Riforma pensioni/ Ultime notizie. Le proposte di Nannicini per donne e precoci

- Lorenzo Torrisi

Nannicini ci tiene a evidenziare che la sua proposta di riforma pensioni guarderebbe anche ai lavoratori precoci e alle donne

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LE PROPOSTE DI NANNICINI

Tommaso Nannicini ci tiene a evidenziare che la sua proposta di riforma pensioni denominata Quota 92 libererebbe risorse sufficienti anche per i lavoratori precoci che hanno avuto carriere discontinue e fronteggiano periodi di difficoltà. A pensionipertutti.it il Senatore del Pd spiega “per le donne, la mia proposta prevede una ‘pensione di cura’ che riconosce un abbassamento dei requisiti contributivi per la pensione anticipata (41 anni e 10 mesi) per ogni figlio o per periodi di assistenza a familiari non autosufficienti. In questo modo il lavoro di cura delle donne verrebbe riconosciuto e si andrebbe addirittura sotto il requisito di 41 anni, in ogni caso molto difficili da raggiungere per le donne nel nostro mercato del lavoro”. Dal suo punto di vista deve essere chiaro che “chi ha necessità di andare in pensione prima, deve poterlo fare a carico dello Stato. Chi lo fa per scelta individuale, nonostante abbia un lavoro stabile e non gravoso, allora può farlo ma a sue spese, accettando un ricalcolo dell’assegno”.

LA RICHIESTA INAC-CIA SULLE MINIME

“Chiediamo al Governo che nella prossima Legge di Bilancio le pensioni basse siano riparametrate, rispettando le indicazioni della ‘Carta sociale europea’, che stabilisce in 650 euro mensili l’importo da corrispondere, per garantire una vita dignitosa a tutti i cittadini italiani”. Questa la proposta che Inac-Cia ha inserito in un ordine del giorno all’attenzione dell’esecutivo. Come spiega today.it, c’è una consapevolezza tra gli agricoltori sul fatto che il sistema previdenziale blocca il ricambio generazionale nel settore. Dino Scanavino, Presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, ha infatti evidenziato che “per rendere il nostro settore attrattivo per i giovani serve anche garantire loro una prospettiva di lungo respiro. Sapere che oggi chi ha fatto l’agricoltore vive, da anziano, in condizioni di difficoltà è un pessimo spot per il comparto, altamente disincentivante per nuovi ingressi”. Pare infatti che da dieci anni nel settore il turnover generazionale sia inferiore al 10%.

LA PROTESTA PER LA RIVALUTAZIONE

In tema di riforma pensioni, il Governo ha aperto a un aumento della rivalutazione degli assegni in essere, su cui Francesco Prudenzano evidenzia che “riguarderà solo poche persone che avranno il privilegio di vedersi aumentare di 50 centesimi il loro assegno mensile. Una vergogna!”. Il Segretario Generale di Confintesa ricorda che “ancora una volta viene penalizzato il ceto medio mentre si vuol far passare come un regalo l’aumento di 6 euro l’anno che viene concesso a chi ha versato fior di contributi per 40 anni di lavoro”. Dal suo punto di vista “il Governo crede che far passare il mantenimento di un diritto e di un’opportunità per i lavoratori come quota 100 e  l’elemosina di 50 centesimi, nemmeno per tutti i pensionati, come una conquista mentre questo rappresenta l’ennesima presa in giro nei confronti di chi ha pagato per decenni i contributi previdenziali e ha maturato un diritto che deve essere garantito sempre e comunque”. Prudenzano si augura quindi che il Parlamento “sappia rimettere la giustizia sociale al centro della propria attività anche attraverso un’equa riforma pensionistica che mandi in soffitta l’odiosa legge Fornero”.

LA CONFERMA DI APE SOCIAL E OPZIONE DONNA

Oltre alla riforma pensioni con Quota 100, il Governo con il Consiglio dei ministri della scorsa notte ha confermato, come si legge nel comunicato stampa di palazzo Chigi, “il sussidio economico che accompagna alla pensione categorie di lavoratori da tutelare (cosiddetta APE Social) e la possibilità per le lavoratrici pubbliche e private di andare in pensione anticipata anche per il 2020”. Con un post sul Blog delle Stelle, intanto, M5s esprime soddisfazione per la manovra varata.  E in tema di pensioni si legge. “Avevamo detto nei giorni passati che l’idea di rivedere o addirittura eliminare Quota 100 dopo un solo anno dalla sua entrata in vigore era folle e nei tavoli governativi abbiamo ribadito con successo la nostra posizione. Il MoVimento 5 Stelle non avrebbe mai votato una Manovra che va contro i cittadini e togliere Quota 100 sarebbe stato uno sfregio non solo a decine di migliaia di lavoratori di lungo corso che vogliono aderirvi ma anche ai giovani che a causa della Legge Fornero si sono trovati forzatamente disoccupati in questi anni di crisi e austerità”.

L’INTERROGAZIONE A DI MAIO

Mentre si discute ancora di riforma pensioni, il senatore di Fratelli d’Italia Giovanbattista Fazzolari ha presentato un’interrogazione a Luigi Di Maio sulla mancata erogazione delle pensioni ai cittadini italiani da parte dell’istituto di previdenza del Venezuela. “La ‘Convenzione bilaterale di sicurezza sociale’ tra Italia e Venezuela, firmata nel 1988 ed esecutiva dal 1991, dispone che le prestazioni in denaro dovute da uno Stato contraente saranno corrisposte integralmente e senza alcuna limitazione ai titolari che risiedono nel territorio dell’altro Stato contraente o in uno Stato terzo. Purtroppo, dal dicembre del 2015 risultano interrotte le erogazioni dovute agli italiani residenti in Venezuela dall’istituto di previdenza venezuelano”, spiega Fazzolari secondo quanto riporta agenziastampaitalia.it. “Per questo Fratelli d’Italia chiede al ministro Di Maio ed al Governo di adottare qui necessari provvedimenti per ristabilire la legalità e garantire alle centinaia di pensionati italo-venezuelani il godimento della propria pensione”, aggiunge il senatore di Fratelli d’Italia.

QUOTA 100 CONFERMATA DAL GOVERNO

C’è stata battaglia sulla riforma pensioni con Quota 100, misura che è stata confermata nell’ultimo Cdm. Stefano Folli, sulle pagine di Repubblica scrive che “il recente litigio nasceva da motivi politici precisi. Sono messaggi inviati dai palazzi della politica all’opinione pubblica, parte dell’eterna campagna elettorale in cui il paese è immerso. Chi difende Quota 100 – la sinistra, i 5S; il padre della norma, Salvini, dall’opposizione – puntella quel vasto mondo di pensionati e pensionandi che rappresenta una sicura riserva di consenso da riversare nelle urne alla prima occasione. Chi invece vorrebbe smantellare la regola – i renziani, appunto – non pensa di ottenere ciò che reclama, ma è come se aprisse le finestre per gridare: vedete che noi parliamo ai giovani, ai non protetti, a quanti sono disposti a rischiare perché non hanno nulla da perdere?”. L’opinionista è conscio che è difficile dire “quale successo avranno questi segnali. Però hanno l’effetto di fissare le posizioni: da un lato i conservatori, coloro che tutelano le protezioni sociali e anzi le rinforzano nonostante il costo economico; dall’altro gli innovatori, quelli che si fanno notare sfidando, magari solo a parole, lo status quo”.

QUOTA 100 CONFERMATA DAL GOVERNO

Il Consiglio dei ministri ha confermato che la riforma pensioni con Quota 100 resta invariata. La cosa non sembra poter essere accolta con favore da Christian Rocca, che sulle pagine de Linkiesta scrive, a proposito di Quota 100, che “caduto il principale sostenitore della misura, capitan Salvini, la cosa più logica sarebbe stata cancellare o rimodulare quota cento, invece che aumentare le tasse o ridurre la spesa pubblica, ma i Cinque stelle si sono impuntati perché comunque era uno dei punti del loro programma elettorale, anche se non se lo ricorda nessuno, mentre il Pd si è girato dall’altra parte. Ci hanno provato soltanto i renziani a far saltare quota cento, meritoriamente, ma non ci sono riusciti. Il debito lasciato dagli adulte sulle spalle delle giovani generazioni è enorme, insopportabile quanto quello dell’inquinamento nell’atmosfera. Greta, dove sei?”. Rocca ricorda anche che “la legge Fornero è la prima riforma delle pensioni degli ultimi anni che non è stata azzerata né dai successivi governi di centrosinistra, né da quelli nazional-populisti che tanto avevano sbraitato”.

RIFORMA PENSIONI, LE PROPOSTE CGIL

In un’intervista a RadioArticolo1, Roberto Ghiselli ha ricordato le proposte della Cgil in tema di riforma pensioni. In particolare, ha spiegato di non ritenere Opzione donna una soluzione complessiva per le italiane. “Abbiamo proposto d’immaginare un meccanismo che consenta loro, a fronte di situazioni dimostrabili di lavoro di cura, di poter anticipare il pensionamento già da subito, in attesa d’istituire una commissione sui lavori gravosi, superando gli attuali paletti, talmente rigidi che in tre anni hanno potuto accedere a tali benefici solo 22 mila lavoratori, rispetto a una platea di gran lunga più vasta”, ha detto il Segretario confederale della Cgil stando a quanto riportato dal sito di Rassegna sindacale. “Per quanto riguarda l’Ape sociale, abbiamo chiesto una proroga, in attesa, anche qui, di riuscire a modificare alcuni meccanismi dello strumento, rendendoli più accessibili e fruibili per i lavoratori”, ha aggiunto Ghiselli.

LE PAROLE DI GHISELLI

Il sindacalista ha anche evidenziato che “sulla nostra proposta di pensione di garanzia per i giovani, il Governo ha risposto di voler istituire presso l’Inps un fondo previdenziale aggiuntivo. Soluzione che non ci trova d’accordo”. Inoltre, all’esecutivo è stato chiesto di far sì “che i risparmi maturati all’interno del sistema con quota 100 vengano reinvestiti e redistribuiti per rivalutare i redditi da pensione, che, lo ricordiamo, sono i più tassati d’Europa, in questo assai simili ai redditi da lavoro dipendente”. Occorre quindi, per la Cgil, ampliare la platea dei beneficiari della quattordicesima e rafforzare il meccanismo di indicizzazione delle pensioni.

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