RIFORMA PENSIONI/ Un altro tema aperto per il confronto Governo-sindacati

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, le parole di Roberto Ghiselli a commento della Relazione annuale della Covip e sull’importanza della previdenza complementare

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LE PAROLE DI GHISELLI

Secondo Roberto Ghiselli, la Relazione annuale della Covip “conferma una gestione positiva dei Fondi pensione negoziali”. “Pur in un periodo caratterizzato dall’emergenza pandemica, i Fondi negoziali hanno fatto registrare una crescita di adesioni, una buona valorizzazione del risparmio previdenziale dei lavoratori, in un contesto caratterizzato da costi gestionali di gran lunga inferiori agli altri prodotti previdenziali”, evidenzia il Segretario confederale della Cgil, secondo cui “la relazione evidenzia però anche alcuni elementi critici che da tempo come sindacato abbiamo chiesto di affrontare, come la scarsa adesione dei settori poco sindacalizzati, nelle piccole imprese, dei giovani, delle donne, e la necessità di rafforzare l’educazione previdenziale delle persone”. Per questo, dal suo punto di vista è importante che il tavolo sulla riforma pensioni, “che ancora il ministro Orlando non si decide a convocare, affronti questi temi e consenta di offrire una tutela reale a milioni di lavoratrici e lavoratori”.

CESARE DAMIANO, IL PUNTO SULLE PENSIONI

Dopo la riforma di Quota 100 il destino delle pensioni in Italia è ancora del tutto “indecifrabile”: intervistato da PensioniPerTutti.it, l’ex Ministro del Lavoro Cesare Damiano ha provato a illustrare i possibili punti all’ordine del giorno della politica per il prossimo futuro previdenziale. L’attuale Presidente della Commissione Prevenzione e Previdenza e Relazioni sindacali di Inail spiega l’urgenza di ampliare la platea dell’Ape Sociale con più categorie di lavori gravosi inseriti nella riforma: «Per la costruzione di un sistema pensionistico più giusto, è doverosa un’importante riflessione rispetto alle categorie professionali oggi escluse dall’assicurazione obbligatoria pubblica come, ad esempio, le categorie dei tecnici della salute che operano con contratti di libera professione, i medici di famiglia, i medici liberi professionisti, i farmacisti e anche altre categorie ancora escluse dalla tutela Inail come le forze armate, di polizia e i vigili del fuoco». Occorre, per questi motivi, rivisitare l’istituto dell’APE sociale «estendendolo a tutti i lavoratori esposti a particolari condizioni di rischio, garantendone un’uscita flessibile dal mondo del lavoro», conclude l’ex Ministro Pd. (agg. di Niccolò Magnani)

ESODATI, LA RICHIESTA DI RIZZETTO AL GOVERNO

Da sempre attento alla vicenda degli esodati, Walter Rizzetto ha deciso di presentare un’interrogazione al ministro del Lavoro Andrea Orlando visto che i dati dell’Inps relativa alla nona salvaguardia “ci riferiscono di 1.264 domande non accolte, che al momento superano quelle accettate. Vogliamo vederci chiaro in tutte queste istanze respinte”. Il deputato di Fratelli d’Italia, come riporta lavocedelpatriota.it evidenzia che è già certo “che questa ennesima salvaguardia non risolverà il problema degli esodati per i criteri troppo restrittivi. Si dimostra come fosse giusta la mia insistenza finalizzata ad ottenere un provvedimento definitivo e di tutela per tutti gli aventi diritto che sono rimasti. Ma le indecisioni e gli ostacoli posti dall’allora governo Conte hanno portato all’approvazione di un’altra salvaguardia insufficiente”. Secondo Rizzetto è ora che il Governo “ponga fine a questa situazione che vede da anni delle persone rimaste senza lavoro e senza pensione a causa della sopraggiunta Riforma delle pensioni Fornero. Le risorse ci sono e avanzeranno anche da questa nona salvaguardia”.

IL GENDER GAP NEI FONDI PENSIONE

Sono sicuramente positivi i dati sulla previdenza complementare contenuti nell’ultima Relazione della Covip considerando che sono relativi al 2020, anno dello scoppio della pandemia. C’è da sperare che ora, con la fine del blocco dei licenziamenti e la fine della cassa integrazione con causale Covid, ci sia la stessa tenuta. Resta comunque il fatto, come viene ricordato in un articolo del Sole 24 Ore, che gli iscritti ai fondi pensione con meno di 35 anni risultano il 22,7% del totale, una percentuale piuttosto bassa considerando che sono proprio i giovani i soggetti più interessanti alla previdenza complementare. I dati evidenziano anche l’esistenza di un divario di genere, dato che le donne rappresentano solo il 38,3% degli iscritti ai fondi. Probabilmente, quindi, tra le misure di riforma pensioni che verranno introdotte quest’anno bisognerà studiarne alcune per consentire di ridurre tale gap, oltre che per incentivare l’iscrizione alla previdenza complementare dei giovani che dovranno fare i conti con un sistema contributivo puro.

RIFORMA PENSIONI, LA CULTURA PREVIDENZIALE

Stefano Poeta, intervistato recentemente da Claudio Brachino per la rubrica “Primo Piano” dell’Agenzia Italpress in merito a una riforma delle pensioni, ha evidenziato che “la necessità degli enti di previdenza è parlare di cultura previdenziale e diffonderla”. Per il Presidente dell’Epap, l’ente di previdenza e assistenza pluricategoriale, diffondere la cultura previdenziale “significa far capire all’iscritto, al collega, che dal primo giorno deve pensare a versare in ente di previdenza nel proprio montante, nel proprio salvadanaio”, questo perché il sistema contributivo pieno determinerà future pensioni di importo più basso rispetto a quelle attuali. “Il problema è reale: rischiamo di partorire tra 30 anni una schiera di cittadini italiani che graveranno sulla spesa sociale del Paese”, ha aggiunto Poeta.

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI POETA

“Il nostro ente di previdenza si caratterizza per avere dentro quattro categorie professionali, i dottori agronomi e dottori forestali, i chimici e fisici, gli attuari e i geologi. Abbiamo quattro categorie, quindi quattro culture, quattro problematiche diverse, quattro approcci alla professione diversi”, ha evidenziato Poeta, secondo cui “ai giovani non va dato un contributo o assistenza ma opportunità”. Dal suo punto di vista, occorre “spostare l’asse: garantire il bisogno del professionista. ma anche stargli vicino durante la fase lavorativa, ad inizio attività. Quella è la scommessa, quella la vittoria di un ente di previdenza e di un’istituzione che deve guardare ai giovani. Su quello ci giochiamo la credibilità”. “Quando abbiamo cambiato lo statuto nel 2019 abbiamo inserito lo scopo di poter formare e accompagnare il giovane professionista durante l’attività lavorativa”, ha aggiunto.

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