RIFORMA PENSIONI/ La doppia tassazione che pesa sulle Casse di previdenza private

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, Alberto Oliveti ricorda il doppio peso fiscale che pesa sulle Casse di previdenza private che sarebbe da modificare

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Image by Steve Buissinne from Pixabay

LE PAROLE DI OLIVETI

Le recenti misure di riforma pensioni hanno trascurato la previdenza complementare, ma hanno anche lasciato invariato il regime fiscale che grava sulla casse di previdenza private, che oggi potrebbero avere un ruolo importante per la ripartenza dell’economia o per investimenti importanti, come quello che l’Enpam potrebbe fare, come spiegato dal suo Presidente Alberto Oliveti, nel fondo chiamato a sostituire Atlantia in Autostrade per l’Italia. Il sito del Corriere della Sera riporta le dichiarazioni del Presidente della Cassa di previdenza dei medici, che parla di regime fiscale “predatorio”, dato che “viene tassato il nostro capitale e vengono tassati i nostri investimenti. Un doppio passaggio che non ha eguali in Europa”. Ciò nonostante, “il 57% dei nostri investimenti avviene in Italia: il 40% in economia reale, il 17% in liquidità per pagare le pensioni, polizze assicurative e altri crediti maturati con gli iscritti. È evidente che se la tassazione fosse in linea con quella he avviene nel resto d’Europa, le potenzialità di investimento delle casse di previdenza privata crescerebbero notevolmente”.

TRIDICO “SISTEMA PENSIONI SOSTENIBILE”

Intervenendo ad un seminario online organizzato dalla Direzione Centrale Studi e Ricerche, il Presidente Inps Pasquale Tridico ha spiegato ieri che per il momento «il sistema pensioni è sostenibile». Secondo l’ultimo bilancio dell’Istituto pre-Covid, ci sono in Italia «16 milioni di pensionati, 23 milioni di lavoratori. Non e’ un cattivo rapporto – ha detto Tridico in collegamento, come riportato da Firenze Post – ma il numero di lavoratori e’ esiguo rispetto ad altri Paesi». Secondo Tridico il problema delle pensioni e di una possibile riforma da attuare nei prossimi mesi non potrà non prescindere dal nodo dei 2-3 milioni di lavoratori in nero: «non pagano i contributi e non partecipano alla sostenibilità del sistema pensionistico che, comunque, è sostenibile. La sostenibilità finanziaria e’ assicurata, meno la sostenibilità sociale in quanto il sistema è rigido perchè legato a coefficienti della aspettativa di vita che non sono individuali. Nella realtà i coefficienti della aspettativa di vita riflettono le condizioni sociali, del lavoro, le condizioni di provenienza dei lavoratori. Questa è una delle principali rigidità»

ENTRO QUANDO PRESENTARE DOMANDA PER QUOTA 100

La Fondazione Studi Consulenti del lavoro, rispondendo a una domanda posta da un lettore del sito di Repubblica all’esperto pensioni, ricorda che Quota 100 andrà in scadenza alla fine del 2021 e che quindi chi maturerà i requisiti per l’accesso durante questo periodo potrà accedere alla pensioni dopo tre mesi (considerando i tempi della finestra mobile esistenti) dal perfezionamento dei requisiti stessi. L’importante sarà presentare la domanda per accedere a Quota 100 il mese precedente della decorrenza e chiudere il rapporto di lavoro. Viene poi ricordato che “a oggi la quota 100 è confermata fino al 2021 incluso e potrà anche essere richiesta successivamente, maturandone entro il 2021 il requisito, in presenza di fondi residui”. C’è da aggiungere che pare ormai chiara la volontà di non far portare avanti Quota 100 oltre il 31 dicembre 2021, quindi chi maturerà i requisiti dopo tale data non potrà purtroppo utilizzare la misura. Dovrà quindi necessariamente aspettare e capire quali interventi previdenziali ci saranno per il 2022.

LE PAROLE DI BRUNETTA

Ieri Giuseppe Conte ha riferito in Parlamento prima del Consiglio europeo che si terrà da domani a Bruxelles. Dopo l’intervento del Premier alla Camera, tra chi ha preso la parola tra i banchi c’è stato anche Renato Brunetta, che ha ricordato come “abbiamo sprecato gli ultimi 20 anni. 20 anni persi, senza riforme, hanno prodotto l’Italia della cattiva rendita, contro i buoni profitti, le piccole imprese, contro il merito, la crescita, la produttività, gli ascensori sociali, che vogliono dire democrazia”. Il responsabile economico di Forza Italia, secondo quanto riporta l’Agenzia Nova, ha citato anche i temi di riforma pensioni, spiegando che i risultati del non agire nella direzione giusta sono stati: “Cattiva rendita che produce cattiva distribuzione del reddito, iniquità e ingiustizia. Cattivo welfare, cattive pensioni, con un numero di non attivi superiori agli attivi. Altissimo debito, altissimo deficit. Una parola: stagnazione. Un’Italia ferma da 20 anni, che ha sprecato il dividendo dell’euro e l’ha distribuito male, collocandolo nella cattiva rendita e non negli investimenti necessari per modernizzare il Paese”.

RIFORMA PENSIONI, LA PRONUNCIA DEL CEDS

Come riporta pensionioggi.it, il Consiglio europeo dei diritti sociali si è recentemente pronunciato, sulla base di un reclamo presentato dall’Ong University Women of Europe, sulle pari opportunità sul luogo di lavoro garantite nei Paesi europei, bocciandone di fatto 14 su 15, Italia compresa. Solo la Svezia è stata “promossa”, mentre “le donne sono pagate meno degli uomini, a parità di mansioni, in Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Finlandia, Francia, Grecia, Irlanda, Italia, Norvegia, Paesi Bassi, Portogallo, Repubblica Ceca e Slovenia”. “Il Comitato ha identificato i seguenti obblighi per gli Stati: a) riconoscere il diritto alla parità di retribuzione per pari lavoro o lavoro di pari valore nella loro legislazione; b) assicurare l’accesso a rimedi efficaci per le vittime di discriminazione salariale; c) garantire e garantire la trasparenza salariale e consentire confronti retributivi; d) mantenere efficaci organismi per l’uguaglianza e le istituzioni pertinenti al fine di garantire la parità di retribuzione nella pratica”.

LA DISPARITÀ DI TRATTAMENTO

Va da sé, inoltre, che “il diritto alla parità di retribuzione implica l’obbligo di adottare misure per promuoverlo”. “Secondo il Ceds nonostante il divario retributivo di genere si sia ridotto in alcuni Paesi, i progressi sono ancora insufficienti. Continuano, infatti, a sussistere diverse violazioni, la mancanza di trasparenza salariale gli ostacoli all’accesso a rimedi efficaci e licenziamenti di ritorsione”. Ovviamente la disparità di trattamento salariale si riflette inevitabilmente sull’importo delle pensioni erogate.

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