Riforma pensioni/ Assegni invalidi, Meloni “Governo rivendica meriti di FdI”

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, Meloni “aumento assegni invalidità, Governo rivendica meriti di FdI”. Brambilla teme una Fornero Bis, “sarebbe una stangata”

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Giorgia Meloni, Fratelli d'Italia (LaPresse, 2020)

MELONI “PENSIONI INVALIDITÀ, GOVERNO RIVENDICA MERITI FDI”

Dopo l’aumento certificato anche dall’ultimo Dl Agosto delle pensioni minime di invalidità la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni prova a rivendicare il successo della mozione FdI da cui ha avuto inizio l’emendamento in Decreto Rilancio: in attesa di vedere una significativa riforma pensioni che non sia un ritorno alla Fornero, auspica la leader di destra, va aggiunta una considerazione proprio sul risultato del tema invalidità. «Con Fratelli d’Italia ci siamo battuti in ogni sede e spesso in solitudine, per ottenere l’adeguamento delle pensioni di invalidità. Lo abbiamo fatto perché per noi non è uno Stato giusto quello che riconosce a un invalido che non può lavorare 285 euro di indennità e contemporaneamente dà un reddito di cittadinanza di 780 euro a chi invece può farlo. Con costanza e determinazione siamo riusciti a far approvare in Commissione bilancio della Camera un emendamento, che mi vede come prima firmataria, per istituire un fondo ad hoc nel decreto Rilancio per raddoppiare le pensioni di invalidità», scrive la Meloni, aggiungendo a chiosa finale della nota «Oggi la maggioranza rivendica come un successo del governo l’aumento previsto dal dl Agosto. Ecco, non conta chi si prenderà i meriti di questa vittoria: quello che conta è il risultato. E siamo felici di aver costretto l’Esecutivo a compiere questa scelta, grazie alla quale finalmente lo Stato inizia ad occuparsi dei più fragili». (agg. di Niccolò Magnani)

DADONE FIRMA ACCORDO CON ABI SUI TFS STATALI

In attesa di capire se anche per il mondo degli statali cambierà qualcosa con la riforma pensioni post-Quota 100 che scatterà dall’anno prossimo, la Ministra della Pubblica Amministrazione Fabiana Dadone ha annunciato su Facebook la firma sull’accordo quadro con Abi per l’anticipo del TFS (trattamento di fine servizio) per i dipendenti statali. L’anticipo era previsto fin dal DL 4/2019 ma ancora non è entrato in vigore a causa della lentezza burocratica: il Ministro si scusa con tutti quelli che hanno dovuto attendere più di anno per poter vedere riconosciuto il diritto all’anticipo del TFS, una misura attesa fin dalla stessa pensione quota 100 per permettere di ricevere, insieme al trattamento pensionistico anche parte del trattamento di fine servizio. A commento dell’accordo con l’autorità di garanzie delle banche, la Dadone conclude «ora finalmente, una volta apposte le firme che auspico non tarderanno, l’Inps potrà ricevere le vostre domande per vedere, finalmente, riconosciuto un vostro sacrosanto diritto». (agg. di Niccolò Magnani)

BRAMBILLA CRITICO SULL’IPOTESI DI RIFORMA FORNERO BIS

Dopo che sono sempre più insistenti le voci sulla possibilità di una riforma pensioni “Fornero bis” alla scadenza di Quota 100, il presidente di Itinerari Previdenziali (ed ex consigliere Lega) Alberto Brambilla si dice assai critico sulla potenziale ipotesi che il Governo giallorosso avrebbe in programma una volta terminata l’esperienza della legge M5s-Lega. «Il Governo permette che circolino delle vere e proprie fake news sui conti dell’Inps, come quella secondo cui durante il Covid il numero dei pensionati avrebbe superato quello dei lavoratori», attacca Brambilla commentando le notizie sull’eventualità di una “nuova” riforma Fornero per sistemare il caso previdenziale post Covid. Secondo l’ex sottosegretario infine «il rischio ora è che l’esecutivo punti a gettare le basi per una stangata sulle pensioni che porti ad una Fornero bis ancora più dura della sua versione originale». (agg. di Niccolò Magnani)

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI CAZZOLA

In un articolo su startmag.it, Giuliano Cazzola evidenzia come di fronte alla crisi occupazionale si intenda usare anche il sistema pensionistico come ammortizzatore sociale, così che è già avvenuta in Italia. “Prima della riforma del 1984 (legge n.222) l’Italia era un Paese di invalidi, nel senso che questa prestazione veniva riconosciuta, soprattutto in certe aree della Penisola (e ciò non era in contrasto con le norme vigenti), non a seguito della riduzione della capacità lavorativa del soggetto ma in ragione delle possibilità esistenti di trovare un’occupazione. Poi, a partire dagli anni ’80, fu la volta dei prepensionamenti nei settori sottoposti a ristrutturazione e riconversione: furono erogate 400mila pensioni con requisiti ridotti per una spesa di 50mila miliardi di lire”.

IL CONSIGLIO SUL “PACCHETTO APE”

Per l’ex deputato non bisogna quindi scandalizzarsi se la misura di riforma pensioni nota come Quota 100 “arriva a scadenza come ammortizzatore sociale. Sarebbe sbagliato però andare in soccorso a situazioni di crisi effettiva cambiando i requisiti in termine generali anche laddove non ve ne è bisogno perché non vi è crisi (questa è stata l’impostazione errata di quota 100)”. Dal suo punto di vista sarebbe dunque “più opportuno adottare misure mirate che favoriscono l’accesso al pensionamento per settori e condizioni soggettive. In sostanza, sarebbe meglio lavorare intorno al ‘pacchetto Ape’ (che garantisce ‘uscite di sicurezza’ collaterali, senza modificare i requisiti generali), piuttosto che smontare la riforma Fornero.

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