RIFORMA PENSIONI/ Il costo degli assegni fuori dal sistema Inps

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, tra i dati contenuti nel Rapporto sul welfare di Itinerari previdenziali emerge il costo degli assegni fuori dal sistema Inps

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La sede dell'Inps (LaPresse)

IL COSTO DEGLI ASSEGNI FUORI INPS

Tra i dati contenuti nel Rapporto sul welfare di Itinerari previdenziali emerge che, come riporta Enrico Marro sul corriere.it, “sono almeno 29.829 i pensionati fuori dal sistema Inps perché ex parlamentari, membri o dipendenti degli organi costituzionali e dell’Assemblea regionale della Sicilia. Costano ogni anno quasi 1,2 miliardi di euro”. Nello specifico le pensioni degli ex dipendenti di Camera e Senato mediamente si attestano intorno ai 58.000-59.000 euro lordi all’anno, mentre gli ex dipendenti del Quirinale arrivano intorno ai 53.000. Gli ex dipendenti della Regione Siciliana si fermano a 25.500 euro. Tra le misure di riforma pensioni approvate dal Governo giallo-verde c’è stato anche il taglio dei vitalizi degli ex parlamentari, che però ora rischia di essere cancellato. Alle Regioni è stato chiesto di intervenire sulle pensioni degli ex consiglieri per non vedersi tagliare i trasferimenti dallo Stato centrale. Sostanzialmente si è deciso di procedere al ricalcolo contributivo di tali prestazioni.

LE PAROLE DI MARA CARFAGNA

In tema di riforma pensioni, i dati elaborati dal Centro Studi Itinerari Previdenziali stanno facendo discutere. Secondo Mara Carfagna, “l’aumento della spesa assistenziale, che grava sugli introiti delle tasse pagate da tutti i cittadini, deve suonare come un monito a tutta la politica. Bisogna dire basta una volta per tutte a provvedimenti demagogici, come il reddito di cittadinanza, che servono solo a raccogliere un consenso immediato, senza restituire nulla sul piano dello sviluppo, né essere efficaci su quello dell’assistenza”. L’ex ministra, secondo quanto riporta agenpress.it, evidenza anche che “c’è una questione femminile ancora aperta, che compromette il futuro delle donne e di tutto il Paese. Per questo abbiamo presentato un pacchetto di proposte, come le borse di studio per le studentesse che affrontano corsi di laurea in discipline tecnico-scientifiche, ‘quota mamma’ per andare in pensione un anno prima per ogni figlio avuto nel corso della propria vita, l’assegno unico che speriamo possa essere approvato presto”.

RIFORMA PENSIONI, I DATI DI ITINERARI PREVIDENZIALI

Il Centro Studi Itinerari previdenziali ha elaborato i dati 2018 del Casellario Centrale dei pensionati Inps facendo emergere che circa 6,4 milioni di pensionati, pari al 40% del totale, ricevono un assegno inferiore ai mille euro. Le pensioni sotto tale importo sono invece 14,9 milioni. Questo perché in media, ogni pensionato percepisce 1,424 assegni. Il Centro Studi evidenzia l’aumento delle prestazioni assistenziali, che ha riguardato 4.121.039 soggetti, 38.163 in più rispetto all’anno, per un costo complessivo di 22,350 miliardi di euro. Un altro dato che fa riflettere è che i beneficiari di prestazioni totalmente o parzialmente assistite sono 7.889.693, pari al 49,3% del totale dei pensionati.

L’AUMENTO DELLA SPESA ASSISTENZIALE

Teleborsa riporta le parole di Alberto Brambilla, Presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, secondo cui “fa oggettivamente riflettere che un Paese appartenente al G7 come l’Italia abbia quasi il 50% di pensionati totalmente o parzialmente assistiti”. Dal suo punto di vista “questa situazione non sembra corrispondere alle effettive condizioni economiche italiane, tanto più che, a differenza delle pensioni finanziate da imposte e contributi, queste prestazioni gravano per 33,4 miliardi sulla fiscalità generale e non sono neppure soggette a imposizione fiscale. Il nocciolo del problema è che mentre le prestazioni previdenziali sono state ridotte a mezzo di stringenti riforme che hanno comunque colto l’obiettivo di stabilizzare la spesa, quelle assistenziali continuano ad aumentare sia per le continue ‘promesse’ politiche sia per l’inefficienza della macchina organizzativa”.

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