Riforma pensioni/ La ferità intergenerazionale ancora aperta

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, arrivano dei dati interessanti dalla ricerca “La silver economy nell’anno più nero” curata dal Censis

anziani Coronavirus
LaPresse

LA RICERCA DEL CENSIS

Nella ricerca “La silver economy nell’anno più nero” curata dal Censis, come spiega l’Huffington Post viene evidenziato che i giovani sono stati colpiti nell’ambito della vita sociale dalla pandemia, come pure nelle tasche, visto che “gli anziani, il cui reddito arriva perlopiù dalla pensione fissa, hanno accresciuto la loro ricchezza: il 67,8 per cento di loro, quindi oltre due terzi, sostiene che sia migliorata (avendo risparmiato durante la pandemia), contro il 53,5 per cento del resto della popolazione”. Tuttavia, “le pensioni sono, in moltissimi casi, un finanziamento a fondo perduto in incognito per i giovani: sono risorse che partono dalla previdenza sociale, transitano sui conti correnti degli anziani e arrivano a destinazione sui conti correnti di figli e nipoti”. Secondo il Censis, la perdurante contrapposizione vecchi-giovani è il segnale che la “ferita intergenerazionale è ancora lì sul piano sociale e non si è rimarginata, anzi si è approfondita”. Una questione da tener presente nel dibattito sulla riforma pensioni.

I POTENZIALI QUOTACENTISTI NELLA PA

Come riporta Askanews, oggi, in apertura del Forum PA 2021, è stata presentata una ricerca di Fpa sul lavoro pubblico dalla quale emerge che al 1° gennaio 2021 i dipendenti pubblici sono 3,2 milioni, in diminuzione di quasi l’1% rispetto al 2020. “Dopo il timido segnale di crescita del personale del 2019, nel 2020 il blocco dei concorsi per l’emergenza sanitaria e l’accelerazione dei pensionamenti non ha permesso al turnover di ritrovare un equilibrio”. In tema di riforma pensioni val la pena evidenziare il fatto che “sono arrivati a 3,03 milioni i pensionati da lavoro pubblico, in un rapporto di 94 pensioni erogate ogni 100 contribuenti attivi. E l’esodo è destinato a aumentare: come descritto nello stesso Pnrr, nel prossimo triennio almeno 300 mila persone usciranno dal pubblico impiego (ma probabilmente saranno molte di più, se si considera che oltre 500 mila dipendenti hanno già oltre 62 anni e 183 mila hanno raggiunto oltre 38 anni di anzianità di servizio)”. Vi sono quindi non pochi quotacentisti che potrebbero presto accedere alla quiescenza.

LA SITUAZIONE CRITICA DELL’INPGI

Come spiega l’Ansa, a Torino si è svolta una manifestazione organizzata dall’associazione Stampa Subalpina in favore della libertà di informazione e relativa anche a “tre questioni urgenti che il governo non può rimandare ma che deve affrontare subito, senza ulteriori rinvii e contemporaneamente”, come ha spiegato la Segretaria dell’associazione Silvia Garbarino. Tra queste anche la previdenza de giornalisti visto che il 30 giugno l’Inpgi rischia di essere commissariato. A tal proposito, come riporta primapaginanews.it, c’è il rischio, come spiega il Presidente del Sindacato Cronisti Romani Pierluigi Roesler Franz, che vengano varate misure di riforma pensioni, in particolare un contributo straordinario valido per 5 anni e pari all’1% sui giornalisti pensionati per cercare di riequilibrare i conti dell’ente di previdenza. Non ci sono però al momento conferme ufficiali sull’adozione effettiva di questa misura che certamente da sola non basterebbe a risolvere i problemi dell’Inpgi.

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI GHISELLI

Intervistato da pensionipertutti.it, Roberto Ghiselli spiega che durante la mobilitazione unitaria sindacale in programma il 26 giugno si parlerà anche di riforma pensioni. “Ribadiamo i contenuti della piattaforma unitaria, la possibilità di andare in pensione o dopo 62 anni di età o con 41 anni di contributi a prescindere dall’età, il riconoscimento previdenziale del lavoro di cura, dei lavori gravosi, dei lavori poveri o discontinui, il problema delle persone di una certa età che sono senza lavoro e senza pensione, la tutela del potere d’acquisto delle pensioni”, spiega il Segretario confederale della Cgil, che invita gli interessati a “partecipare alle manifestazioni e a tutte le iniziative che il sindacato metterà in atto”, anche perché “la partecipazione delle lavoratrici e dei lavoratori, dei giovani e dei meno giovani, è decisiva per ottenere risultati concreti”.

LE PAROLE DI MARINO

Sullo stesso sito si legge anche un articolo di Mauro Marino a proposito della manifestazione che si terrà a Montecitorio il 24 giugno, indetta tramite social, per chiedere che per il post-Quota 100 si vari una flessibilità a 62 anni o si segua la strada di Quota 41. Per Marino, non si capisce “perché le parti sociali non si uniscano immediatamente a questa protesta davanti alla Camera dei Deputati ma stiano ancora a tentennare. Anche per i sindacati oltre che per i lavoratori si tratta di una opportunità da cogliere se vogliono mantenere quel contatto con le persone che negli anni stanno progressivamente perdendo”. Difficile però immaginare che i sindacati siano a Roma il 24 giugno, due giorni prima della mobilitazione unitaria nazionale.

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