Riforma pensioni/ Guerra e la valorizzazione dei lavori di cura

- Lorenzo Torrisi

Un tema ricorrente quando si parla di riforma pensioni è quello della disparità di genere presente nel mercato del lavoro e, conseguentemente, nel sistema pensionistico italiano

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LE PAROLE DI GUERRA

Un tema ricorrente quando si parla di riforma pensioni è quello della disparità di genere presente nel mercato del lavoro e, conseguentemente, nel sistema pensionistico italiano. Tema al centro dell’attenzione del Comitato Opzione donna social, che da tempo chiede di valorizzare ai fini previdenziali i lavori di cura svolti dalle donne. Come riporta Askanews, Maria Cecilia Guerra, sottosegretaria al ministero dell’Economia e delle Finanze ed esponente di LeU, ricorda che “la partecipazione degli uomini ai lavori familiari quotidiani è cresciuta, secondo l’Istat, di un solo minuto e mezzo al giorno nell’ultimo decennio. Per raggiungere la parità di genere sotto questo profilo così ci vorrebbero sessant’anni! Anche per questo, occorre iniziare a liberare le donne dall’onere eccessivo del lavoro di cura non retribuito, e permettere loro un accesso in condizioni di maggiore parità al mercato del lavoro”. Secondo la sottosegretaria all’Economia, “per ottenere questo risultato – conclude Guerra – gli investimenti che saranno finanziati con il Next Generation EU devono riguardare anche le attività di cura”.

L’IMPORTANZA DEL PIANO CATALFO

Il Giornale ricorda quanto scritto dal Sole 24 Ore ieri, ovvero che il Governo sta studiando una misura di riforma pensioni per il 2022, quando cioè andranno a cessare gli effetti di Quota 100, improntata alla flessibilità con penalizzazioni in base agli anni di anticipo rispetto ai 67 fissati come requisito per la pensione di vecchiaia. Con una penalizzazione tra il 2,8% e il 3% per ogni anno di anticipo, il costo per le casse dello Stato sarebbe “inferiore alla metà di quanto previsto per ‘Quota 41 piena’, ossia l’estensione a tutte le categorie di lavoratori della possibilità di uscita anticipata attualmente concessa ai lavoratori precoci (coloro che hanno almeno 12 mesi di contributi prima del compimento dei 19 anni di età)”. Per superare eventuali obiezione europee, l’esecutivo, come da indiscrezioni sul cosiddetto “piano Catalfo”, starebbe lavorando alla cosiddetta staffetta generazionale, che verrebbe anch’essa inserita nel Recovery plan e potrebbe poi essere collegata alla misura di riforma pensioni che si sta studiando.

RIFORMA POST-QUOTA 100 CON PENALIZZAZIONE

Sul Sole 24 ore oggi proseguono le “anticipazioni” circa le ipotesi che saranno sul tavolo del Governo nell’imminente prossimo incontro con i sindacati di domani: la riforma pensioni di Quota 100 potrebbe anche rimanere post-2021 ma con tagli sugli assegni, nonostante restino tutti i requisiti principali. La riforma del mondo pensioni potrebbe arrivare con una sorta di legge-delega entro la prima metà del 2021 o comunque in tempi rapidi per poter evitare lo scalone che si creerà ad inizio 2022 con la fine della Quota 100: la penalizzazione del 2.8-3% avverrà mantenendo gli stessi requisiti della riforma Lega-M5s, ovvero un «meccanismo flessibile che consentirebbe di uscire dal lavoro a partire da 62 o 63 anni, sempre con almeno 38 anni di contributi versati. Come con la quota 100», riporta il Sole24. Non solo, ai sindacati sembra piacere l’ipotesi nonostante il punto di partenza presentato rimarrà la Quota 41. (agg. di Niccolò Magnani)

LE PAROLE DI DAMIANO

Cesare Damiano critica Matteo Salvini e le sue recenti dichiarazioni in tema di riforma pensioni. “Bisogna finirla di fare propaganda. Purtroppo, la legge Monti-Fornero non è stata cancellata, come vorrebbe farci credere la Lega e, se non si interviene, lo scalone di 5 anni (da 62 a 67 di età anagrafica) tornerà bello e pimpante dal primo gennaio 2022. Proprio per questo il Governo e le parti sociali, nel tavolo di confronto che si è avviato, devono introdurre nell’attuale sistema pensionistico una misura di flessibilità strutturale che impedisca un ritorno allo scalone”, spiega l’ex ministro del Lavoro, che ricorda che “Quota 100 si cancella da sola, al 31 dicembre del prossimo anno, perché si tratta di una norma transitoria triennale”. Per Damiano, in ogni caso, un eventuale “richiesta dell’Europa circa un intervento di ulteriore taglio al sistema pensionistico, andrebbe respinta”, perché “abbiamo già dato ed è giunto il momento di migliorare il sistema previdenziale, non di peggiorarlo. È quello che i lavoratori si aspettano”.

GHISELLI CONTRO SALVINI

Nel corso dei suoi comizi in diverse città e regioni d’Italia, Matteo Salvini ha parlato di riforma pensioni, specificando che la Lega si opporrà ai tentativi che ci saranno di ripristinare la Legge Fornero. A questo proposito Roberto Ghiselli sulla sua pagina Facebook ha scritto: “Salvini anche oggi ha ripetuto che se si ritorna alla Legge Fornero farà le barricate. Il punto è che la legge Fornero c’è ancora e il Governo di cui lui era il Vice presidente non l’ha nemmeno scalfita. Si continua quindi ad andare in pensione con 67 anni di età o con oltre 42 anni e 10 mesi di contributi, più una finestra di 3 mesi (un anno in meno per le donne)”. Secondo il Segretario confederale della Cgil, “il problema rimane quindi aperto e la riforma previdenziale è proprio quello che stiamo chiedendo all’attuale Governo”. Vedremo come l’esecutivo gestirà queste richieste, tenendo conto che l’incontro con i sindacati previsto per domani è saltato e il confronto riprenderà quindi la settimana prossima.

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI MELONI

Durante il tour elettorale in Toscana, Giorgia Meloni è stata anche a Viareggio dove, come riporta noitv.it, ha detto: “Vogliamo convincere i tanti cittadini toscani che anche in buona fede hanno continuato a votare la sinistra, convinti che fossero dalla parte dei deboli, e invece si sono ritrovati con una sinistra schierata con i grandi poteri e noi dall’altra parte che facevamo battaglie per raddoppiare le pensioni di invalidità”. La leader di Fratelli d’Italia torna quindi su un punto di attrito con l’esecutivo, visto che il recente aumento degli assegni di invalidità, varato con il Decreto agosto, è a suo modo di vedere da attribuire alla battaglia portata avanti dal suo partito e non a una misura voluta realmente dal Governo, che ha invece dovuto fare i conti con la sentenza della Corte Costituzionale in materia.

IL DIVIETO DI CUMULO

Rispondendo a un quesito posto da un lettore di orizzontescuola.it, intanto, Patrizia Del Pidio ricorda che “con l’esclusione della quota 100 e della quota 41 che pongono il divieto di cumulo tra redditi da pensione e redditi da lavoro (fino al raggiungimento dei requisiti di accesso alla pensione secondo quanto previsto dalla legge Fornero), per chi ha avuto accesso alla quiescenza con altre misure previdenziali è consentito tornare a lavorare dopo la decorrenza del trattamento. In alcuni casi, e si parla delle pensioni contributive, è vietato cumulare oltre un certo limite”. Indicazioni di cui tener conto nel momento in cui si valuta di accedere alla pensione e si sa che si potrebbero avere occasioni di lavoro successive.

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