà erogato insieme all’assegno sociale, al trattamento pensionistico oppure a quello di accompagnamento.

Il requisito è sempre lo stesso, non va oltrepassato il reddito annuale pari a 35 mila euro (di ogni natura). Inoltre, ecco un elenco di coloro che potranno percepire il bonus:

  • Lavoratori che entro la fine del mese di giugno dovranno risultare come disoccupati;
  • Lavoratori stagionali;
  • Cittadini italiani che percepiscono il reddito di cittadinanza.

Il contributo ricordiamo, che sarà erogato in una sola soluzione (oltre al rateo pensionistico).

La 14esima dipende da quanto è stata maturata la contribuzione, poiché essa dipende da molteplici fattori, come ad esempio la tipologia di lavoro (lavoratore autonomo o dipendente).

I pensionati che hanno almeno 64 anni e un reddito annuale che sia meno 1,5 volte il valore della previdenza minima (ovvero €525,38), potranno percepire da un minimo di €437 a massimo €655.

I pensionati che invece hanno un’età superiore ai 64 anni, ma rispettando sempre i requisiti precedenti, potranno percepire un versamento contributivo che va da un minimo di €336 a massimo504.

Per calcolare i 35mila euro come tetto massimo, ecco quale voce va esclusa:

  • Casa in cui si vive (abitazione);
  • TFR (trattamenti di fine rapporto;
  • Assegno unico;
  • Assegno familiare;
  • Assegno di guerra;
  • Indennizzi ai soggetti che hanno subito danni a causa di vaccinazioni obbligatorie;
  • Indennità di accompagnamento;
  • Indennità sia per ciechi parziali che per sordi perlinguali.






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