RIFORMA PENSIONI/ Superare Quota 100 in tre mosse: il ‘piano’ di Brambilla

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, le tre mosse per superare la Quota 100: il piano del professor Alberto Brambilla “flessibilità, Quota 102, pensione giovani”

Alberto Brambilla
Alberto Brambilla, Itinerari Previdenziali (LaPresse)

QUOTA 100, LE TRE MOSSE PER SUPERARLA

Superare la riforma pensioni di Quota 100 in 3 mosse: non si tratta di una ricetta semplicistica bensì del piano elaborato oggi sul CorSera sempre da Alberto Brambilla di “Itinerari Previdenziali”. Dopo aver introdotto la proposta della Quota 102 (qui sotto, ndr), l’ex consigliere economico della Lega presenta le tre mosse con le quali il Governo Draghi potrebbe superare tanto Quota 100 quanto evitare il ritorno alla Legge Fornero: in primis, i fondi di solidarietà per lavoratori con problemi di salute, familiari a carico da curare, lavori pesanti, in mobilità o precoci «sul modello di quelli operativi oggi per le banche e le assicurazioni che hanno permesso di prepensionare a totale carico del fondo senza alcun costo per lo Stato, con un anticipo di 5 anni a 62 anni di età e 35 di contributi, oltre 80 mila lavoratori». Secondo step, per l’appunto la riforma pensioni di Quota 102, da ultimo invece la pensione dei giovani con integrazione al minimo Inps: «prevedere anche per i giovani “contributivi puri” (che cioè riceveranno una pensione commisurata esclusivamente ai contributi versati nella vita lavorativa), l’integrazione al minimo su valori pari alla maggiorazione sociale (630 euro mese) e calcolati sulla base del numero di anni lavorati», conclude Brambilla. (agg. di Niccolò Magnani)

IL PUNTO DI BRAMBILLA SULLA QUOTA 102

Con la scadenza della riforma pensioni di Quota 100 a fine anno la necessità del Governo Draghi è quella di impostare in tempi piuttosto rapidi nella prossima Manovra una legge previdenziale che possa strutturare un potenziale cambio di passo finora mai raggiunto fin da prima della tanto contestata riforma Fornero. «Il governo Draghi dovrebbe, a nostro avviso, tener conto di almeno tre fattori: la situazione post pandemica occupazionale ed economica; la tipologia dei potenziali richiedenti la pensione e l’aspettativa di vita post Sars-Cov2 ed infine la necessità di flessibilità in uscita dal mercato del lavoro in un sistema caratterizzato in gran parte dal calcolo contributivo», così spiega il presidente di “Itinerari Previdenziali” Alberto Brambilla in un focus sul Corriere della Sera Economia. Serve maggiore flessibilità e di contro non è neanche possibile pensare una “nuova” Quota 100 vista la crisi occupazionale ed economica scatenata da Covid & lockdown: ecco dunque la proposta della Quota 102, «una proposta di legge che concluda il ciclo delle riforme dando certezza ai cittadini con regole semplici e valide per tutti, giovani e anziani, retributivi, misti e contributivi puri». Quota 102 significa – mantenendo pensione vecchiaia a 67 anni – una flessibilità del tipo: «64 anni di età anagrafica (indicizzata alla aspettativa di vita) e 38 anni di contributi di cui non più di 2 anni figurativi (esclusi dal computo maternità, servizio militare, riscatti volontari)». (agg. di Niccolò Magnani)

RIFORMA PENSIONI, LE RICHIESTE DELLO SPI-CGIL A PERUGIA

Michele Bravi, Segretario provinciale dello Spi-Cgil di Perugia, e Luciano Campani, Segretario Lega Spi-Cgil di Perugia-Corciano-Torgiano, ricordano che “i pensionati residenti nel comune di Perugia percepiscono assegni più bassi delle già basse pensioni presenti nel nostro Paese. Infatti, i dati, di fonte Inps, ci dicono che l’importo medio mensile delle pensioni di vecchiaia e di anzianità a Perugia corrisponde a 1.148 euro lordi mensili, addirittura il 15% in meno delle già basse pensioni italiane”. Per questo i due sindacalisti, come riporta umbriadomani.it, chiedono al Sindaco Romizi di prevedere “un’addizionale comunale progressiva e non piatta e una fascia di esenzione più alta, che deve tutelare i redditi e le pensioni più basse”.

IL POST DI GIARRUSSO

Sulla propria pagina Facebook, intanto, Dino Giarrusso, europarlamentare del Movimento 5 Stelle, esprime “piena vicinanza umana a Del Turco riguardo ai suoi problemi di salute, che non cancellano però il fatto che questo signore sia stato condannato a 3 anni e 11 mesi in forma definitiva, e che la legge dev’essere uguale per tutti”. Per questo il pentastellato ribadisce “stop vitalizi alla Casta! Sì a regole rigorose per i condannati, come abbiamo chiesto e ottenuto”, perché “tanti italiani con gravi problemi di salute, che non hanno mai avuto condanne in vita loro, percepiscono pensioni molto inferiori di quella di cui gode l’ex sindacalista e politico Del Turco, e non hanno mai goduto di alcun tipo di privilegio, vitalizio o maxi-stipendio”.

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