Riforma pensioni/ La scadenza Ape social per il mondo della scuola

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, si avvicinano date importanti per chi lavora nel mondo della scuola, compresi gli insegnanti di religione

riapertura scuole
Immagine di repertorio (LaPresse)

LE SCADENZE PER IL MONDO SCUOLA

In un articolo su Avvenire è stato ricordato entro il 7 dicembre gli insegnanti e il personale della scuola, compresi anche i sacerdoti docenti di religione, è fissata la scadenza per presentare la domanda di cessazione da servizio per accedere alla pensione a settembre 2021. “Coloro che sono interessati all’Ape sociale o alla pensione anticipata per i lavoratori precoci, una volta ottenuto il riconoscimento dall’Inps, potranno presentare la domanda di cessazione dal servizio con modalità cartacea entro il 31 agosto 2021. Quanto alla buonuscita (trattamenti di fine servizio e trattamenti di fine rapporto) tutti i dipendenti che lasciano il servizio con quota 100 o con i requisiti della Riforma possono chiedere, alle banche e agli intermediari aderenti, un anticipo della rispettiva indennità tramite un finanziamento per non oltre 45mila euro. Spetta all’Inps, seguendo il nuovo Regolamento Tfs/Tfr approvato lo scorso aprile, quantificare l’importo dell’anticipo spettante all’interessato sulla base dei dati giuridici ed economici aggiornati a cura degli uffici scolastici territoriali”.

RIFORMA PENSIONI, LA LEGA CHIEDE RIVALUTAZIONI PIENE

Come riporta l’Ansa, Massimiliano Romeo e Alberto Bagnai, rispettivamente Presidente dei senatori leghisti e il capo dipartimento economia della Lega, hanno presentato la risoluzione sullo scostamento di bilancio. in cui, tra le altre cose, viene chiesto “l’aumento pieno ed effettivo degli importi dei trattamenti pensionistici che tenga conto dell’inflazione e mantenga inalterato il potere di acquisto, rispettando così la sentenza della Corte costituzionale”. Intanto Il Sole 24 Ore evidenzia che nel 2021, “con la fine del blocco dei licenziamenti e l’avvio di un ciclo di ristrutturazioni aziendali potrebbe arrivare una nuova impennata di domande di uscita con 62 anni e 38 di contributi minimi”, ovvero i requisiti richiesti da Quota 100, la misura di riforma pensioni varata dal Governo Conte-1. Inoltre, spiega il quotidiano di Confindustria, “dopo l’esperienza della Dad” potrebbe esserci un numero record di domande di pensionamento del personale della scuola. In questo caso già dopo il 7 dicembre, data di scadenza per presentare le domande di cessazione dal servizio, si potrà avere qualche numero a conferma.

BRAMBILLA, IL PUNTO SULLE PENSIONI

Nel suo fondo su “L’Economia” del Corriere della Sera, il presidente di Itinerari Previdenziali Alberto Brambilla prova a fare un primo punto di fine anno sulla reale situazione dei conti interni all’Inps in vista di una nuova riforma pensioni necessaria entro fine 2021. Quota 100 e il Covid starebbero facendo vacillare i conti dell’INPS, allargando «il disavanzo nei conti dell’istituto, fino a 30 miliardi»: per l’ex consigliere economico della Lega solo nel 2022, ovvero quando saranno esauriti gli effetti di Quota 100 e si spera anche del Covid-19, si assisterà «ad una progressiva riduzione del numero delle prestazioni liquidate il che contribuirà a ridurre naturalmente i pensionati attorno a 16.179.000 per poi arrivare dopo il 2026 ai valori del 2019».

RIFORMA PENSIONI, LE RICHIESTE DELL’ANP-CIA

Da gennaio scatteranno gli aumenti per le pensioni che l’Anp-Cia di Padova descrive come una beffa, dato che l’incremento potrebbe essere di una cifra compresa tra 1 e 3 euro. Come riporta padovaoggi.it, il Presidente della sezione provinciale dell’Associazione nazionale pensionati aderenti alla Cia, Dino Milanello, evidenzia che “nell’ultimo decennio la perdita del potere d’acquisto delle pensioni è stata dell’ordine del 30%. Molti fanno addirittura fatica ad arrivare non alla quarta settimana, ma alla seconda del mese”, per questo “sono anni che ci battiamo nelle sedi opportune per chiedere, concretamente, maggiore dignità, equità, giustizia sociale nei confronti di chi ha contribuito al progresso del Paese”. Tra le istanze, una riforma pensioni che porti all’incremento delle minime ad “almeno al 40% del reddito medio nazionale, come indicato dalla Carta Sociale Europea, ovvero 650 euro al mese a fronte degli attuali 515 euro al mese”, oltre alla stabilizzazione della “quattordicesima fino a tre volte il trattamento minimo, cioè 1.520 euro mensili”.

LE RIFLESSIONI DEL CODS

Mentre il Segretario generale della Cisl Emilia Centrale William Ballotta chiede che si proceda alla rivalutazione delle pensioni, a San Marino si studia l’introduzione di una flat tax al 7% per i pensionati della durata di dieci anni. Orietta Armiliato, invece, sulla pagina del Comitato Opzione donna social, evidenzia come “prorogare una misura pensionistica come quella dell’OpzioneDonna per un periodo di più ampio respiro che non può essere chiaramente un solo anno, così come il dare la possibilità di accedere a quella misura cumulando gratuitamente i contributi che sono stati versati in casse diverse come avviene per tutti gli altri lavoratori, così come riconoscere il lavoro di cura domestico ordinario, sarebbero davvero importanti segnali da parte di Tutti. Sarebbero senza meno significativi segni rispetto alla volontà di ripristinare quei concetti di equità e rispetto per le donne dei quali si parla da anni e anni e, soprattutto, si percepirebbe la reale presa di coscienza delle condizioni complesse nelle quali si trovano le donne”.

RIFORMA PENSIONI, IL RISCHIO PER I PENSIONATI

Mentre la Legge di bilancio, con le misure di riforma pensioni che contiene, inizia il suo iter parlamentare, in un articolo su lacittafutura.it si legge che “la previdenza pubblica è in affanno. Per trenta-quarant’anni abbiamo regalato soldi a previdenza e sanità privata. Le casse statali subiscono le conseguenze del minor gettito fiscale (il neoliberismo e la mancata tassazione delle rendite e dei patrimoni ne sono la causa). Le spese sociali in epoca pandemica crescono e lo Stato deve pur sempre rispettare i tetti di spesa imposti dalle regole che puntellano le politiche di austerità”. Dato che il Pil scenderà “ferme restando le regole di Maastricht e non volendo aggredire i grandi patrimoni non resta che far cassa con i pensionati e spingere i contratti nazionali sempre più verso le pensioni integrative e la sanità privata”.

LA CRITICA AI SINDACATI

“Il congelamento della rivalutazione degli assegni previdenziali da una parte, la richiesta di una legge sulla rappresentanza sindacale e la riorganizzazione della dinamica contrattuale sempre più spostata sul secondo livello sono il prodotto di politiche che mirano a far cassa con i pensionati e al contempo operano per disarticolare il sistema pubblico”, aggiunge Federico Giusti, autore dell’articolo. Dal suo punto di vista, anni di sostegno alla sanità e alla previdenza privata, anche dai parte dei sindacati, “hanno permesso ai governi di dormire sonni tranquilli, di non mettere all’ordine del giorno la patrimoniale e una revisione del sistema previdenziale che tra sistema di calcolo contributivo e innalzamento dell’età pensionistica ci costringe a lasciare il lavoro alle soglie dei 70 anni e con assegni risicati”.

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