RIFORMA PENSIONI/ Abolire la Legge Fornero e quiescenza a 62 anni

- Lorenzo Torrisi

Rifondazione Comunista a Lucca ha presentato una mozione che riguarda anche i temi di riforma pensioni, oltre che del lavoro

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LA MOZIONE DI RIFONDAZIONE

Presso il circolo Arci di Lucca, Giulio Strambi e Edoardo Filippi, segretario e responsabile del lavoro del partito della Rifondazione comunista, insieme a Paolo Bertoluzzi, portavoce giovanile della Rifondazione, hanno presentato una mozione sul lavoro in cui si citano anche misure che hanno a che fare con la riforma pensioni. Come spiega lucaindiretta.it, infatti, nella mozione si chiede l’abolizione “della Legge Fornero per il diritto alla pensione con 40 anni di contributi o 62 anni di età con annualità di vantaggio per le donne come riconoscimento del lavoro di cura svolto e una pensione di garanzia per i giovani”. Filippi nell’occasione ha evidenziato che il Governo sembra essere intenzionato ad “aumentare le spese militari, ed è un peccato vedere che quando si tratta di trovare qualche spicciolo per i pensionati o per qualche contratto aziendale o nel pubblico impiego, si ha sempre la scusa che non ci sono abbastanza soldi”. Risorse che potrebbero trovarsi anche con una tassa sui grandi patrimoni.

CGIL E IL TAVOLO SULLE PENSIONI

La Cgil tornerà a chiedere al Governo di aprire un tavolo di confronto sulla riforma pensioni. Lo ha fatto sapere lo stesso Segretario generale Maurizio Landini, parlando all’assemblea di Assofondipensione. Secondo quanto riporta il sito di Rassegna sindacale, ha spiegato che “spesso in questi anni si è parlato di pensioni per fare cassa, creando ancora più incertezza e insicurezza. Bisogna ragionare sull’intero sistema”. Parole che trovano riscontro in quanto affermato da Nino Baseotto ai microfoni di RadioArticolo1. Parlando delle manifestazioni unitarie che i sindacati terranno in questo mese di dicembre, il Segretario confederale della Cgil ha infatti detto che “parlare di pensioni significa parlare di un tema che ha bisogno di una sterzata in direzione della giustizia sociale. La legge Fornero ci ha fatti andare fuoristrada dal punto di vista dell’equità. Abbiamo quindi bisogno di tornare su un terreno di giustizia sociale. Ma bisogna parlare tanto a chi sta già in pensione, quanto a chi sta per andarci, e anche ai giovani che devono avere una prospettiva previdenziale certa”.

LA RICHIESTA CISL SULLE RIVALUTAZIONI

Il Segretario generale della Cisl Calabria, Tonino Russo, ha garantito l’adesione del suo sindacato alle iniziative nazionali unitarie di Cgil, Cisl e Uil che si terranno nelle prossime settimane, anche per quel che riguarda il tema della riforma pensioni. “Ci sta a cuore anche il tema della previdenza sociale e dell’assistenza socio-sanitaria  che nella nostra regione assume un peculiare significato. In particolare è necessario prestare attenzione all’effettiva rivalutazione delle pensioni visto che in Calabria sono in molti a percepire la retta minima. Non si possono e non si devono tagliare risorse su questi aspetti dato che le famiglie nella nostra regione svolgono un vero e proprio ruolo di ammortizzatore sociale per tante fasce di cittadini”, ha detto Russo secondo quanto riportato dal Corriere della Calabria. Il sindacalista ha anche spiegato che “con una percentuale così alta di giovani disoccupati solo grazie alla pensione di un familiare ad esempio si riesce a far andare avanti il proprio figlio”.

LE RICHIESTE DI FRATELLI D’ITALIA

Se Italia Viva con la Legge di bilancio vuole abolire la riforma pensioni con Quota 100, Fratelli d’Italia, invece, punta alla cancellazione del Reddito di cittadinanza. All’EuropAuditorium di Bologna, come spiega Il Messaggero, il partito di Giorgia Meloni ha lanciato la sua contro-manovra con la richiesta di abolire Reddito di cittadinanza, sugar e plastic tax per introdurre invece una seria web tax e misure per le famiglie, oltre che investimenti su infrastrutture e territorio. Fratelli d’Italia vuole inoltre arrivare ad approvare un reddito di infanzia da almeno 400 euro al mese per un figlio fino ai sei anni e a garantire asili nido gratuiti e aperti a tempo pieno. Secondo quanto riporta Adnkronos, Meloni ha ricordato che “l’occupazione femminile in Italia è inchiodata al 53%. Per pagarci le pensioni future non ci servono gli immigrati, basta che consentiamo alle donne italiane di lavorare. Si fa con gli incentivi, con le detrazioni, ma di tutto questo nessuno parla”. Vedremo se le proposte di Fratelli d’Italia alla manovra passeranno o meno.

IL PRESSING PD E LEU PER GLI ESODATI

Entro la settimana il Senato dovrebbe riuscire a dare il via libera alla Legge di bilancio. Il testo dovrebbe arrivare in aula dopo il voto della commissione Bilancio sugli emendamenti, tra cui non mancano quelli relativi alla riforma pensioni. Il Sole 24 Ore evidenza in particolare che “accantonata la questione ‘Quota 100’, anche se Italia Viva ha presentato l’annunciato emendamento per chiederne l’abolizione, nella maggioranza una parte del Pd e Leu premono per introdurre una nuova salvaguardia, o comunque una modalità di uscita anticipata, per un’altra fetta di esodati (fino a 9mila). Un intervento che per ottenere l’ok deve prima superare l’arduo scoglio delle coperture. In Commissione è in arrivo una relazione dell’Inps per definire con precisione la platea dei lavoratori che potrebbero essere interessati da una nuova salvaguardia. Sulla base di questi numeri e della loro compatibilità con le risorse a disposizione sarà presa una decisione definitiva”. Ricordiamo che da tempo i circa 6.000 esodati esclusi chiedono la riapertura dell’ottava salvaguardia.

OCSE “ITALIANI IN PENSIONE TROPPO PRESTO”

Mentre dal 1 gennaio 2020 scatteranno i primi aumenti delle pensioni – lo 0,4% per effetto della perequazione fondata sulla variazione degli indici dei prezzi al consumo per le famiglie – arriva sul sistema previdenziale italiano l’ennesima “strigliata” in campo europeo e internazionale. Al netto della riforma Quota 100, o dell’ipotizzata Quota 41 dal Presidente Inps Tridico, secondo l’Ocse in Italia si va troppo presto in pensione: l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico nell’ultimo rapporto “Pension at Glance 2019″ inserisce l’Italia tra i Paesi che spendono di più per le pensioni e con l’età pensionabile che, secondo gli stessi economisti, andrebbe fortemente rivista al rialzo. 64 anni è la media Ocse, mentre in Italia è 62 la quota di media: «mantenere adeguati benefici per la vecchiaia, limitando al contempo la pressione fiscale a breve, medio e lungo termine. L’aumento dell’età pensionabile effettiva dovrebbe essere la priorità, evidenziando la necessità di limitare il pensionamento anticipato agevolato e di applicare debitamente i collegamenti con l’aspettativa di vita», si legge nel report Ocse.

RIFORMA PENSIONI, IL RISPARMIO DEGLI ITALIANI

Si torna a parlare della necessità di interventi di riforma pensioni che incentivino la previdenza complementare, ma dalla ricerca annuale Schroders Global Investor Study 2019, condotta su oltre 25.000 investitori in 32 Paesi, risulta che gli italiani sono “tra gli investitori che risparmiano meno per la pensione. In Italia gli investitori non ancora in pensione accantonano in media il 12,4% del reddito totale, rispetto ad esempio ad austriaci e svizzeri, ai primi posti in classifica, che risparmiano rispettivamente il 21,6% e il 21,3%. La percentuale di risparmio dell’Italia è inferiore anche alla media globale al 15,3% e a quella europea al 14,9%”. C’è però da dire che “in Italia i Millennial (18-37 anni) sono consapevoli di dover risparmiare di più, in quanto dedicano in media il 14,6% del proprio reddito ai risparmi per la pensione. Fanno seguito la Generazione X (38-50 anni) con l’11,5% e i Baby Boomer (51-70 anni) con il 9,7%”.

LA TENDENZA DEI GIOVANI

Una tendenza che si osserva anche a livello globale, anche se “con percentuali medie di risparmio generalmente più elevate e pari al 15,9% per i Millennial, 14,7% per la Generazione X e 13,7% per i Baby Boomer”. Dalla ricerca emerge che il 91% degli investitori non ancora in pensione in Italia ammette che alcune condizioni potrebbero incentivare maggiori risparmi e il 30% di essi lo farebbe concretamente “se avesse accesso a maggiori informazioni sulla quantità di risparmi necessari per sostenere lo stile di vita desiderato in pensione. Tuttavia c’è anche un 17% degli italiani che, “pur volendo risparmiare, ritiene che i bisogni del momento siano più rilevanti”.

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