Riforma pensioni/ Sindacati scuola chiedono proroga per domanda cessazione servizio

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, i sindacati della scuola chiedono al ministero una proroga per la presentazione della domanda di cessazione dal servizio

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LaPresse

LA RICHIESTA DEI SINDACATI DELLA SCUOLA

Come noto, il ministero dell’Istruzione ha stabilito che entro il prossimo 7 dicembre il personale della scuola interessato ad andare in pensione da settembre 2021 debba presentare la domanda di cessazione da servizio. I sindacati di categoria hanno però inviato al ministero una richiesta unitaria perché tale termine venga prorogato al 20 dicembre, “tenuto conto dell’attuale evoluzione della pandemia e delle difficoltà incontrate dall’utenza nel recuperare le proprie credenziali (causa anche il cambiamento di posta istituzionale) che determinano una maggiore complessità delle operazioni)”. Si stima che possano essere molti, addirittura 50.000 secondo l’Anief, gli insegnanti e i dipendenti del mondo scuola che utilizzeranno Quota 100, considerando anche il fatto che alla fine del 2021 la misura di riforma pensioni varata dal Governo Conte-1 andrà in scadenza. Ovviamente, però, per poter accedere alla quiescenza sarà necessario presentare la domanda di cessazione dal servizio entro i termini prescritti.

RIFORMA PENSIONI, LA RICHIESTA PER LA PREVIDENZA COMPLEMENTARE

Rimangono tanti gli italiani che non hanno aderito a un fondo pensione. Eppure la previdenza complementare accrescerà la sua importanza con il passare del tempo, dato che gli assegni diventeranno sempre più calcolati sulla base del sistema contributivo. Anche per questo sarà interessante la tavola rotonda in programma domani, organizzata da Radio 24, dal titolo “Previdenza integrativa: i fondi pensione per investire sul futuro”, cui parteciperanno anche il Presidente della Covip Mario Padula e quello di Assoprevidenza Luigi Conte. Settimana scorsa, come riportato dal Corriere della Sera, è stato presentato il Rapporto 2020 del think tank Welfare Italia, che ricordato un’importante misura in ambito di riforma pensioni che potrebbe essere utile, ovvero l’aumento “della flessibilità della previdenza complementare” e l’introduzione di una “tassazione agevolata all’11,5% sui rendimenti accumulati”. Vedremo se questa proposta verrà presa in considerazione, insieme alle altre che nei mesi scorsi sono andate sempre nella direzione di una tassazione agevolata per la previdenza complementare.

PART TIME VERTICALE, LE NOVITÀ IN MANOVRA

Il testo della Manovra arrivato alla Camera prevede, come già anticipato nei giorni scorsi, una novità importante ai fini delle pensioni future: in attesa di una riforma strutturale in “sostituzione” della Quota 100, il Governo introduce il meccanismo di novità sul part time verticale. Si allontana invece l’ipotesi di una riforma strutturata su “Quota 41”; sarebbe infatti una misura considerata al momento troppo costosa dall’Inps e dai tecnici del Ministero del Lavoro, in controtendenza a quanto invece spiegato nelle scorse settimane dal Presidente di Itinerari Previdenziali Alberto Brambilla. Di diverso e maggiore interesse invece sembra l’ipotesi di una flessibilità in uscita a 62 anni con soli 20 anni di contributi: non sarà in Manovra per il momento, ma il Governo valuta la proposta che potrebbe estendere la pensione anticipata contributiva a tutti i lavoratori senza il vincolo dei versamenti contributivi tutti successivamente al 31 dicembre 1995. (agg. di Niccolò Magnani)

RIFORMA PENSIONI, LA BUONA NOTIZIA PER GLI STAGIONALI

La Legge di bilancio ha iniziato il suo iter parlamentare e pensionioggi.it ricorda la novità prevista tra le misure di riforma pensioni contenute nella manovra. “Dal prossimo anno anche i lavoratori dipendenti del settore privato in regime di part-time verticale avranno diritto all’accredito di 52 settimane contributive ai fini del raggiungimento del diritto a pensione a condizione che la loro retribuzione sia pari o superiore a 10.724€”. “Si tratta prevalentemente dei lavoratori stagionali cioè quei soggetti impiegati solo in alcuni mesi dell’anno, spesso da settembre a giugno a favore dei quali la giurisprudenza di legittimità ha ormai accertato il diritto all’accredito dell’annualità intera ai fini della maturazione del diritto a pensione nella misura in cui il rapporto tra l’ammontare della contribuzione annua ed il numero complessivo delle settimane sia almeno pari al minimale contributivo settimanale (al pari di quanto previsto per i lavoratori in regime di part-time orizzontale)”. Lavoratori che in molti casi stanno pagando un prezzo molto alto dovuto alla crisi.

TRIDICO: USCITE ANTICIPATE PER GRAVOSI E USURANTI

Pasquale Tridico è stato ospite ieri di Sky Tg24 Economia e nel corso del suo intervento ha parlato anche di riforma pensioni, spiegando che “Quota 100 è una misura sperimentale che per definizione si esaurisce nel 2021. Ci sono tavoli tecnici a cui l’Istituto partecipa con il governo e il ministero del Lavoro, il Mef e i sindacati a volte, in cui si prospetta una uscita più morbida. L’idea è di avanzare, per i lavoratori gravosi e usuranti, delle possibilità di uscite anticipate dal 2022”. Il Presidente dell’Inps ha anche ricordato che sarebbe importante introdurre “una pensione di garanzia. Nel sistema contributivo puro molti giovani lavoratori rischiano di non raggiungere pensioni al di sopra della soglia di povertà”. In particolare, secondo Tridico, “bisogna intervenire durante la vita lavorativa del giovane riempiendo i buchi anche, ad esempio, attraverso la copertura di contributi figurativi gli anni dedicati all’istruzione, alla laurea, più generosi sul modello tedesco”. Anche questo tema sembra però destinato a essere eventualmente preso in considerazione per il 2022.

RIFORMA PENSIONI, LE CONSIDERAZIONI DI BRAMBILLA

In un articolo pubblicato su L’Economia, l’inserto del Corriere della Sera, Alberto Brambilla evidenzia come la crisi determinata dal coronavirus porterà con tutta probabilità a un aumento del ricorso a Quota 100 sia quest’anno che nel 2021, anche perché sarà l’ultimo anno in cui la misura di riforma pensioni varata dal Governo Conte-1 sarà in vigore. Se fino all’inizio dell’anno i lavoratori potevano avere vantaggio a non andare in quiescenza con Quota 100 per restare al lavoro e godere poi di un assegno futuro più alto, ora con la prevedibile perdita di posti di lavoro che ci sarà con la fine del blocco dei licenziamenti ci sarà anche un notevole ricorso ai prepensionamenti, specialmente per chi è vicino ai 62 anni di età con 38 di contribuzione.

L’ATTENZIONE SUI CONTI INPS

Secondo l’ex sottosegretario al Welfare, bisognerà fare attenzione ai conti dell’Inps, perché la contrazione di posti di lavoro farà diminuire le entrate contributive e aumentare le uscite per sussidi e cassa integrazione. Nel frattempo l’aumento dei pensionamenti anticipati aumenterà il flusso in uscita. “Ciò potrebbe comportare un disavanzo nei conti Inps di quasi 30 miliardi rispetto ai circa 20 del 2019, peggiorando addirittura i 26,5 miliardi di deficit del 2014 (il post crisi 2008/2013)”, scrive Brambilla, secondo cui governo, maggioranza e opposizione dovrebbero ragionare “su questi preoccupanti numeri al fine di porre in essere tutto ciò che serve per evitare una situazione economica drammatica”. Anche perché la spesa per pensioni sul Pil salirà dal 12,88% del 2019 al 14,77% del 2020, mentre il rapporto attivi pensionati da 1,46 attivi per ogni pensionato scenderebbe a 1,39.

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