RIFORMA PENSIONI/ La Cgil in attesa della convocazione dei sindacati dal Governo

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, le parole pronunciate al Senato da Andrea Orlando non sono sfuggite a Roberto Ghiselli, Segretario confederale della Cgil

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RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI GHISELLI

Le parole pronunciate al Senato da Andrea Orlando (di cui vi abbiamo dato conto in un precedente aggiornamento) non sono sfuggite a Roberto Ghiselli, secondo cui “è importante che il Ministero del Lavoro, dopo le innumerevoli sollecitazioni delle organizzazioni sindacali, abbia finalmente deciso di aprire il tavolo sulla previdenza”. Il Segretario confederale della Cgil segnala quindi che il sindacato resta “in attesa della convocazione per conoscere quali saranno le risposte concrete che il Governo darà alle proposte contenute nella Piattaforma sindacale. Proposte che vanno nella direzione di una riforma che consenta una flessibilità in uscita dopo 62 anni o con 41 anni di contributi, interventi che riconoscano il lavoro di cura e delle donne, i lavori gravosi, aiutino i disoccupati con età avanzata e le categorie fragili, offrano una prospettiva previdenziale ai giovani e al lavoro povero, tutelino il potere d’acquisto delle pensioni”. Temi che “il sindacato, unitariamente, rilancerà con l’iniziativa nazionale del 4 maggio, a cui parteciperanno i tre segretari generali”.

RIFONDAZIONE COMUNISTA: ABOLIRE LA LEGGE FORNERO

In tema di riforma pensioni, il Partito della Rifondazione Comunista, in una nota riportata da vicenzapiu.com e firmata da Maurizio Acerbo (Segretario nazionale) e Antonello Patta (Responsabile lavoro), evidenzia che “Quota 100 è un provvedimento limitato perché non garantisce le donne, chi non ha continuità contributiva e chi ha cominciato a lavorare presto. Ma si prospetta il peggio: ripristino dell’età pensionistica, tranne per i lavori usuranti, a 67 anni, che per chi non ha 20 anni di contributi, o non ha raggiunto il montante contributivo previsto, diventano indefinitamente di più”. Per Acerbo e Patta, quindi, “la vera riforma da fare è l’abrogazione definitiva della legge Fornero. Bisogna assumere i giovani, non tenere in ostaggio chi lavora fino a 67 anni. Mentre si allunga l’età lavorativa, non si fa nulla per garantire alle future generazioni un assegno dignitoso che, attestandosi ormai su circa il 50% del salario, viste le retribuzioni odierne, produrrà un dramma sociale enorme”.

APPROVATO ODG MAMMÌ SU MEDICI E INFERMIERI IN PENSIONE

Stefania Mammì, come riporta assocarenews.it, fa sapere che è stato approvato il suo ordine del giorno “che impegna il Governo a valutare l’opportunità di assumere delle iniziative normative per tutelare le figure dei medici e degli infermieri in pensione che hanno offerto la propria disponibilità per il sostegno alla campagna vaccinale anti Sars-CoV-2. I compensi per l’attività di vaccinatori, se il Governo manterrà l’impegno assunto, non dovranno più risultare alternativi al percepimento della pensione per il periodo relativo alla durata degli incarichi”. Le deputata del Movimento 5 Stelle ricorda anche che “chi fa lavoro di trincea conosce la fatica e il sacrificio, soprattutto in piena emergenza sanitaria, per questo l’adesione di queste figure professionali è un bene prezioso che va tutelato nella sua interezza. Parliamo di medici ed infermieri che mediamente a 75 anni hanno scelto di tornare in campo per senso del dovere. Sono categorie fragili esposte ad un rischio alto di contrarre il virus”.

LE PAROLE DI ORLANDO

Andrea Orlando ha spiegato che la riflessione sulla riforma delle pensioni “è già stata sostanzialmente riattivata sul piano tecnico” con la ripartenza della commissioni tecniche sulla separazione tra assistenza e previdenza e sui lavori gravosi. Il ministro del Lavoro, come riporta Radiocor, durante il question time al Senato di ieri ha evidenziato che “con i risultati delle Commissioni si aprirà una fase di confronto con le parti sociali e con i Ministeri interessati e in sede collegiale di Governo, al fine di individuare percorsi adeguati per intervenire sul sistema pensionistico, anche al fine tra l’altro di valutare la permanenza di istituti previdenziali che consentono condizioni di flessibilità per categorie di soggetti svantaggiati e per individuare nuovi istituti di garanzia per i giovani”. A orientare le proposte di intervento saranno “equità generazionale, sostenibilità e adeguatezza” con attenzione anche “alla fase del ciclo economico che si va determinando”. Orlando non esclude “un più intenso utilizzo dei contratti di solidarietà e espansione che sono uno strumento che ha anche una ricaduta sul fronte previdenziale”.

RIFORMA PENSIONI, L’INTERESSE DI DRAGHI E FRANCO

Si è parlato non poco del riferimento a Quota 100 e alla riforma delle pensioni “scomparso” nel testo finale del Piano nazionale di ripresa e resilienza rispetto a una bozza circolata alla fine della scorsa settimana. Secondo Massimo Franchi, “le ricostruzioni di questi giorni sono fallaci: non è vero che quel passaggio era richiesto dalla Commissione europea semplicemente perché a Bruxelles sanno benissimo che Quota 100 scade e sono altrettanto contenti che dal 2022 torni l’austerità previdenziale della riforma Fornero. Se c’è qualcuno che aveva interesse a mettere nero su bianco nel Pnrr la fine di Quota 100 condita da qualche anticipo per ‘i lavori usuranti’ sono forse Draghi e il ministro Daniele Franco che così avrebbero messo le mani avanti nel confronto che da mesi chiedono al governo a gran voce Cgil, Cisl e Uil”.

IL SILENZIO DEL GOVERNO

Soprattutto perché, spiega l’economista in un articolo pubblicato dal Manifesto, i sindacati reclamano una riforma che dall’anno prossimo “introduca flessibilità in uscita a partire dai 62 anni di età e una pensione di garanzia contributiva decente per precari e giovani che hanno pagato e pagheranno disoccupazione, pandemia e buchi contributivi”. Franchi evidenzia tra l’altro che si parla di risparmi a proposito delle risorse stanziate per Quota 100 e non utilizzate quando in realtà sono “in buona parte già state utilizzate per altri capitoli di spesa o per ridurre il debito pubblico”. Ma quello che lo colpisce di più è “l’assordante silenzio” del Governo sul capitolo previdenziale: “Mario Draghi finora ha parlato di tutto tranne che di pensioni (dimostrando di essere in linea con la commissione Ue)”.

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