RIFORMA PENSIONI/ Quota 100, il divieto limitante per i medici

- Lorenzo Torrisi

La riforma pensioni con Quota 100 non è stata molto utilizzata dai medici anche per via del divieto di cumulo con altri redditi

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Immagine di repertorio (Pixabay)

QUOTA 100, IL DIVIETO LIMITANTE PER I MEDICI

In un articolo pubblicato sul sito dell’Enpam viene ricordato che ai tempi del varo della riforma pensioni con Quota 100 si stimava che circa 4.500 professionisti medici l’avrebbero utilizzata per accedere alla quiescenza. Tuttavia, “da dati espressi dai sindacati della categoria parrebbe che, a tutto oggi, l’uscita anticipata abbia riguardato solamente poco più di mille medici”. Questo perché “l’introduzione della possibilità di usufruire dell’uscita con quota 100 non è stata ben accolta dalla categoria per una particolare limitazione introdotta dalla stessa disposizione nel merito degli aspetti economici. Infatti, la legge che ha concesso la possibilità del pensionamento anticipato ha previsto, per coloro che avessero usufruito di questa facilitazione, l’impossibilità di svolgere alcuna attività remunerata”. Il divieto di cumulo rappresenta “una limitazione fortemente negativa per i medici che, per le loro intrinseche professionalità, sono sollecitati a continuare a svolgere le loro attività, anche oltre il pensionamento”.

I DATI DEL RENDICONTO 2019 DELL’INPS

Il Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Inps, presieduto da Gugliemo Loy, ha dato via libera al rendiconto 2019 che si è chiuso con contributi versati per 236 miliardi. Come riporta Askanews, nel documento che accompagna l’atto di approvazione si legge che si ritiene necessario che l’Istituto nazionale di previdenza sociale “debba mettere in campo significativi cambiamenti per affrontare un 2020 che si prefigura difficile dal punto di vista finanziario per il sommarsi di inevitabili maggiori uscite (ammortizzatori sociali) e minori entrate (crisi aziendali e tasso di occupazione in calo)”. I dati generali del 2019 parlano di “236 miliardi di contributi versati, 114 miliardi versati dallo Stato per prestazioni sociali e sgravi alle imprese e sul piano delle uscite, 230 miliardi per prestazioni mutualizzate e 113 miliardi per prestazioni a carico dello Stato”. Risultano poi essere 715 i milioni versati dall’Inps “per il risanamento dei conti pubblici, mentre il costo di funzionamento è stato pari 3,8 miliardi”.

LE PESSIME PROSPETTIVE PER I GIOVANI

In un articolo sul Giornale, Carlo Lottieri ritiene giusto che “ora, anche dopo le elargizioni dell’Unione, si ponga sotto i riflettori la riforma di Quota 100, la quale contribuisce a tenere bassi i redditi dei giovani e spesso li costringe a emigrare”. Di fatto, tramite le diverse misure di riforma pensioni degli ultimi anni, “i giovani sono penalizzati da ogni politica che anticipa l’età pensionabile e questo dovrebbe porre le premesse per un conflitto intergenerazionale, oltre che per un’imprenditoria politica che cavalchi il tema. Invece non è così”, perché, spiega Lottieri, “molti giovani non sanno di subire conseguenze, ma soprattutto la «società signorile di massa» (per usare la formula di Luca Ricolfi) ha creato una diffusa empatia a favore di ogni beneficio solidale. L’idea è che il privilegio che ora riguarda altri presto potrà in futuro avvantaggiare me stesso”. Il problema è che “poiché le cose stanno così, le prospettive per le giovani generazioni non possono essere rosee”.

LANDINI: ALLARGARE REQUISITI APE SOCIAL E PRECOCI

Per Maurizio Landini” è importante che il Governo abbia riaperto con i sindacati il confronto sulla previdenza, così come da noi richiesto, e che si sia avviato un percorso che vede fissati due nuovi incontri l’8 e il 16 settembre. È necessario riformare l’attuale sistema previdenziale, superando definitivamente la legge Fornero”. Secondo quanto riporta Askanews, il Segretario generale della Cgil si augura “che il confronto possa portare dei risultati concreti nell’immediato e che possa, una volta terminata la sperimentazione di ‘Quota 100’, ridefinire un sistema pensionistico più equo. Un sistema che valorizzi il lavoro delle donne e di cura, che consideri i lavoratori discontinui e coloro che svolgono un lavoro gravoso o usurante, i lavoratori precoci, che promuova l’adesione alla previdenza complementare e introduca per i più giovani una pensione contributiva di garanzia”. Per quanto riguarda le misure urgenti di riforma pensioni da adottare, Landini ritiene vada “garantita un’uscita anticipata allargando alcuni requisiti, legati all’Ape sociale e ai precoci, a chi è disoccupato, invalido o a chi svolge lavori particolarmente esposti al virus”.

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI GANGA

Ignazio Ganga conferma che, dopo il confronto riavviato ieri, Governo e sindacati torneranno a incontrarsi a settembre per parlare di riforma pensioni con due appuntamenti diversi, “uno focalizzato sui temi di maggiore urgenza che dovranno trovare risposta già nella prossima legge di bilancio anche rispetto a provvedimenti importanti che sono in scadenza, come ad esempio l’Ape sociale di cui chiediamo la stabilizzazione e l’ampliamento; un altro, invece, riguarderà altre questioni di più ampio respiro contenute nella piattaforma sindacale unitaria per una riforma complessiva del sistema previdenziale da attuare a partire dal 2022”.

LA CONFERMA SU QUOTA 100

Il Segretario confederale della Cisl fa anche sapere che da parte del Governo, tramite la ministra del Lavoro Nunzia Catalfo, si è avuta la conferma della volontà di portare Quota 100 a scadenza senza modifiche. Ganga spiega anche che è stata evidenziata all’esecutivo la necessità di “una maggiore flessibilità nell’accesso alla pensione, il superamento dell’automatismo dell’aspettativa di vita applicato ai requisiti per la pensione e la correzione degli aspetti più iniqui del sistema previdenziale. È importate sostenere la previdenza delle donne, costruire una pensione contributiva di garanzia per chi ha carriere discontinue con basse retribuzioni, tutelare il potere di acquisto dei pensionati con misure atte a contenere gli effetti del calo del Pil e ampliare la cosiddetta quattordicesima”. I sindacati hanno anche chiesto “di risolvere definitivamente il problema degli esodati e  quello relativo all’accesso alla pensione dei lavoratori in part-time verticale”.

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