RIFORMA PENSIONI/ L’attesa nel mondo della scuola

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, nel mondo della scuola si attende la riapertura della finestra per presentare domanda per usufruire di Quota 102, Opzione donna e Ape social

concorso scuola
Immagine di repertorio (LaPresse)

L’ATTESA NEL MONDO DELLA SCUOLA

L’ormai certa approvazione della Legge di bilancio anche da parte della Camera lascia in attesa diversi lavoratori del comparto scuola che potrebbero voler sfruttare una delle misure di riforma pensioni contenute nella manovra. Bisogna infatti ricordare che nella scuola si va in pensione il 1° settembre di ogni anno, ma la domanda va presentata di fatto quasi un anno prima. Nel 2021, c’è stato tempo fino al 2 novembre per farlo, ma ancora non si sapeva con certezza se vi sarebbe stata la proroga di Opzione donna, l’ampliamento delle categorie delle attività gravose ricomprese nell’Ape social (che ora ricomprendono anche il personale della scuola primaria) o il varo di Quota 102. È dunque verosimile che a gennaio venga riaperta la possibilità di presentare domanda in modo da poter sfruttare una di queste novità previdenziali. Non resta che vedere quanto saranno sfruttate e quanto richiederanno l’ingresso di nuovo personale nella scuola con la conseguente eventuale necessità di bandire concorsi.

PENSIONI FRONTALIERI, CAOS TASSAZIONE

A poche ore dall’approvazione finale della Manovra di Bilancio in Parlamento, la Lega pone tra i vari punti discussi sul fronte pensioni il tema dei frontalieri dalla Svizzera: a parlare in aula sono stati i deputati della Lega in Commissione Esteri Silvana Snider ed Eugenio Zoffili (quest’ultimo anche Presidente del Comitato parlamentare di controllo sull’attuazione dell’accordo di Schengen).

In attesa dell’approvazione vera e propria della riforma pensioni “provvisoria”, il Carroccio sottolinea come la questione sulla tassazione delle pensioni «dei lavoratori frontalieri italiani va chiarita una volta per tutte». Ancora Zoffili e Snider in una nota annunciano di aver posto la problematica in commissione Affari Esteri alla Camera proprio durante la formulazione del parere alla Ddl Bilancio 2022: «La disparità di trattamento fiscale tra chi percepisce la pensione sia sottoforma di capitale che di rendita su un conto italiano o svizzero sta generando caos e ricadute pesanti sui territori. Occorre una interpretazione definitiva sulla famigerata risoluzione con cui l’Agenzia delle Entrate ha ribaltato un orientamento ormai consolidato: esigenza peraltro riconosciuta dal governo stesso – approvando un nostro ordine del giorno al decreto fiscale – che non comporta costi per lo Stato». (agg. di Nicc

L’ANALISI DELLO SPI-CGIL

Lo Spi-Cgil di Grosseto, in una nota riportata da ilgiunco.net, evidenzia che “l’intero sistema di rivalutazioni e modifica delle fasce e aliquote Irpef ridisegnato dal governo finisce per premiare le pensioni con importi più alti rispetto a quelle con importi più bassi, finendo per penalizzare proprio quelle fasce di pensionati che avrebbero bisogno di vedere accresciuto il proprio potere di acquisto, soprattutto in considerazione del fatto che l’inflazione sta determinando un’ulteriore erosione dei redditi da pensione”. Questa critica alla Legge di bilancio, non solo relativa alle misure di riforma pensioni in essa contenute, è basta su alcuni esempi citati dal sindacato: “Per una pensione di importo lordo di 1.200 euro la rivalutazione dell’1,7% comporta un aumento di 20.40 €/mese, che porta una pensione lorda mensile di 1220,40 euro. Una pensione da 2.062 €/mese lordi rivalutata arriva a un importo di 2.097 €/mese lordi, con un incremento di 35 euro/mese. Una pensione di 2.600 €/mese lordi, con una rivalutazione sul 75% dell’importo dell’1,7% comporta un incremento di 42,92 euro mensili”.

LA PREOCCUPAZIONE PER L’INVERNO DEMOGRAFICO

In un articolo pubblicato su formiche.net, Riccardo Cristiano riprende le parole di papa Francesco dedicate alla preoccupazione per l’inverno demografico, un problema che riguarda anche e soprattutto l’Italia. “Ripensare le priorità economiche in favore della genitorialità non può nascere solo dalla consapevolezza che converrebbe anche agli anziani le cui pensioni qualcuno dovrà pure pagarle, ma anche dalla consapevolezza che la patria è un sistema che si tramanda a qualcuno, non un fortino arroccato e solitario. Così l’inverno demografico rimanda a una crisi culturale, una crisi di fiducia in noi stessi e nel nostro senso nel mondo. Abbiamo senso come Paese? Un ruolo da proiettare nel futuro? Una funzione politica di ponte in questo nostro contesto europeo e mediterraneo? Vederlo aiuterebbe a ritrovare il senso patriottico e il desiderio di dare un futuro. È per questo, ritengo, che Francesco ha aggiunto che l’inverno demografico va anche contro il nostro futuro. Non è solo un discorso economico, ma di fiducia nel futuro, nella convinzione di averlo”, spiega il giornalista esperto vaticanista.

RIFORMA PENSIONI, L’ANALISI DI PENNISI

In un articolo pubblicato su formiche.net, Giuseppe Pennisi evidenzia che per arrivare a una riforma delle pensioni più efficiente ed equa bisognerebbe: non considerare intoccabile la Legge Fornero e vedere il sistema previdenziale come “un comparto il cui riassetto può essere fatto unicamente riformando anche altre componenti dello stato sociale”. Dal suo punto di vista, “un sistema previdenziale ideale dovrebbe essere uno sgabello a tre gambe: una gamba ‘sociale’ a carico della collettività”, una gamba basta su contributi definiti per legge in base al “reddito da lavoro, non discriminatoria e tale da lasciare ai singoli la decisione su quando andare a riposo, e una gamba interamente privata tramite fondi pensioni collettivi o piani di accumulo individuali”.

LE TRE GAMBE DEL SISTEMA PREVIDENZIALE IDEALE

L’economista aggiunge anche che una revisione del trattamento dei contributi silenti “potrebbe essere una fonte per finanziare, la gamba ‘sociale’. Un’altra dovrebbe essere il cosiddetto ‘reddito di cittadinanza’ non solo spesso all’onere delle cronache per la sua mala gestione (che pare coinvolga criminalità organizzata e trafficanti di droga), ma perché è illogico e regressivo che il ‘reddito di cittadinanza‘ di base (780 euro) superi del 50% la pensione integrata al minimo di 501,28 euro di chi ha lavorato almeno vent’anni in mansioni basse e con retribuzioni, quindi, parimenti basse. Nello schema delineato una riforma è fattibile ma dovranno fare un passo indietro sia la tifoseria della legge Fornero sia la tifoserie di quel ‘reddito di cittadinanza’ che appare sempre più regressivo, oltre che criminogeno”.

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