RIFORMA PENSIONI/ Le conseguenze dell’immobilismo di Orlando

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, il Governo vuole affrontare più avanti il tema del post-Quota 100. Così si rischia di favorire il ritorno secco alla Legge Fornero

Andrea Orlando
Andrea Orlando (LaPresse)

LE CONSEGUENZE DELL’IMMOBILISMO DI ORLANDO

Come noto, il ministro del Lavoro Andrea Orlando ha spiegato che il Governo tornerà ad affrontare i temi di riforma pensioni, in vista della fine di Quota 100, solamente dopo che si saranno presi provvedimenti più urgenti, in particolare per l’occupazione e la ripresa economica. Il Giornale fa notare che si corre così il rischio di non intervenire in tempo per evitare il ritorno secco alla Legge Fornero, che, secondo quanto evidenziato dal Civ dell’Inps, ha colpito in particolare le donne. “Insomma l’immobilismo del ministro Orlando sul fronte previdenziale potrebbe portare al centro della scena il sistema pensionistico che più di ogni altro ha prodotto sciagure nelle tasche di chi lavora”, si legge in un articolo del quotidiano milanese. Intanto Mauro Marino, su arezzoweb.it, evidenzia che gli importi medi delle pensioni sono in calo e “continuando di questo passo si rischierà di avere nei prossimi anni un esercito di pensionati che però a causa del sistema di calcolo retributivo saranno i nuovi poveri del futuro”.

LA CRITICA DELLA UIL ALLA ROTTAMAZIONE

Mentre il Governo nelle prossime settimane dovrà convocare i sindacati per iniziare il tavolo di discussione sulla nuova riforma pensioni, le sigle dei lavoratori chiedono interventi immediati già a partire dal prossimo Decreto Sostegni che sarà calendarizzato tra la fine di aprile e l’inizio di maggio: «La UIL chiede in via prioritaria al Parlamento di stralciare dal Decreto Sostegni la rottamazione delle cartelle perché è una vergogna e rappresenta uno schiaffo in faccia ai lavoratori dipendenti, autonomi, ai pensionati e alle imprese che fanno fino infondo il loro dovere con il fisco. Tale condono, inoltre, non è pertinente con la finalità del decreto stesso», scrive Domenico Proietti, segretario confederale Uil. Viene invece valutato positivamente «sia l’incremento di dotazione del Reddito di Cittadinanza sia il rifinanziamento del Reddito di emergenza». La priorità del Paese è la salute, conclude il sindacalista Uil, «costituisce la base fondamentale per la ripresa economica; riteniamo, quindi, sia opportuno mettere in campo tutte le risorse economiche e non per fronteggiare adeguatamente la crisi», conclude Proietti. (agg. di Niccolò Magnani)

RISCATTO AGEVOLATO DELLA LAUREA VERSO LA PROROGA

Il riscatto agevolato della laurea, misura introdotta insieme alla riforma pensioni con Quota 100, potrebbe essere prorogato. Come ricorda il sito del Corriere della Sera, infatti, la particolare facilitazione per conteggiare gli anni di studio universitario ai fini pensionistici scade a fine anno, ma, secondo fonti di Governo, c’è l’ipotesi di una proroga, anche se non è chiaro quanto durerebbe. “La sperimentazione triennale scade il 31 dicembre 2021, ma in vista della prossima manovra di fine anno già si sta valutando di prorogare la misura anche nel 2022 e per gli anni a seguire”, si legge sul quotidiano milanese. Indubbiamente si tratterebbe di uno strumento utile, in alcune circostanze, a raggiungere il traguardo pensionistico. “Solo nel 2020 sono arrivate all’Inps oltre 55 mila domande”, a dimostrazione dell’interesse riscontrato negli italiani. Dalla possibilità del riscatto agevolato, viene ricordato, sono escluse “le casse dei liberi professionisti e gli ordinamenti previdenziali stranieri”.

LE SCADENZE INPS DI APRILE

Aprile è un mese ricco di scadenze Inps da tenere bene a mente e che riguardano anche le pensioni. Come ricorda financialounge.com, infatti, “per reddito e pensione di cittadinanza sono due le date da tenere a mente. La prima è il 15 aprile, giorno a partire dal quale l’Inps erogherà l’RDC e la PDC a coloro che li hanno richiesti entro il 28 marzo 2021. Per ritirare le somme, i contribuenti dovranno rivolgersi alle Poste, che rilasceranno delle carte già caricate con l’ammontare dovuto. L’altra data da segnare è il 27 aprile, quando riceveranno reddito e pensione di cittadinanza coloro che ne hanno già beneficiato in passato. Tuttavia, per stimolare la ripresa occupazionale, il Decreto Sostegni ha stabilito la sospensione dell’RDC per chi abbia trovato lavoro per una durata di sei mesi”. Inoltre, “dato il protrarsi dell’emergenza sanitaria, anche le pensioni di maggio potranno essere riscosse in anticipo alle Poste, rispettando un sistema di turni per evitare assembramenti. Sarà l’Inps a comunicare il calendario per il ritiro, che seguirà un ordine alfabetico. Il periodo dovrebbe essere compreso tra il 26 aprile e il 1° maggio”.

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI PADULA

La settimana scorsa su Affari & Finanza, l’inserto economico di Repubblica, è stato evidenziato che in Italia, secondo i dati della Covip, esiste una differenza tra minimo e massimo dei costi medi annui di gestione dei fondi pensione che può essere molto consistente in tutti i comparti. Per esempio, nel comparto garantito si va dallo 0,25% al 2,38%. Tendenzialmente i fondi pensione chiusi hanno costi più bassi, mentre “i prodotti di gran lunga più cari sono i Pip assicurativi”. Mario Padula, Presidente della Covip, spiega che tramite i Pepp, i prodotti personali pensionistici europei, nel nostro Paese arriverà di fatto un cap sui costi dei fondi pensione. Per il momento “rimane essenziale la trasparenza dei prodotti in modo che il sottoscrittore possa verificare e decidere con cognizione di causa”.

L’IMPORTANZA DEI COSTI DI GESTIONE DEI FONDI PENSIONE

Sul sito della Covip è anche presente una comparatore dei costi, ma sembra che si utilizzato poco. Eppure anche le “piccole differenze annue nei costi possono fare grandi differenze dopo 30 o 35 anni di contribuzione”. Per esempio, costi annui del 2% anziché dell’1% possono ridurre dopo 35 anni il capitale accumulati del 18%. “Dovremmo sempre tener presente che le grandi diversità nei rendimenti finali dipendono soprattutto dai costi più o meno alti, molto meno dalle capacità manageriali dei singoli gestori, che nel lungo periodo tendono ad annullarsi”, evidenzia Padula. Vedremo intanto se tra i prossimi interventi di riforma pensioni ce ne saranno anche alcuni riguardanti la previdenza complementare che diventerà sempre più importante.

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