RIFORMA PENSIONI/ Ape social, la richiesta della Fillea-Cgil ai parlamentari

- Lorenzo Torrisi, Achille Paliotta

Riforma pensioni, la Fillea-Cgil ha deciso di inviare a tutti i parlamentari una lettera-appello per chiedere una modifica alla manovra

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LaPresse

LA FILLEA-CGIL SCRIVE AI PARLAMENTARI

La Fillea-Cgil ha deciso di inviare a tutti i parlamentari una lettera-appello per chiedere di portare da 36 a 30 gli anni necessari per accedere, con 63 anni di età, all’Ape social per gli operai edili. Il Segretario generale Alessandro Genovesi, nella missiva spiega che “i lavoratori dell’edilizia sono risultati, i più esposti ad usura, a malattie professionali, ad incidenti sul lavoro (compresi, purtroppo, gli incidenti gravi e mortali)”. Inoltre, “il lavoro edile è strutturalmente discontinuo (il lavoro inizia e termina con lo specifico cantiere), sottoposto agli eventi stagionali, diverse volte anche – purtroppo – con periodi di lavoro non totalmente regolari e che quindi i 36 anni di contributi come requisito siano praticamente un ‘muro insormontabile’”. “Per tutte queste ragioni chiediamo a tutte e tutti i parlamentari di intervenire in fase di approvazione della Legge di Bilancio per l’anno 2020, per portare da 36 anni a 30 il requisito per accedere all’Ape social per i lavoratori dell’edilizia”.

DRAGHI ANNUNCIA TAVOLO PER RIFORMA PENSIONI

All’interno del Consiglio dei Ministri numero 47, riunitosi stamane per approvare il decreto attuativo sull’Assegno unico universale dei figli, il Premier Mario Draghi ha annunciato ai ministri presenti il nuovo tavolo sulla riforma pensioni in arrivo delle prossime settimane.

Dopo il fruttuoso vertice di ieri a Palazzo Chigi con i leader dei tre sindacati nazionali, il Capo del Governo assieme al Ministro del Lavoro Andrea Orlando hanno aggiornato i vari responsabili dei dicasteri sull’evoluzione del “post-Quota 100” destinata ad andare ben oltre le misure adottate nell’attuale Manovra di Bilancio 2022. «Il Governo aprirà un tavolo di confronto con i sindacati sulle pensioni, per introdurre più flessibilità in uscita dal 2023», fanno sapere fonti di governo all’ANSA in merito all’aggiornamento dato da Draghi in CdM. In una intervista tv poco prima, Orlando aveva poi confermato che il confronto sulla riforma si dovrà chiudere entro e non oltre i «primi mesi del prossimo anno». (agg. di Niccolò Magnani)

ORLANDO: DISCUSSIONE DEVE AVERE TERMINE TEMPORALE RISTRETTO

Intervenendo alla trasmissione Unomattina in onda su Rai Uno, il ministro del Lavoro Andrea Orlando, come riporta Teleborsa, ha detto che la discussione sulla riforma delle pensioni “deve avere un termine temporale abbastanza ristretto, i primi mesi del prossimo anno”. Sembra quindi plausibile che i risultati del confronto tra Governo e sindacati che verrà avviato a dicembre possano confluire nel Documento di economia e finanza che andrà redatto ad aprile. Intanto, come riporta l’Ansa, il Presidente della Camera Roberto Fico ha evidenziato che “poiché le decisioni di oggi, come ad esempio quelle sulle pensioni, incideranno profondamente sul presente e soprattutto sul futuro dei giovani, dobbiamo sempre tenere presente l’attuale principio fondamentale di solidarietà e di equità intergenerazionale. Non possiamo scaricare gli oneri e le scelte, e le mancate scelte attuali sulle nuove generazioni. Di cui invece dobbiamo ascoltare la voce con attenzione dando risposte che siano assolutamente adeguate”.

LE PAROLE DI SBARRA

Nel suo intervento all’Assemblea nazionale dei sindacati dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil di ieri, Luigi Sbarra ha detto che “il Governo deve capire che questo è il momento della svolta. Occorre costruire insieme nuove reti di protezione sociale universali, capaci di includere milioni di persone imprigionate nelle marginalità economiche, sociali, geografiche. I pensionati meritano più rispetto e considerazione da parte delle istituzioni e della politica. Sono persone che hanno pagato un prezzo amaro a causa della pandemia. C’è da dare respiro a una grande Alleanza intergenerazionale, agevolare il turnover e l’entrata nel mondo del lavoro delle nuove leve, garantendo da un lato un incremento di produttività e dall’altro una terza età serena e generativa. Questo è il Patto sociale che dobbiamo costruire nelle prossime settimane con il Governo”. Il Segretario generale della Cisl ha anche spiegato che “i tavoli di confronto che abbiamo conquistato ieri con il Governo su pensioni e fisco sono un primo risultato della nostra mobilitazione”.

RIFORMA PENSIONI, L’ANALISI DI ROSINA

Quando si affronta il tema della riforma delle pensioni, secondo Alessandro Rosina, “nessuno parla di equità generazionale. Non possiamo scaricare tutto sui pochi giovani che ci saranno. La politica oggi deve tenere conto anche dei diritti di chi verrà dopo. Ammetto che non sia semplice con un elettorato prevalentemente anziano che è soprattutto interessato ai diritti di oggi. I giovani non contano quasi nulla e sono caricati di mille tensioni sul presente, le pensioni per loro passano in secondo piano”. Intervistato da firstonline.info, il demografo ricorda anche che “nel 2035 avremo più over 65 rispetto addirittura agli under 35. Non so se è ben chiaro l’impatto di quello che succederà”. “Siamo stati il primo Paese al mondo ad avere più over 65 rispetto agli under 15. Già adesso gli over 65 superano gli under 25”.

I CAMBIAMENTI IMPOSTI DALLA DEMOGRAFIA

Secondo Rosina, “l’Age Management consente ai lavoratori con competenze ed esperienze professionali importanti di partecipare anche in età matura ai processi decisionali e produttivi del Paese. Le persone vivranno sempre di più, in buona salute fino ad età avanzate, con buoni titoli di studio. Bisogna ribaltare la questione: si devono favorire opportunità più che porre vincoli, ovvero migliorare le condizioni che consentono alle persone di essere attive a lungo, prima ancora di imporre per legge di rimanere al lavoro”. I giovani, invece, “non sono nemmeno rappresentati nei loro interessi, sono molto meno tutelati di lavoratori dipendenti e pensionati. Il rischio concreto è che non si vogliano affrontare davvero i grandi cambiamenti che la demografia ci impone in tutti i campi”.

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