RIFORMA PENSIONI/ Contratto di espansione, Orlando: anticipazione su flessibilità

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, Orlando parla del contratto di espansione e del contratto di solidarietà come di un’anticipazione della flessibilità

andrea orlando
Andrea Orlando, Ministro del Lavoro (LaPresse, 2021)

LE PAROLE DI ORLANDO SUL CONTRATTO DI ESPANSIONE

Rispondendo a un’interrogazione di Fratelli d’Italia relativa alle misure di riforma pensioni che si intendono adottare per il post-Quota 100, Andrea Orlando ha detto che “i contratti di solidarietà e i contratti di espansione, che saranno con ogni probabilità contenuti nel Dl Sostegni bis, possono rappresentare una importante anticipazione in riferimento a forme di flessibilità sul fronte previdenziale e sarà interessante valutarne gli effetti della loro applicazione”. Secondo quanto riporta Radiocor, il ministro del Lavoro ritiene che “accanto alla necessaria flessibilità per alcune platee di lavoratori svantaggiati nel mercato del lavoro occorre certamente affrontare la questione delle ricadute previdenziali della precarietà del lavoro, che penalizza oggi le giovani generazioni”. Intanto Matteo Salvini, come riporta l’Agenzia Vista, ha detto che “il Pd pensa solo a leggi che dividono come Ius soli, Ddl Zan e voto ai sedicenni. Noi ci impegniamo su vaccini, Recovery, riforma del lavoro e delle pensioni”.

BRAMBILLA “PENSIONE ANTICIPATA ANCHE OLTRE QUOTA 100”

È possibile andare prima in pensione senza più la riforma di Quota 100: a ribadirlo oggi al Messaggero è il Presidente di Itinerari Previdenziali, Alberto Brambilla. In primis, annuncia che la nuova riforma pensioni sarà probabilmente vero tema di discussione proficua solo in vista della prossima Manovra di Bilancio in autunno: la revisione alla Legge Fornero che si appresa ad essere incasinata prevederà almeno 10 anni di “pace pensionistica”, con regole chiare e senza le modifiche ogni anno o Governo cambiato. «Garantire un minimo di flessibilità in uscita dal mercato del lavoro», è il primo punto ineludibile che riporta Brambilla, aggiunto all’impegno per consentire ai giovani (che hanno iniziato a lavorare dopo il 1995) di avere «le stesse regole e gli stessi requisiti di accesso alla pensione degli altri lavoratori evitando la non condivisibile soluzione della pensione di garanzia». Per l’esperto di pensioni occorre chiarire un punto che deve essere poi al centro dei tavoli Ministero-sindacati nei prossimi mesi: per garantire una ordinata uscita da Quota 100 assicurando flessibilità oltre alla pensione di vecchiaia con 67 anni di età si potrebbe effettuare con due punti ulteriori, «rendere stabile la pensione anticipata con 42 ani e 10 mesi in scadenza il 2026; rafforzare le modalità di uscita anticipata previste per Ape Sociale, compresi lavori gravosi» utilizzando anche l’isopensione, i contratti di espansione e i fondi esubero. (agg. di Niccolò Magnani)

LE PAROLE DI ORLANDO

Il confronto tra Governo e sindacati sulla riforma pensioni sembrava destinato a riprendere già nel mese di maggio, ma, come riporta Il Sole 24 Ore, Andrea Orlando ieri ha detto che sarà possibile “aprire il confronto su questo tema entro il mese di giugno, quando mi auguro avremo chiuso il pacchetto sugli ammortizzatori sociali”. Il quotidiano di Confindustria evidenzia che la scelta del ministro del Lavoro potrebbe essere dettata non solo dalla volontà di affrontare un tema per volta, prima gli ammortizzatori sociali, poi le pensioni, ma anche dalle divisioni che potrebbero nascere all’interno della maggioranza riguardo il tema della previdenza. Negli ultimi giorni è anche tornata a crescere la pressione per varare interventi che guardino al futuro pensionistico dei giovani. Vedremo quindi se tornerà sul tavolo del confronto anche l’introduzione di una pensione di garanzia di cui si parla da diverso tempo, ma che non si è mai concretizzata, anche per la necessità di dover reperire le necessarie risorse.

IL MESSAGGIO INPS

Con un messaggio diffuso ieri, l’Inps fa sapere che “al fine di garantire la sicurezza dei pagamenti e di prevenire frodi in danno dell’Istituto”, è richiesto “che il conto di pagamento della prestazione pensionistica debba essere intestato o cointestato al beneficiario della stessa. Tuttavia, ci sono particolari situazioni nelle quali l’Inps consente che il pagamento della pensione venga accreditato su un conto di pagamento non intestato al beneficiario. Si tratta dei casi di pensionati che dimorano presso case circondariali, congregazioni religiose e istituti similari. In tali situazioni, il pagamento può avvenire sul conto intestato all’istituto presso cui dimora il pensionato a condizione che vi sia la sottoscrizione congiunta in duplice originale da parte del titolare della pensione e dell’ente-persona giuridica intestataria del conto corrente, mediante firma del rappresentante legale o suo delegato, di un mandato irrevocabile che conferisca alla banca il potere di restituire all’Inps – mediante addebito di iniziativa – le somme accreditate sul conto corrente successivamente al decesso del beneficiario o ad ogni altra eventuale causa di estinzione del diritto alle somme in questione”.

RIFORMA PENSIONI, IL REPORT CNG-EURES

All’interno del Report realizzato dal Consiglio nazionale dei giovani in collaborazione con Eures sulle condizioni e prospettive occupazionali, retributive e contributive degli under 35, come spiega l’Agi, è contenuta anche una riflessione sulla riforma delle pensioni. Secondo Maria Cristina Pisani, Presidente del Consiglio nazionale dei giovani, “nel nostro Paese, la discontinuità lavorativa è arrivata a rappresentare una condizione strutturale del mercato del lavoro e il fenomeno della precarizzazione, destinato ad aumentare alla luce della crisi post pandemica, investe inevitabilmente la qualità della vita con conseguenze significative sulla dimensione retributiva dei nostri giovani, anche a causa di un sistema pensionistico messo a rischio dalle passate generazioni”.

LA RICHIESTA AL GOVERNO

Anche per questo motivo, evidenzia Pisani “soprattutto a fronte del dispiego delle tante risorse che il percorso pluriennale del Pnrr comporterà, chiediamo nuovi interventi normativi tra cui un tavolo di lavoro con il Governo sulla pensione di garanzia per i giovani”. Dal Report emerge che il 53% dei giovani “non conosce attraverso quale metodo venga calcolata la pensione per le nuove generazioni e sette giovani su dieci (68%) non conosce la propria situazione contributiva, non essendosi mai informato al riguardo. Inoltre, è profonda la sfiducia nei confronti dell’attuale sistema pensionistico. Circa la metà degli under 35 intervistati (44%) immagina che andrà in pensione dopo i 70 anni”. Tra gli intervistati, il 38,3% è favorevole alla Legge Fornero, mentre il 37,4% è contrario. Esiste anche un 18,6% di “neutrali”.

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