Riforma pensioni/ Sentenza Consulta boccia contributo solidarietà oltre 3 anni

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, in attesa delle novità dal Governo arriva sentenza importante dalla Corte Costituzionale: bocciato il contributo di solidarietà oltre i 3 anni

Una donna a lavoro
Pixabay

SENTENZA CONSULTA SU CONTRIBUTO SOLIDARIETÀ

Con una recente sentenza della Corte Costituzionale, viene ammessa la limitazione alla perequazione e al contributo di solidarietà dalle pensioni di importo maggiore: la Consulta ha esaminato oggi – secondo questa nota ufficiale della stessa Corte – le questioni di legittimità sollevate dal Tribunale di Milano assieme alle sezioni della Corte dei conti Friuli-Venezia Giulia, il Lazio, la Sardegna e la Toscana, in merito al contenimento della spesa per le pensioni d’oro disposte dalla Manovra 2019. L’ufficio stampa della Corte Costituzionale fa sapere che è stato ritenuto legittimo «il raffreddamento della perequazione, in quanto ragionevole e proporzionato»; non solo, è stato anche ritenuto legittimo il contributo di solidarietà «ma non per la durata quinquennale, perché eccessiva rispetto all’orizzonte triennale del bilancio di previsione dello Stato. Pertanto, il contributo rimarrà operativo per tutto il 2021». (agg. di Niccolò Magnani)

IL COSTO DI PROROGARE OPZIONE DONNA AL 2023

Come noto, il Governo ha fatto sapere che tra le misure di riforma pensioni che verranno inserite nella Legge di bilancio ci sarà anche la proroga di Opzione donna per un anno. Tuttavia, Orietta Armiliato, in un post sulla pagina Facebook del Comitato Opzione donna social, fa notare che durante una puntata della trasmissione diMartedì dell’anno scorso il Presidente dell’Inps Pasquale Tridico aveva ammesso che prorogare Opzione donna fino al 2023, come il Cods chiede da tempo, costerebbe 2 miliardi di euro, “ossia 400 milioni all’anno spalmati sui prossimi cinque anni. Francamente, non mi sembra una cifra proibitiva o mirabolante al punto da poter essere archiviata con un ‘non luogo a procedere’. E allora, perché non insistere nel chiedere a questo esecutivo di prenderla in considerazione e renderla fruibile alla platea che desidera esercitare questa opzione senza rimanere nell’angosciante ed irrispettoso limbo del ‘di anno in anno’?”. Vedremo se questa istanza verrà presa in considerazione dal mondo politico.

RIFORMA PENSIONI, ANIEF CHIEDE LA “FINESTRA SCUOLA”

In queste settimane si continua a parlare di riforma pensioni mentre prosegue il confronto tra Governo e sindacati atto a individuare le misure da inserire nella Legge di bilancio. Marcello Pacifico, Presidente nazionale dell’Anief, come riporta orizzontescuola.it, ha spiegato di avere portato direttamente alla ministra del Lavoro Nunzia Catalfo le richieste dell’associazione in tema previdenziale, in particolare “chiedendo di collocare le professionalità di docenti e Ata come lavoratori gravosi, andando così oltre alle scuole dell’infanzia che oggi già beneficiano dell’anticipo a 63 anni senza sostanziali tagli all’assegno di quiescenza. Sarebbe utile poi consentire ai lavoratori fragili, perché così nella primavera scorsa ha definito l’Inps tutti gli over 55, di svolgere quel lavoro agile o il congedo con la retribuzione ordinaria (non ridotta in malattia) che permetta loro anche di affrancarsi dalla scuola”. Dal suo punto di vista “sarebbe importante, oltre che corretto, introdurre una ‘finestra”’ apposita per la Scuola, che permetta di lasciare il lavoro a 61 anni e senza alcuna penalizzazione”.

IL ROMPICAPO DEI VITALIZI

Si continua a parlare del taglio dei vitalizi su cui il Senato è stato chiamato a fare marcia indietro, anche se è stato presentato ricorso sul tema. Come spiega lanotiziagiornale.it, infatti, gli ex europarlamentari avevano fatto ricorso alla Corte di giustizia Ue contro la misura di riforma pensioni dei politici che li riguardava in quanto lo stesso trattamento previdenziale per gli europarlamentari viene parametrato in base “agli assegni percepiti dai membri della Camera bassa (in Italia la Camera dei deputati) dei Paesi di provenienza”. Il loro ricorso è stato bocciato e dunque ci si trova in una situazione abbastanza anomala, perché “a conti fatti il taglio dei vitalizi sarebbe per la Commissione contenziosa del Senato anticostituzionale, ma al tempo stesso assolutamente in linea col diritto europeo”. Resta in ogni caso da vedere come si concluderà la partita del taglio dei vitalizi al Senato e se ci saranno delle ripercussioni anche per quelli alla Camera, visto che di fatto le misure adottate dai dure rami del Parlamento sono “gemelle”.

OPERATIVO IL POLO NAZIONALE MARINA MILITARE

Da inizio ottobre è operativo il “Polo Nazionale Marina Militare”, che, come spiega Avvenire, consolida “la collaborazione già in corso per le pensioni del personale militare” tra l’Inps e la Marina Militare. Il quotidiano della Cei ricorda che “tutto il personale appartenente alla Marina Militare è iscritto alla Cassa per i trattamenti pensionistici dei dipendenti dello Stato (CTPS) e al Fondo di previdenza dei dipendenti statali (buonuscita Enpas). Accanto ai militari sono presenti anche i cappellani, coordinati dall’Ordinariato militare, che svolgono l’assistenza religiosa nell’ambito della organizzazione della Marina militare”. Al Polo dovranno quindi rivolgersi i cappellani che al 1° ottobre “non hanno ancora presentato una domanda di pensione o di altra prestazione Inps, oppure per un trattamento di fine servizio ed eventuali riscatti utili alla buonuscita”. Inoltre, “anche il primo pagamento della pensione compete al Polo di La Spezia. Alle successive rate e alla gestione della pensione provvede invece l’ufficio Inps della provincia di residenza del cappellano”.

RIFORMA PENSIONI, I DATI DELL’INDICE MERCER

La crisi da Covid farà sentire i suoi effetti anche sul sistema pensionistico, dato che verrano versati meno contributi, gli investimenti renderanno meno e il debito pubblico sarà più elevato. È quanto mette in luce il 12° indice annuale Mercer, condotto quest’anno con CFA Institute. Secondo Marco Valerio Morelli, amministratore delegato di Mercer Italia, quello della riforma pensioni “rimane un tema chiave, e non solo in Italia. La curva demografica di molti paesi occidentali, tra cui l’Italia, impatterà altresì sulla spesa per il welfare, con impatti diretti sui sistemi previdenziale e sanitario. Non prendere in considerazione il segnale di attenzione che dal 2014 il Report ci invia sarebbe un errore”.

IL RISCHIO PER GLI ASSEGNI FUTURI

Come riportato da focusrisparmio.com, secondo Morelli, “la vera area di miglioramento, per l’Italia, ha a che fare con la mancanza di un approccio multi-pilastro al sistema pensionistico. In una prospettiva di medio-lungo periodo, è arrivato il momento di cercare un nuovo equilibrio, sia per le generazioni anziane, che potrebbero ancora voler contribuire al benessere più ampio del sistema Paese, sia per le giovani generazioni, che rischiano di dover pagare un conto insopportabile”. Per Luca De Biasi, wealth business leader di Mercer Italia, “sebbene l’adeguatezza delle pensioni erogate oggi in Italia sia più che soddisfacente, il valore della macro area sostenibilità ci dice che questo in futuro potrebbe non essere più vero. Le ragioni sono da ricercarsi nella minima adesione a piani pensionistici privati e nel conseguente livello di attività delle pensioni private, rispetto ad altre economie di Paesi sviluppati”

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