RIFORMA PENSIONI/ Di Maio: non si torna al Governo Monti (ultime notizie)

- Lorenzo Torrisi

Sulla riforma pensioni con Quota 100 si riaccendono le tensione nel Governo. Luigi Di Maio chiede una verifica a Conte e Salvini

Una donna a lavoro
Pixabay

LE PAROLE DI DI MAIO

Si parla di un giallo circa la lettera di risposta alla Commissione europea da parte del Governo italiano. Luigi Di Maio sulla sua pagina Facebook ha scritto: “Non ho avuto ancora il piacere di leggere la lettera preparata dal ministro Tria all’Unione Europea, ma apprendo che prevede tagli alla spesa sociale, alla Sanità, a Quota 100, al Reddito di Cittadinanza. Ma stiamo scherzando? Lo dico chiaramente: al governo Monti non si torna. Basta austerità, basta tagli, di altre politiche lacrime e sangue non se ne parla. Non esiste! Magari è utile fare un vertice di maggioranza con la Lega insieme al presidente Conte e allo stesso Tria, così sistemiamo insieme questa lettera, prima che qualcuno la mandi a Bruxelles!”. Parole che fanno capire quale sia la situazione all’interno dell’esecutivo, ma a cui sono arrivati anche commenti non benevoli verso il vicepremier, visto che si esprime quasi si trovasse all’opposizione e non nella maggioranza con un ruolo tra l’altro molto importante.

L’IPOTESI DI TAGLI A QUOTA 100

Sembra che la lettera di risposta alla Commissione europea da parte del Governo italiano, nella persona del ministro dell’Economia Giovanni Tria, sia già partita e che al suo interno vi sia anche un riferimento alle misure di riforma pensioni adottate dall’esecutivo. Per tranquillizzare Bruxelles sul livello del debito pubblico italiano, pare sia stato indicato l’obiettivo di ridurre la spesa nei prossimi anni, in particolare per le voci riguardanti il welfare, compresa Quota 100 e il reddito di cittadinanza. Il Movimento 5 Stelle ha già fatto sapere di non voler approvare un taglio a queste misure, ma resta anche da capire che cosa effettivamente vi sia scritto nella missiva. Del resto già quest’anno si dovrebbero vedere dei risparmi rispetto alle risorse stanziate per Quota 100 e Reddito di cittadinanza. Dunque potrebbe anche essere che Tria abbia semplicemente indicato alla Commissione europea che ci saranno meno spese di quelle previste per queste voci. Ovviamente questo vorrebbe dire che complessivamente il deficit sarebbe minore del previsto, con un impatto positivo sul debito pubblico.

RIFORMA PENSIONI, LA PROPOSTA DI SOCIAL TAX

Annamaria Furlan spiega le ragioni che portano anche la Cisl a scendere in piazza contro la riforma pensioni. “Quella del governo Conte è stata una scelta iniqua e sbagliata anche dal punto di vista economico perché penalizza i consumi di milioni di persone che vivono solo di una pensione modesta. Il conguaglio che tantissimi pensionati dovranno restituire nei prossimi mesi è davvero un fatto increscioso ed inaccettabile. Bisogna invece ricostituire il montante come base di calcolo per chi ha subito il blocco, aumentando anche la platea dei beneficiari della quattordicesima”, spiega la Segretaria generale della Cisl in un’intervista a Democratica. “I nostri pensionati sono in Europa, tra l’altro, quelli che pagano il livello più alto di tasse. Servirebbe una vera ‘social tax’ per restituire a milioni di pensionati e lavoratori dipendenti le risorse recuperate dalla lotta all’evasione ed elusione fiscale. Da qui bisognerebbe partire quando si parla di una vera equità e giustizia fiscale nel nostro paese”, aggiunge Furlan.

IL LIMITE DELLA PENSIONE DI CITTADINANZA

I segretari regionali del Friuli-Venezia Giulia dei sindacati pensionati Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil Ezio Medeot, Renato Pizzolitto e Magda Gruarin, si preparano alla manifestazione di domani contro la riforma pensioni del Governo e chiedono di “ricostruire il montante pensionistico tenendo conto dei danni subiti negli anni per effetto dei blocchi e dei tagli alla rivalutazione delle pensioni”. Secondo quanto riporta ilfriuli.it, dal loro punto di vista occorre anche estendere la quattordicesima, in modo da “dare riposte concrete alla crescita della povertà”. Su questo tema il Governo ha messo in piedi uno strumento, che sembra però poter essere poco efficace, considerando che con la pensione di cittadinanza, vedendo i numeri finora comunicati dall’Inps sulle domande presentate, vien da pensare che “saranno soltanto 150mila i pensionati italiani che riceveranno un’integrazione al reddito con questo strumento, e nella maggior parte dei casi di importo assai limitato. Tanta propaganda, quindi, ma pochi benefici concreti”.

IL PROBLEMA DI FONDO NELLA RIFORMA PENSIONI

“Siamo stati convocati in diverse occasioni e abbiamo presentato la nostra proposta su temi che riteniamo fondamentali come lo sblocca cantieri, la quota 100, il salario minimo, la necessità di investimenti pubblici per rilanciare l’economia. Ancora non abbiamo ricevuto risposte”. Lo ha detto Pierpaolo Bombardieri in visita a Bergamo. Il Segretario generale aggiunto della Uil, secondo quanto riporta bergamonews.it, ha anche spiegato che nelle trattative con il Governo sulla riforma pensioni “c’è sempre una problematica di fondo, che è quella di considerare tutti i lavoratori uguali, anche se non lo sono. Un edile, un metalmeccanico fanno un lavoro sicuramente più usurante di quello di un impiegato e di questo bisogna tenerne conto”. “Il governo ha conguagliato le pensioni chiedendo indietro i soldi agli interessati, provvedimento che ha spinto i pensionati a organizzare una manifestazione per il prossimo 1 giugno. Basta fare cassa con i pensionati e con i lavoratori dipendenti”, ha poi aggiunto Bombardieri.

TOLTI OLTRE 3,5 MILIARDI CON LA RIFORMA PENSIONI

“Noi vogliamo che tutti possano invecchiare attivi e in buona salute. È un vantaggio per le persone e per l’intero Paese”. Lo sostengono, secondo quanto riporta La Gazzetta di Mantova, i segretari mantovani dei sindacati che si preparano alla manifestazione unitaria di domani Roma contro la riforma pensioni. “Solo attraverso una occupazione stabile è possibile rendere stabile il sistema pensionistico. Le pensioni sono pagate attingendo dai contributi di chi lavora e se il lavoro manca, è precario o mal retribuito, anche le pensioni saranno a rischio”, osservano i sindacalisti, secondo cui “è necessario tutelare il potere di acquisto delle pensioni attraverso meccanismi di recupero dell’inflazione. Vanno ridotte le tasse dei lavoratori e dei pensionati che pagano quasi la totalità dell’Irpef e le aliquote vanno uniformate a quella degli altri Paesi europei che hanno prelievi ben inferiori”. “In tre anni la manovra sottrae ai pensionati oltre 3 miliardi e mezzo di euro che vengono sottratti dalle pensioni superiori a tre volte il minimo (1522 euro lordi) attraverso il meccanismo di indicizzazione”, ricordano infine.

RIFORMA PENSIONI, LA DISPARITÀ DI GENERE

Domani è in programma la manifestazione unitaria sindacale contro la riforma pensioni. Le Responsabili dei Coordinamenti femminili di Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil delle Marche, Vilma Bontempo, Patrizia de Paolis e Teresa Brazzini, hanno firmato un appello per invitare a partecipare alla mobilitazione le donne marchigiane. Nel testo riportato da flaminiaedintorni.it, le sindacaliste ricordano che “c’è una grandissima differenza di genere a livello previdenziale. Basti pensare che nella nostra regione gli uomini che percepiscono trattamenti pensionistici inferiori a 750 euro mensili sono il 47% del totale. Per le donne tale percentuale sale all’80,7%, contro una media nazionale del 74,5%”.

I LIMITI DI QUOTA 100

Bontempo, de Paolis e Brazzini ricordano anche che “le donne pensionate, con il lavoro di cura svolto in famiglia a favore di figli, nipoti e genitori non autosufficienti, sono un elemento determinante per il sostegno del sistema di welfare. Tale lavoro va valorizzato in termini previdenziali, per preservare una risorsa preziosa per la società ed evitare che l’invecchiamento, specie quello delle donne, diventi povertà, esclusione sociale e cronicità”. Inoltre, evidenziano che “a questa esigenza non va incontro Quota 100, che penalizza proprio quelle donne che per sostenere la famiglia, non hanno avuto una carriera continua e non possono vantare i 38 anni di contributi”. “Per tutte queste ragioni, ma soprattutto per ridare dignità alle cittadine e ai cittadini anziani e pensionati del nostro Paese, contrastando discriminazioni ed ingiustizie sociali, esortiamo tutte le donne pensionate delle Marche ad aderire alla manifestazione”, concludono le sindacaliste.

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