Riforma pensioni/ Ultime notizie, le garanzie per i giovani

- Lorenzo Torrisi

In tema di riforma pensioni servono interventi per dare delle garanzie ai giovani, in modo che non si trovino con assegni molto bassi

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Image by Steve Buissinne from Pixabay

RIFORMA PENSIONI, LE GARANZIE PER I GIOVANI

In tema di riforma pensioni, secondo Miranda Perinelli, un “tema importante da ridiscutere con il governo insieme a Cgil, Cisl e Uil”, riguarda “una modifica di tutta la attuale struttura pensionistica per garantire alle nuove generazioni di avere una pensione dignitosa. Per effetto dei lavori frammentati, precari e mal pagati, il rischio è che diventino i poveri del domani. Non vogliamo che subiscano questa ulteriore retrocessione e abbassamento delle tutele di un altro pezzo del welfare: il rischio è che la pensione per come l’abbiamo conosciuta sinora vada pian piano scomparendo, lasciando spazio alla privatizzazione”. Inoltre, stando a quanto riporta tusciaweb.eu, la Segretaria generale dello Spi-Cgil di Civitavecchia Roma Nord Viterbo ritiene anche “necessario ridurre la pressione fiscale per i pensionati e per i lavoratori più in generale. Non riteniamo che la soluzione sia la flat tax perché, così come è stata proposta, non rispetterebbe la progressività costituzionalmente prevista”.

BANKITALIA E CONFINDUSTRIA CONTRO QUOTA 100

La riforma pensioni con Quota 100 riceve oggi due brutti colpi. Il primo è quello di Alessio Rossi, Presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria, che, secondo quanto riporta Mf-Dow Jones, aprendo la due giorni della Confederazione a Rapallo ha detto: “Quota 100 ci sta tornando indietro come un boomerang, perché la Commissione europea l’ha messa all’indice”. “Il problema vero è che che questa misura genera un paradosso: in uno dei Paesi più vecchi d’Europa non si può avere un sistema pensionistico instabile”. Anche la Banca d’Italia non è tenera nei confronti della novità della riforma pensioni. Come spiega l’Ansa, nelle proiezioni macroeconomiche per il periodo 2019-21, palazzo Koch vede un’espansione dell’occupazione “in misura contenuta, soprattutto nei primi due anni”. Questo nonostante le “maggiori fuoriuscite dal mercato del lavoro per effetto dell’introduzione di nuove forme di pensionamento anticipato, che, in linea con le regolarità osservate nel passato, verrebbero solo in parte rimpiazzate da nuove assunzioni”.

TRIDICO (INPS) DIFENDE QUOTA 100

Pasquale Tridico, ospite della trasmissione Piazzapulita in onda su La 7, ha parlato anche della riforma pensioni dopo le critiche arrivate dalla Commissione europea ai provvedimenti presi dall’Italia. “Quota 100 è un provvedimento provvisorio, dura tre anni, e giusto perché dà respiro a persone che erano rimaste chiuse nella morsa della riforma del 2011 e non avevano potuto andare un pensione”, ha detto il Presidente dell’Inps, secondo cui è giusto che Quota 100 non sia strutturale, perché “nel lungo periodo quel tipo di modello potrebbe non essere adeguato per il nostro andamento demografico”. Tridico ha anche risposto alle perplessità sul tasso di sostituzione nel mercato del lavoro spiegando che dai dati risulta che il 72% di quanti hanno presentato domanda per Quota 100 sia un lavoratore, non quindi un disoccupato o percettore di Naspi o cassaintegrato. E dal suo punto di vista, a parità di domanda di lavoro, quindi se non ci sarà recessione, ci sarà una sostituzione di quanti andranno in pensione. Ancora di più dopo novembre, quando non ci sarà più il blocco delle assunzioni nella Pa.

I SOLDI CHE NON VERRANNO MAI RECUPERATI

L’Associazione nazionale pensione della Cia critica alcune mosse di riforma pensioni, evidenziando in una nota che la pensione di cittadinanza non ha “risolto in nessun modo il problema delle minime alle prese tra l’altro, con l’incertezza della quattordicesima di cui non fa menzione né la legge di bilancio, né il decreto pensioni”. Per l’Anp, “va poi detto che i soldi tolti ai pensionati con il blocco dell’indicizzazione, non saranno mai più recuperati, incidendo sulla perdita del potere d’acquisto degli assegni pensionistici, già arrivata al 30% negli ultimi dieci anni”, riferimento alla misura che tanto sta facendo discutere nelle ultime settimane. “Per questo Anp-Cia non intende arretrare nel suo impegno a difesa dei diritti dei pensionati, ma rinnova con forza la preoccupazione già espressa su questi temi con iniziative e manifestazioni nazionali e sul territorio. Ciò ancor più, guardando ai conti pubblici e all’economia del Paese, con lo spettro dell’aumento dell’Iva che andrebbe a gravare sul prezzo di beni e servizi per gli anziani, come alimentari trasporti e spese sanitarie”, si legge ancora nella nota.

RIFORMA PENSIONI, NAPOLETANO CONTRO SALVINI

Roberto Napoletano non è assolutamente tenero nei confronti di Matteo Salvini e Luigi Di Maio e delle loro politiche. Agenpress.it riporta queste sue dichiarazioni riguardo la riforma pensioni: “Il Capitano deve capire che quota 100 è stato un regalo a persone fisiche suoi elettori pagato dall’intera platea dei pensionati che hanno un assegno mensile superiore ai 1500 euro. Ha sottratto soldi (importanti) a scuola e infrastrutture, non ha minimamente creato occupazione, e cosa più grave di tutte ha messo in discussione la riforma Fornero delle pensioni, che è una delle due clausole di salvaguardia del debito pubblico italiano (l’altra è il risparmio privato), e ha contribuito così alla fuga degli investitori, caricando sulle spalle dei nostri giovani 17 miliardi di tassi di interesse in più nei prossimi tre anni”. Secondo il Direttore del Quotidiano del Sud e l’Altravoce dell’Italia, a Salvini e Di Maio non resta che “chiedere scusa agli italiani, donne e uomini, riconoscere di avere sbagliato (quasi) tutto, e promettere solennemente che non lo faranno più”.

LA RACCOMANDAZIONE UE DI CUI NON SI PARLA

In un articolo pubblicato su Il Tempo Franco Bechis commenta la posizione presa dalla Commissione europea sull’Italia, segno che Bruxelles non gradisce un Governo che prende provvedimenti come quello di riforma pensioni con Quota 100, ma anzi gradirebbe un esecutivo come quello di Monti. Bechis spiega anche che nel rapporto della Commissione “ci si lamenta dell’elevata età media dei dipendenti pubblici, però si chiede di non mandarli in pensione nemmeno con 40 anni di contributi. Si dice che si potrebbero conseguire risparmi intervenendo su pensioni di importo elevato che non corrispondono ai contributi versati, nel rispetto dei principi di equità e di proporzionalità, e i commissari europei mostrano di non sapere che un taglio alle pensioni d’oro c’è stato, ma temporaneo perché altrimenti tutti urlano sui diritti acquisiti”. Tra l’altro, dal suo punto di vista, “questo passaggio della raccomandazione Ue sarà taciuto quasi ovunque”. Probabilmente perché mostrerebbe un volto non certo benigno di Bruxelles nei confronti dei cittadini.

LA DISPARITÀ DA TOGLIERE TRA STATALI E NON

Dopo la manifestazione sindacale unitaria di sabato scorso contro la riforma pensioni, a Roma domani è previsto il “bis”, con la mobilitazione di Fp Cgil, Cisl Fp, UilPa e UilFpl. “La situazione del pubblico impiego è diventata insostenibile, come dimostrano i recenti casi nella sanità. Con l’uscita di 500 mila lavoratori nei prossimi tre anni il sistema rischia di non reggere, per questo è importante andare in piazza sabato. Stiamo registrando una vasta adesione, la manifestazione sarà molto partecipata”, fa sapere, secondo quanto riportato dal sito di Rassegna sindacale, il Segretario nazionale della Fp, Fabrizio Rossetti, nel presentare la manifestazione che chiede interventi per evitare che la Pubblica amministrazioni vada al collasso con gravi conseguenze sui lavoratori e sulla tenuta dei servizi per i cittadini. Secondo i sindacati occorre tra le altre cose “cancellare le iniquità e le disparità nel sistema previdenziale sia nel settore pubblico riguardo al trattamento di fine rapporto, sia su quota 100 e sui lavori gravosi nei settori pubblici e privati”.

RIFORMA PENSIONI, LO STUDIO DI ITINERARI PREVIDENZIALI

Si è parlato e si parla molto della norma di riforma pensioni che ha previsto il blocco parziale delle indicizzazioni. Sul tema Alberto Brambilla, Giovanni Gazzoli e Antonietta Mundo hanno scritto un articolo pubblicato su Il Punto Pensioni & Lavoro, nel quale evidenziano che “i pensionati penalizzati dal provvedimento Conte sono circa 5,5 milioni, il 34% dei 16 milioni totali”. “Di questi, 1,5 milioni sono penalizzati in modo pesante e sono proprio quelli che da vent’anni sono perseguitati dallo Stato, alla faccia del merito, e che i contributi e le imposte, segnatamente l’Irpef, li hanno pagati a differenza degli oltre 8 milioni di pensionati totalmente o parzialmente assistiti dallo Stato e dei 2 milioni che, di imposte, nella loro vita ne hanno pagate poche”.

LA PERDITA DI POTERE D’ACQUISTO

Gli autori spiegano anche che “il vero danno per i pensionati non sta nella semplice riduzione dell’adeguamento annuo all’inflazione, su cui si concentrano le giustificazioni di tutti i governi (non si riesce a stabilire se capiscano o facciano finta di non capire), ma nella perdita di potere d’acquisto che ogni anno si cumula e che non verrà mai più recuperata per l’intera durata sia della pensione, sia dell’eventuale successiva pensione di reversibilità”. Per spiegare meglio il peso di questa perdita economica, viene mostrato come nell’arco di 14 anni gli effetti del blocco dell’indicizzazione portano a una perdita vicina all’11% del proprio potere d’acquisto mensile. Non proprio un ammontare di poco conto, che aumenta con il passare del tempo.

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