Riforma pensioni/ Tridico e la flessibilità pagata dai lavoratori

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, Pasquale Tridico evidenzia il vantaggio dell’Ape contributiva da lui proposta, soprattutto per le casse dello Stato

Tridico, Inps
Pasquale Tridico, Presidente Inps (LaPresse, 2021)

LE PAROLE DI TRIDICO

Secondo Pasquale Tridico, la sua proposta di riforma pensioni ribattezzata Ape contributiva, “avrebbe il vantaggio di non gravare sulla fiscalità generale: sarebbe pagata dagli stessi lavoratori. E si coniuga bene con il modello che abbiamo scelto, quello contributivo”. Il Presidente dell’Inps, parlando a TPI, propone anche il riscatto gratuito della laurea per i giovani insieme alla cosiddetta pensione di garanzia: “Sarebbe un incentivo a studiare” e “costerebbe circa 4 miliardi di euro l’anno limitandolo a chi si è laureato dal 1996 in poi, cioè da quando è entrato in vigore il regime contributivo”. Tridico ricorda anche che “il tasso di occupazione italiano è troppo basso e quindi è basso anche il montante contributivo. Questo è il nostro principale problema di politica economica”, che riguarda in particolare “due categorie che sono ai margini del mercato del lavoro: i giovani e le donne, soprattutto al Sud”. Per questo dal suo punto di vista occorrono “incentivi per gli investimenti privati combinati con investimenti pubblici. E poi politiche per l’emersione del lavoro nero”.

LA SCARSA CONOSCENZA SULLA FUTURA PENSIONE

Nonostante l’alto interesse per i temi di riforma delle pensioni, da una ricerca condotta da Moneyfarm in associazione con Progetica emerge, come riporta we-wealth.com, una scarsa cognizione “di causa dell’ammontare, presente e futuro, che l’italiano medio percepisce quando va in pensione. La maggior parte degli intervistati stima che la propria pensione pubblica andrà da un minimo di 800 euro a un massimo di 3.000 euro, e solo il 12% stima che ammonterà a 1.200 euro, importo che, a oggi, coincide con la pensione media nel nostro Paese, ma che, con tutta probabilità, in futuro potrebbe essere solo un miraggio. Questione in parte anche dei parametri su cui la pensione viene calcolato, ma che quasi nessuno in Italia conosce. Soltanto il 4% conosce tutti i fattori che impattano sull’importo dell’assegno pensionistico ossia: anzianità contributiva (il numero di anni lavorati), stipendio, aumento della speranza di vita, andamento del Pil e tipo di lavoro”. Per molti italiani sarà quindi importante accrescere la conoscenza di questi aspetti della previdenza non certi irrilevanti.

GLI ASPETTI NEGATIVI NELLA MANOVRA

In un articolo pubblicato su valledaostaglocal.it, Romano dell’Aquila illustra le misure di riforma pensioni introdotte nella Legge di bilancio, evidenziando che oltre ad alcune note positive (come la proroga dell’Ape social e l’introduzione di Quota 102 al posto di Quota 100) “vi sono anche aspetti marcatamente negativi, che si spera vengano affrontati in sede di riforma complessiva: ne citiamo tre. 1) Non c’è traccia di una pensione “di garanzia” per le giovani generazioni in difficoltà occupazionali. 2) Non v’è alcun accenno alla introduzione di un salario minimo per i lavoratori dipendenti. 3) All’Inps, cioè alla finanza collettiva, viene scaricato il carrozzone dell’Inpgi, l’ente previdenziale dei giornalisti notoriamente deficitario, In pratica i debiti dell’Inpgi vengono scaricati sulla collettività, sui cittadini. Certo, era già successo con l’Inpdap (l’ente di previdenza dei lavoratori pubblici) e con l’Inpdai (l’ente di previdenza dei dirigenti), ma questo non può consolarci…anzi”.

LE RICHIESTE DELL’ORSA

In una lettera aperta inviata al Governo e ai gruppi parlamentari di Camera e Senato, il cui testo è stato riportato da inuovivespri.it, il Sindacato Orsa “giudica penalizzante la mediazione del Governo orientata a mantenere provvisoriamente Quota 102 per avviare il successivo rientro alle rigidità della Legge Fornero”. Per la Confederazione “è sbagliato, ripetitivo e anacronistico l’ennesimo tentativo di riequilibrare il sistema previdenziale solo con il contenimento della spesa che si traduce nel prolungamento dell’attività lavorativa per soggetti in terza età che, giocoforza, per questioni fisiologiche, non saranno nelle condizioni di tenere i ritmi di produttività richiesti per il rilancio del Paese post-pandemia”. Dunque in tema di riforma pensioni andrebbe ripresa l’ipotesi già avanzata dal Presidente dell’Inps Trdico di “lavorare meno a parità di salario”. In questo modo “si attiverebbe l’incremento dell’occupazione con giovani lavoratori immessi nel ciclo produttivo che, al contempo, versando nuovi contributi nelle casse della Previdenza, parteciperebbero significativamente al riequilibrio del sistema nel medio lungo termine”.

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI ORLANDO

Rispondendo al Question time alla Camera, Andrea Orlando ieri ha detto che “avvieremo a breve un confronto con le parti sociali che ci consentirà di riflettere su modifiche strutturali e sul complessivo ordinamento pensionistico nella direzione dell’equità e della flessibilità sostenibile e naturalmente della questione del destino di chi andrà in pensione tra molti anni”. Come riporta Teleborsa, secondo il ministro del Lavoro ci sono “tutte le condizioni perché una volta affrontato il tema del passaggio di quest’anno, definito all’interno della Legge di Bilancio e quindi come si gestisce la coda di Quota 100, ci sia una discussione sulla definizione di come si passa ad un regime che abbia oggettivamente maggiori strumenti di equità nel rispetto della sostenibilità”. Una sostenibilità che per Orlando deve intendersi “non solo dal punto di vista finanziario ma anche sociale”.

LE PROPOSTE DI FRATELLI D’ITALIA

Il ministro ha anche confermato che il Governo sta lavorando per rivedere in senso più favorevole i criteri di accesso a Opzione donna introdotti con la proroga nella manovra. Durante il Questione time, come riporta lavocedelpatriota.it, ha preso la parola anche Walter Rizzetto che ha dichiarato: “Quota 102 e quota 104 non sono per FdI le soluzioni perché riguardano solo una platea marginale dei lavoratori. Le nostre proposte alla legge di Stabilità sono strutturali: quota 41 per gli operai metalmeccanici ad esempio ma non solo, una flessibilità che tagli l’assegno pensionistico mensile del 3,4,5% al massimo e non del 30% come vuole il governo, un provvedimento di garanzia per chi non riesce a pagare regolarmente i contributi previdenziali”.

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