RIFORMA PENSIONI/ Anp-Cia chiede aumento delle minime

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, dall’Associazione nazionale pensionati aderente alla Confederazione italiana agricoltori arriva la richiesta di aumentare le minime

Denaro, euro in contanti
(Pixabay)

ANP-CIA CHIEDE AUMENTO DELLE MINIME

Dall’Associazione nazionale pensionati aderente alla Confederazione italiana agricoltori arriva per il ministro del Lavoro Orlando la richiesta di un intervento di riforma pensioni che affronti la questione delle minime, “che coinvolge in Italia una platea di 2 milioni di persone, con assegni fermi a 515 euro al mese. Una cifra non dignitosa, ancora di più tra crisi e pandemia con l’aumento delle situazioni di disagio sociale. Ecco perché le risorse del Recovery Plan devono essere l’occasione per modificare il modello di sviluppo, riequilibrando il rapporto tra aree metropolitane e aree interne, tra città e campagna, dove vive una forte percentuale di anziani. Ora è possibile invertire la tendenza investendo sugli attori economici e sociali dei territori che, a partire dall’agricoltura, possono favorire un rilancio delle aree interne e di tutta Italia. Servono, però, robusti investimenti per dotare le aree rurali di infrastrutture e servizi che ne aumentino la competitività economica (viabilità, trasporti, scuole, digitalizzazione) così come la qualità sociale, a partire dai servizi socio-sanitari per la sicurezza e la qualità di vita delle persone”.

MOLINARI: DRAGHI HA DETTO NO A PROROGA DI QUOTA 100

L’Istat ha diffuso oggi il report sulle condizioni di vita dei pensionati, evidenziando che nel 2019 “sono poco meno di 23 milioni i trattamenti pensionistici erogati a 16 milioni di beneficiari, per una spesa pensionistica complessiva che raggiunge i 301 miliardi di euro (+2,5% rispetto all’anno precedente)”. Stiamo parlando però di dati che rischiano di essere superati dalla realtà dopo l’anno dello scoppio della pandemia, soprattutto per quel che riguarda il 16,8% di spesa pensionistica in rapporto al Pil e i 668 pensionati ogni 1.000 lavoratori. E se Riccardo Molinari, capogruppo della Lega alla Camera, come riporta Adnkronos, ha spiegato che Draghi “ha detto che non sarà rinnovata Quota 100”, la Cisal, attraverso il suo Segretario generale Francesco Cavallaro ha ricordato al ministro del Lavoro Orlando, durante l’incontro a distanza di ieri, che “è necessario un intervento radicale sull’attuale disciplina pensionistica che produce anziani al lavoro e giovani sottoccupati o disoccupati e che tra l’altro porterà a pensionati poveri”.

IMPORTO VERSAMENTI VOLONTARI INVARIATO PER IL 2021

Come riporta pensionioggi.it, l’Inps con una recente circolare ha fissato i nuovi valori di retribuzione su cui determinare l’entità dei versamenti volontari per il 2021: “Invariati gli importi per la prosecuzione volontaria dell’assicurazione IVS nelle gestioni amministrate dall’Inps. I nuovi valori sono indicati nella circolare Inps numero 27/2021 con la quale l’ente previdenziale adegua, come ogni anno, la cifra minima che i soggetti in stato di inoccupazione devono versare per incrementare l’anzianità contributiva ai fini pensionistici. Quest’anno non si registrano aumenti perché la variazione percentuale nell’indice dei prezzi al consumo, per le famiglie di operai e impiegati, verificatasi tra il periodo gennaio 2019 – dicembre 2019 e il periodo gennaio 2020 – dicembre 2020 è risultata negativa (-0,3%). Pertanto nel 2021 per coprire un anno di contribuzione volontaria occorrerà una spesa minima di 3.538,91 euro; mentre per gli autorizzati entro il 1995 l’esborso minimo resta pari a 2.988,77 euro l’anno”.

DRAGHI E LE IPOTESI PER IL POST-QUOTA 100

È improbabile che nel suo discorso programmatico di oggi al Senato Mario Draghi tocchi il tema della riforma delle pensioni indicando cosa il suo esecutivo intende fare dopo la scadenza di Quota 100. Ci sono infatti questioni più urgenti, ma non mancano comunque delle ipotesi, che vengono riportate anche dal sito del Giornale. Tra di esse non solo la possibilità di introdurre Quota 102, alzando di fatto il requisito anagrafico di Quota 100 da 62 a 62 anni, ma anche quella di mantenere invariato tale requisito intervenendo su quello contributivo (fissato a 38 anni) per portarlo a 41/42. C’è da dire però che un’ipotesi di questo tipo sarebbe particolarmente penalizzante per le donne e non sarebbe di fatto diversa dall’attuale pensione anticipata di anzianità. “Ultima opzione – che è anche la più probabile – comporterebbe delle modifiche significative sul montante contributivo versato; si tratterebbe di una correzione attuariale riguardanti gli anni di versamento precedenti al 1996 e all’ingresso della riforma Dini”.

RIFORMA PENSIONI, LE COORDINATE GIÀ CERTE PER DRAGHI

Secondo Il Sole 24 Ore, per l’ormai “inevitabile nuovo intervento sulle pensioni” del Governo Draghi ci sono due coordinate “già certe: il secco stop a qualsiasi tentazione di mini-proroga di ‘Quota 100’ e il contributivo, nella sua accezione più vasta, come solco in cui incanalare le misure in arrivo. Le nuove soluzioni di flessibilità sostenibile in uscita potrebbero essere adottate con una correzione attuariale degli anni di versamento precedenti al 1996, anno del via alla riforma Dini, ricorrendo a un ricalcolo basato sul rapporto tra il coefficiente di trasformazione del montante contributivo in pensione dei 67 anni con il coefficiente dell’età di uscita (per esempio 63 o 64). Un’opzione che, se adottata, potrebbe portare con sé un aggiornamento dei coefficienti e un ripensamento anche dell’attuale schema di indicizzazione delle pensioni, che è pure in scadenza”.

LA PARTITA CHE COINVOLGE ANCHE FRANCO

Secondo il quotidiano di Confindustria, tra gli interventi di riforma pensioni si dovrebbe anche avere “una prima risposta all’esigenza di una pensione di garanzia per i lavoratori con carriere contributive troppo deboli, e un ampio aggiornamento delle regole che governano la previdenza complementare, a partire dalle fiscalità di svantaggio attuali”. Stando al Sole 24 Ore, “a giocare la partita non sarà solo il ministero del Lavoro ma anche quello dell’Economia. Daniele Franco, oltretutto, è un profondo conoscitore dell’impalcatura previdenziale. Non a caso, nei vari incarichi ricoperti, è già stato più volte protagonista delle partite pensionistiche che hanno portato agli interventi varati negli ultimi 15 anni”.

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