Riforma pensioni/ I rischi con il Recovery fund

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, l’Unione europea fa pressione alla Spagna sfruttando il Recovery fund. Notizia che deve far riflettere in Italia

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RIFORMA PENSIONI, I RISCHI CON IL RECOVERY FUND

Mentre in Italia si è tornati a parlare dei rischi per le pensioni che si avrebbero con il Mes, su El Pais viene spiegato, come riportato da quotedbusiness.com, che “l’economia spagnola ha un potenziale problema con la sostenibilità del sistema previdenziale. E con il tasso di occupazione, da decenni il suo tallone d’Achille. Bruxelles vuole ora approfittare dell’iniezione di aiuti europei derivanti dal Recovery Fund per ‘stimolare’ il governo di Madrid a portare a termine alcune riforme strutturali avviate da anni”. In particolare, “la Commissione europea vuole che il governo si impegni su tre pilastri principali: garantire la sostenibilità del sistema pensionistico, introdurre nuove regole per ridurre il lavoro a termine e una legge che eviti la frammentazione della regolamentazione a livello regionale”. Dunque gli aiuti dall’Europa verrebbero condizionati a una riforma delle pensioni. Un aspetto di cui bisognerà tenere conto probabilmente anche in Italia, visto che non sono mancati in passato richiami, da parte proprio dell’Europa, sulla sostenibilità del nostro sistema pensionistico.

PENSIONATI SOSTENGONO SCIOPERO STATALI

I sindacati dei pensionati del forlivese appoggiano lo sciopero dei dipendenti pubblici di oggi. “Rinnovare i contratti nel pubblico impiego come nel settore privato è fondamentale per costruire un Paese migliore e rilanciare l’economia del nostro Paese. L’attacco sferrato contro i dipendenti pubblici è lo stesso che descrive noi pensionati come dei privilegiati, omettendo di precisare che le pensioni sono il frutto di anni di lavoro e contributi versati e che siamo i più tassati fra i Paesi Europei e ancora senza una legge nazionale sulla non autosufficienza”, spiegano Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil del territori di Forlì, come riporta forlitoday.it. Intanto in un articolo sull’Huffington Post viene evidenziato come oggi ci sia “un’Italia lusingata da chi governa (ma anche da chi sta all’opposizione) con la bonus economy (un sussidio, un aiuto, una pensione anzitempo, un reddito di cittadinanza che invita a non lavorare, una promessa di sostegno, un rinvio delle tasse, tutto a debito, comunque) ma sinora poco e male coinvolta in serie progetti di investimenti per la ripresa e il rilancio”.

FORLANI: “SCIOPERO SINDACATI IMBARAZZANTE”

Nel giorno dello sciopero dei dipendenti pubblici per diverse richieste poste al Governo, il componente del Collegio dei sindaci dell’Inps fino al 2019, Natale Forlani, ha scritto per il nostro quotidiano un interessante editoriale circa l’imbarazzo che si dovrebbe provare nell’avanzare richieste e scioperi da chi in questa crisi pandemica ha avuto un posto e delle pensioni garantite. «Nella condizione attuale, la sicurezza di avere uno stipendio e una pensione garantita assume un valore che va ben oltre qualsiasi rinnovo contrattuale. A maggior ragione se viene prevista per i dipendenti pubblici una tutela ragionevole degli stipendi con il rinnovo dei contratti che li riguardano», scrive Forlani sul Sussidiario.net, aggiungendo «Nella condizione attuale, la sicurezza di avere uno stipendio e una pensione garantita assume un valore che va ben oltre qualsiasi rinnovo contrattuale. A maggior ragione se viene prevista per i dipendenti pubblici una tutela ragionevole degli stipendi con il rinnovo dei contratti che li riguardano». (agg. di Niccolò Magnani)

RIFORMA PENSIONI, I CONTRIBUTI “DANNOSI” DA CANCELLARE

Non sempre avere tanti anni di contributi versati aiuta a ricevere una pensione più alta. Lo ricorda un articolo pubblicato su orizzontescuola.it dedicato ai cosiddetti “contributi dannosi”, che risultano essere tali solamente per chi gode del sistema retributivo. Infatti, questo stesso sistema parametra il futuro assegno pensionistico sulla base delle ultime retribuzioni percepite. Può capitare che le stesse siano più basse rispetto a quelle del resto della carriera, magari per il passaggio a part-time nemmeno troppo desiderato. I lavoratori hanno quindi la possibilità di “cancellare” i contributi relativi agli ultimi anni di attività di modo che il loro assegno risulti poi più alto. “In pratica, tutti i versamenti di contributi sopraggiunti dopo aver maturato il diritto alla pensione possono essere sterilizzati dietro domanda da parte del lavoratore. Una richiesta che quest’ultimo deve fare direttamente all’Inps nel caso in cui questi versamenti incidano in maniera negativa sulle pensioni”. Va detto che si possono cancellare contributi al massimo per 5 anni.

LA CONVENIENZA DELLA PENSIONE ANTICIPATA

In un articolo pubblicato su startmag.it, Giuliano Cazzola fa notare “un aspetto che viene ignorato nel dibattito solitamente incentrato su quota 100 e i suoi effetti”. Ovvero “l’impatto del blocco dell’anzianità ordinaria, la quale – rebus sic stantibus – è destinata a restare fissata ad un requisito di 42 anni e 10 mesi per gli uomini e ad un anno in meno per le donne fino a tutto il 2026”. L’ex deputato ricorda che “se nel 2019 il numero di questi trattamenti (106.777) era minore di quello da quota 100 (150.768), già nei primi nove mesi di quest’anno il numero dei pensionamenti anticipati (coi requisiti bloccati) è superiore di quelli riguardanti l’intero 2019: 135.043 contro 106.777. Il distanziamento (ormai questo termine è divenuto di uso comune) si amplia se si considera la proiezione per il 2020 (180mila trattamenti)”. Dunque, se in tema di riforma pensioni si è portati a pensare che Quota 100 “sia più conveniente della pensione ordinaria anticipata”, “la realtà ha smentito questa rappresentazione a tavolino”.

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI METASSI

In un articolo pubblicato sul blog ilvolodellafenice.it, Luigi Metassi ricorda che anche quest’anno tra i provvedimenti di riforma pensioni nella Legge di bilancio, attraverso gli emendamenti presentati in Parlamento, si cerca di sanare l’ingiustizia degli esodati ancora privi di salvaguardia. “Al netto delle aspettative e delle disponibilità economiche e politiche, esiste una questione morale, figlia di una disumana politica succube del calcolo (più ancora politico che economico) che rasenta l’accanimento; esiste, da sempre, una ricorrente interferenza di varie altre problematiche, talvolta anche assai individualistiche. Entrambe le cose devono essere ora superate da una visione chiara, etica e conforme al principio che, a problemi diversi debbano corrispondere soluzioni a sé stanti”, scrive Metassi.

LA SOLUZIONE DA TROVARE AL DRAMMA DEGLI ESODATI

Dal suo punto di vista, “dopo quasi dieci anni dalla riforma, non possono più valere i ‘non sapevo’, i ‘non avevo capito’, i ‘credevo che’ e i ‘pensavo che’. Ci sono persone distrutte nella salute, negli affetti e nella qualità di vita; ci sono persone sull’orlo di compiere azioni disperate e non è più tempo per le speculazioni politiche di discutibile valenza ed efficacia. Ognuno degli attori, non soltanto espressamente politico, deve fin d’ora accusare la piena responsabilità di cosa contribuirà a far fuoriuscire dal tumultuoso cilindro della Legge di bilancio”. Vedremo se alla fine dell’iter parlamentare nella manovra ci sarà una misura per gli esodati e se sarà efficace per sanare un’ingiustizia che si protrae ormai da oltre otto anni.

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