RIFORMA PENSIONI/ Minime a 780 euro per 4 mesi, la richiesta alla Regione Sardegna

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, l’Associazione nazionale pensioni aderente alla Coldiretti della Sardegna chiude un’integrazione per le minime

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LaPresse

LA RICHIESTA SULLE PENSIONI MINIME IN SARDEGNA

L’Associazione nazionale pensionati di Coldiretti Sardegna ha inviato una lettera al Presidente della Giunta regionale Christian Solinas e all’assessore al Lavoro Alessandra Zedda per chiedere che per quattro mesi le pensioni minime vengano integrate per arrivare a un importo pari al Reddito di cittadinanza. Come si legge si buongiornoalghero.it, Gianni Girasole, Presidente dell’associazione, ricorda che a essere state colpite dal lockdown e dalla crisi “sono stati in particolare coloro che percepiscono pensioni minime, poco più di 500 euro, che li costringono ordinariamente a vite di restrizioni e non capaci di sopportare situazioni di emergenza. Questi mesi, infatti, per loro sono stati difficili, oltre alla preoccupazione per il Covid, hanno affrontato molti disagi anche e soprattutto economici”. Da qui la richiesta di un’integrazione straordinaria delle pensioni minime per i mesi da marzo a giugno per portare il loro importo a 780 euro al mese. Vedremo se la richiesta verrà accolta dalla Giunta sarda.

LA DOMANDA DI BERLINO A PALAZZO CHIGI

In un articolo sul sito del Giornale vengono riportate notizie importanti in tema di riforma pensioni. “Dalla cancelleria di Berlino arriva a Palazzo Chigi una domanda: che cosa intendete fare delle pensioni? Nessuna richiesta precisa. Ma è la stessa domanda che Merkel rivolgeva al collega italiano quando, nel 2018, il governo gialloverde si preparava a varare Quota 100. Giuseppe Conte, naturalmente, aveva fatto sapere a Merkel che non avrebbe prorogato oltre il 2021 il sistema del ritiro anticipato voluto dalla Lega. Ma l’interesse della cancelliera su questo punto, in vista del vertice che deve salvare l’Italia dalla peggiore recessione degli ultimi 50 anni, fa capire quanto il debito pubblico di Roma la preoccupi ancora”, si legge sul sito del quotidiano milanese, che ricorda come non solo ci sia il rischio di un innalzamento dell’età pensionabile, ma anche di una riduzione dell’importo degli assegni in futuro visto che tra i fattori che incidono sul calcolo degli stessi c’è anche l’andamento del Pil.

RIFORMA PENSIONI, LA LETTERA DI D’ALFONSO

Il Senatore del Partito democratico Luciano D’Alfonso ha scritto una lettera a Susy Matrisciano, Presidente della commissione Lavoro del Senato, per evidenziare la necessità di una riforma pensioni riguardante i pescatori, categoria che “attualmente percepisce un assegno pensionistico che, per importo, è ben al di sotto del minimo percepito da altre categorie di lavoratori più fortunate”. L’ex Presidente della Regione Abruzzo ritiene “che vada ricostruito un sistema previdenziale che garantisca una vita dignitosa chi va in pensione, realizzando quelle condizioni minime per costituire, da una parte, il giusto coronamento di una vita di lavoro gravoso e usurante quale è quello del pescatore e, dall’altra, per contribuire a rendere attrattivo per i giovani questo lavoro”. Come riporta abruzzoweb.it, secondo D’Alfonso i costi di un intervento simile non dovrebbero essere elevati, tenendo anche conto che “non si tratta di una categoria dal notevole peso assoluto in termini di numero degli addetti, infatti il settore, anche con una ripresa di attività, non dovrebbe superare le 8000 unità”.

LA RISPOSTA DI MATRISCIANO

Tuttavia, “per poter avanzare una proposta che contemperi allo stesso tempo la sostenibilità dell’intervento e la salvaguardia di un reddito adeguato, sarebbe necessario avere piena contezza dell’impatto economico dell’operazione”. Matrisciano ha risposto alla lettera promettendo che verificherà se i pescatori saranno inclusi tra i lavoratori gravosi, mentre sull’ipotesi di una riforma “ritengo sia un argomento molto delicato che vada affrontato in modo più omogeneo anche con tutti gli altri percettori di pensione e anche sul punto so che ci sono dei tavoli aperti al Ministero”.

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