RIFORMA PENSIONI/ Nisini: potenziare contratto di espansione per il post-Quota 100

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, Tiziana Nisini chiede di potenziare il contratto di espansione anche per avere uno strumento in più in vista della fine di Quota 100

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LE PAROLE DI NISINI

Tiziana Nisini, intervistata dal Corriere della Sera, spiega di essere all’opera per mettere in campo misure che possono favorire il ricambio generazionale nel mercato del lavoro. “Mi riferisco al contratto di espansione, che consente, con un accordo tra azienda e sindacati, di mandare i lavoratori anziani in pensione fino a 5 anni prima, in cambio dell’assunzione di giovani. Inizialmente, questo strumento era riservato alle aziende molto grandi, con più di mille dipendenti. Dall’inizio della pandemia la platea è stata via via ampliata fino ad arrivare, con il decreto Sostegni bis, alle imprese con più di 100 dipendenti. Adesso si tratta di scendere sotto questa soglia”. La sottosegretaria al Lavoro spiega che “l’obiettivo è scendere nettamente sotto i 100 dipendenti, anche per avere uno strumento in più per affrontare lo scalone che ci troveremo davanti il 31 dicembre prossimo con la fine di Quota 100, perché non basterebbero più 62 anni per andare in pensione”. Una conferma quindi di come il contratto di espansione venga considerato una misura di riforma pensioni.

LE PROPOSTE CGIL-CISL-UIL PER GIOVANI E DONNE

Giovani e donne sono le categorie che stanno pagando maggiormente gli effetti della pandemia sul mercato del lavoro. Ma scontano già una situazione difficile in materia previdenziale. Anche per questo i sindacati, come ricorda valsesianotizie.it, tra le loro istanze di riforma pensioni propongono di prorogare l’Opzione Donna e chiedono “la valutazione contributiva del ‘lavoro di cura’ attraverso coefficienti di valore della pensione o con anticipazioni dell’uscita per pensionamento”. Per Cgil, Cisl e Uil, inoltre, “lavori discontinui, part-time a bassa remunerazione, lavori stagionali, che coinvolgono particolarmente i giovani e le donne, richiedono un intervento sugli aspetti previdenziali che attenuino gli effetti negativi che produrrebbero sulle pensioni. La richiesta di una pensione di garanzia, di una integrazione contributiva, rapportata sempre agli anni e ai contributi effettivamente versati, che valorizzi i versamenti dei contributi e non “a tutti e comunque”, che recuperi periodi di disoccupazione e formazione al fine di stimolare l’interesse dei soggetti coinvolti, diventa una necessità ovvia, da garantire anche attraverso la fiscalità generale”.

LA RICHIESTA DEL CONSIGLIO NAZIONALE GIOVANI

Maria Cristina Pisani, in un’intervista a diregiovani.it, ricorda che “la retribuzione media annua in Italia di un giovane under35 è 10mila euro, solo il 7% riesce a raggiungere quasi 20mila euro”. Anche per questo, evidenzia la Presidente del Consiglio nazionale giovani, “abbiamo chiesto al Governo di riaprire un tavolo di lavoro sulla pensione di garanzia per i giovani”. Concretamente si tratta di un modo per coprire con contributi figurativi “quei periodi in cui i giovani hanno scarsissime retribuzioni o non hanno alcuna occupazione. Un sostegno oggi per l’assegno pensionistico di domani”. In un articolo sull’Huffington Post, Mattia Feltri spiega che il Governo Draghi “potrà riuscire dove Monti non riuscì: nel sistemare questo sciagurato Paese”. Lasciando così anche il segno rispetto a un esecutivo ricordato più per le imposte o una riforma delle pensioni che ha fatto molto discutere e che ha portato anche a determinare la vicenda esodati che ancora non si è completamente risolta dopo quasi dieci anni.

ATTENZIONE A RICHIESTE RESTITUZIONI INPS

Il sito del Giornale riporta le dichiarazioni di Celeste Collovati, avvocato dello studio Dirittissimo, che ricorda come occorra prestare particolare attenzione alle richieste di restituzione di cifre indebitamente ricevute che l’Inps presenta ai pensionati. “L’Inps, può rettificare in ogni momento le pensioni per via di errori di qualsiasi natura, ma non può recuperare le somme già corrisposte, a meno che l’indebita prestazione sia dipesa dal dolo dell’interessato”, spiega Collovati rifacendosi a una sentenza della Cassazione. Dunque meglio fare verifiche prima di procedere alla restituzione di quanto richiesto. Intanto, come ricorda professionearchitetto.it, “il consiglio di amministrazione di Inarcassa, nelle riunioni del 28 e 31 maggio 2021, ha deliberato la proroga del pagamento dei contributi minimi 2021, che potrà essere effettuato entro il prossimo 31 dicembre senza alcuna sanzione”. Per il 2021, “l’importo dei contributi minimi sarà pari a 2.360 euro per il soggettivo e a 705 euro per l’integrativo”.

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI BOMBARDIERI

In un’intervista al Riformista, Pierpaolo Bombardieri ricorda che la riforma delle pensioni targata Fornero “ha sbagliato l’impostazione considerando i lavoratori tutti allo stesso modo”. Inoltre, dal suo punto di vista, “quando parliamo di pensioni mettiamo insieme previdenza e assistenza, ma così dimentichiamo che il 12% di previdenza è in linea con gli altri Paesi europei”. Per il Segretario generale della Uil, “la verità è che noi abbiamo bisogno di riforme durature nel tempo. Se le cambi ogni volta crediamo solo incertezza. Quota 100 è stata una risposta parziale. Nella nostra proposta di riforma pensioni, noi proponiamo la possibilità di uscire gradatamente a partire dai 62 anni, cominciando dai lavori più gravosi e usuranti. Ovviamente serve una valutazione tecnica per capire quali sono questi lavori”. Su questo sappiamo essere avviati i lavori di un’apposita commissione.

RIFORMA PENSIONI, LE TRE QUESTIONI APERTE OLTRE QUOTA 100

Bombardieri spiega poi che in tema di riforma pensioni “bisogna tenere conto di altre tre questioni”.La prima è che “il sistema della previdenza è ancora basato sul lavoro stabile. Ma per i giovani non è più così. Ecco perché potrebbe essere utile calcolare dei contributi figurativi per coprire i lavoratori intermittenti”. La seconda è che, “a tutela delle donne, bisogna considerare anche la attività di cura e di lavoro familiare”. La terza è che “bisognerebbe favorire la previdenza integrativa con l’aggiunta di fondi per costruire il monte pensioni. Per farlo bisogna pensare a agevolazioni fiscali per i fondi integrativi. Su questi invece c’è stato un aumento delle tasse e una disattenzione della politica”.

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